La prevenzione delle cadute nell'anziano

Con letà, specialmente oltre i 75 anni, aumenta il rischio di cadute, e con questo aumentano anche i rischi di fratture del femore che comportano unassistenza sanitaria costante.

Le cadute sono più frequenti in coloro che ne hanno già fatto esperienza in quanto la paura di cadere, portando ad una situazione psicologica sfavorevole alladempimento delle consuete attività quotidiane, ne facilita lavverarsi.

E perciò molto importante evitare le cadute per far sì che lanziano sia efficiente ed autonomo.

I fattori che influenzano la predisposizione alle cadute sono molteplici.
I dolori articolari, la fragilità ossea, la ridotta forza muscolare, la minor prontezza di riflessi, condizioni patologiche (deficit visivi , morbo di Parkinson, Alzheimer, epilessia, problemi cardiovascolari), luso di  particolari farmaci ( ad esempio quelli  per favorire il sonno, o contro ansia e depressione, farmaci antiallergici, antiipertensivi, farmaci per lepilessia), fattori ambientali ( superfici scivolose, scarsa illuminazione, calzature inadeguate, assenza di appigli, tappeti, fili volanti).

Il medico quindi valuterà la presenza o meno di queste condizioni favorenti e interverrà consigliando la rimozione di tutti quei fattori che possono agire negativamente nella normale conduzione di vita del paziente: interverrà sui dosaggi dei farmaci, consiglierà lapposizione degli stessi a caratteri ben chiari sulle confezioni o su un foglio a parte, in modo da evitare confusione, consiglierà unattività fisica adeguata tale da mantenere efficiente la forza muscolare e lequilibrio.

Lattività fisica migliora anche lumore  e le condizioni generali di salute.

Per quanto riguarda lambiente domestico si dovranno eliminare tappeti e pavimenti a cera, scaffali troppo alti che possono indurre allutilizzo di scale, posizionare corrimano presso ostacoli e gradini, eliminare prolunghe, installare luci di emergenza che possano intervenire in caso di assenza improvvisa di energia elettrica, mettere punti luce da lasciare accesi durante la notte, eventualmente con sensore crepuscolare, tappeti antiscivolo nella doccia e nella vasca, un cicalino di emergenza nel bagno. 

Utile anche il telesoccorso per coloro che vivono da soli.
Altri accorgimenti consistono nellevitare di chiudersi a chiave nelle stanze, nel porre attenzione ai pavimenti bagnati, alle strade sconnesse, nel calzare calzature comode, chiuse e con suola di gomma.

ATTENZIONE: Prima di intraprendere qualsiasi terapia rivolgersi sempre al medico.

 

 Share/Bookmark  
   

FF_allegati

Congestione

Che cos'é:

Con il termine congestione si intende solitamente un evento legato a blocco della digestione causato da brusca esposizione del corpo a temperature più basse di quelle ambientali.

Le cause:

In effetti, sebbene una digestione laboriosa possa essere un fatto normale, se si esagera col cibo, proprio il maggior richiamo di sangue allo stomaco può essere la causa principale della congestione. Digerire cibi pesanti impone, infatti, uno sforzo maggiore per lo stomaco che necessita di molto ossigeno (e quindi di sangue) per svolgere la sua funzione.

Quando una circostanza esterna cambia il normale equilibrio dell'organismo (come un brusco cambio di temperatura per esempio per un tuffo nell'acqua gelida oppure uno sforzo fisico intenso) altro sangue, oltre a quello normalmente destinato allo stomaco, viene sottratto da organi poco "importanti" come la pelle o i muscoli.


Alla fine questo squilibrio nell'irrorazione delle diverse parti dell'organismo porta a una carenza di sangue al cervello e al "blocco" dei processi digestivi. Potranno comparire allora sintomi come pallore, nausea, vomito, vertigini e, nei casi più gravi anche perdita di coscienza.

Che cosa fare:

Innanzitutto è importante agire tempestivamente in particolar modo se chi è stato colpito da congestione ha perso conoscenza. Nell'attesa che arrivi il medico sarà meglio mettere sdraiato l'individuo, se possibile con le gambe leggermente sollevate rispetto alla testa in modo da favorire in modo naturale il ritorno del sangue al cervello. Inoltre ricordare di non far mai bere alcolici al soggetto in questione poiché l'alcol produrrebbe un ulteriore sforzo per lo stomaco.

Come prevenire ed eventualmente curare:

Per evitare quindi una congestione è bene osservare almeno alcune semplici regole. Mai fare il bagno subito dopo mangiato, specie se si è ecceduto nell'alimentarsi; sarà meglio attendere almeno due o tre ore dopo l'ingestione del cibo. Infatti il tempo di attesa dipende anche dal tipo di pasto: cibi più digeribili (pane, verdura cotta ecc.) impiegano l'apparato digerente per un tempo inferiore rispetto ad alimenti ricchi di lipidi come intingoli e formaggi grassi.
In estate o in tutte le occasioni in cui si viene a contatto con l'acqua fredda, seguendo queste regole si possono evitare molti problemi.

Allo stesso modo conviene non lanciarsi in uno sforzo fisico troppo intenso dopo il pasto. La congestione, sotto l'aspetto terapeutico, può essere curata solo dal medico con farmaci che rimettano a posto la situazione generale dell'organismo (attivi sulle parti più colpite come cuore e apparato digerente).
Solo in seguito, in caso di difficoltà della normale attività intestinale, possono essere utili i fermenti lattici per riequilibrare la flora batterica.

 ATTENZIONE:  Prima di intraprendere qualsiasi terapia rivolgersi sempre al medico.

Colpo di calore

Che cos'é:

Potenzialmente può essere una situazione anche molto grave dovuta alla difficoltà o alla incapacità di disperdere il calore in eccesso da parte dell'organismo, il che porta ad un rialzo della temperatura corporea.

Le cause ed i sintomi:

Quando si rimane a lungo in un ambiente in cui la temperatura è molto alta, come per esempio una spiaggia assolata o una stanza molto calda, la temperatura del corpo inizia ad alzarsi, soprattutto se vestiti in modo eccessivo o se si fanno sforzi intensi; il tutto può poi essere ulteriormente aggravato dalla presenza di elevato grado di umidità e dallo scarso ricambio di aria.

All'aumentare della temperatura corporea possono comparire crampi localizzati soprattutto agli arti inferiori, nausea , vomito, mal di testa, aumento della frequenza cardiaca, febbre e se non si pone rimedio per tempo a questa situazione il problema può divenire molto grave o anche mortale. Si può arrivare infati ad uno stato di incoscienza e al coma o a crisi convulsive.

Il pericolo risulta particolarmente elevato per le persone anziane e per i bambini o in chi ha avuto perdite di liquidi molto intense (per esempio perchè reduce da una diarrea).

Che cosa fare:

La prima cosa da farsi sarà naturalmente intervenire ai rpimi sintomi e dare rapidamente refrigerio alla pelle dell'infortunato, il che potrà essere ottenuto applicando sulla cute lenzuola o panni bagnati; ma sarà importante non indugiare, in caso di perdita di coscienza, a raggiungere il più vicino posto di pronto soccorso.

Come prevenire e curare:

Innanzitutto non bisogna chiedere troppo al proprio corpo; come già detto, uno sforzo troppo intenso, oppure un errore nella scelta degli indumenti potranno essere molto pericolosi per l'organismo. Importante sarà poi bere molto per rimpiazzare i liquidi perduti con l'eccessiva traspirazione.

Prevenire vuol dire anche avere a portata di mano, magari quando si gioca a calcio con gli amici, o in condizioni ambientali particolari, un integratore idrico-salino (facilmente reperibile in farmacia) che compensi le perdite di acqua e di sali minerali.

ATTENZIONE:  Prima di intraprendere qualsiasi terapia rivolgersi sempre al medico.

 

 

 Share/Bookmark  
   

Miele di Manuka e ferite croniche infette

La gestione delle lesioni croniche rappresenta un tema importante dal punto di vista medico ed economico. Tra le ferite croniche degli arti inferiori che non tendono a guarire spontaneamente, al primo posto per incidenza troviamo le ferite di origine venosa (70%), seguite da quelle arteriose (10%) e da quelle miste arteriose e venose (10%) e da un altro gruppo vasto (10%) in cui si collocano le ferite conseguenti a malattie metaboliche, come l’ulcera del piede diabetico. Il problema è spesso aggravato dalla diffusione di specie microbiche resistenti agli antibiotici che infettano le ferite rendendone difficile la gestione e compromettendone la guarigione. Nelle lesioni cutanee il processo di riparazione tissutale è quell’evento che l’organismo pone in atto ogni volta che una lesione ne altera l’integrità e avviene per mezzo di processi di organizzazione e formazione dei tessuti di granulazione e cicatrizzazione. In generale, con il termine ferita cutanea, si intende una soluzione di continuo della cute. Le ferite possono essere distinte in acute e croniche. Per le ferite acute il processo di guarigione si realizza attraverso una cascata di eventi biologici che in ultimo portano alla formazione della cicatrice. Uno dei principali fattori che possono ostacolare la guarigione delle ferite è l’infezione. Essa causa un prolungamento del danno determinando il protarsi del processo infiammatorio, inoltre il rilascio di endotossine e proteasi demolisce la sostanza fondamentale creando un microambiente sfavorevole all’angiogenesi e conducendo a ulteriore necrosi. I microrganismi che più frequentemente infettano le ferite sono Streptococchi, Staphylococcus aureus, Escherichia coli, Pseudomonas aeruginosa e MRSA.

La gestione globale e coordinata della lesione cutanea cronica prende il nome di “wound bed preparation” e si articola in diversi processi che preparano il letto della ferita ad affrontare gli eventi necessari per la guarigione, tra questi: controllo dell’igiene; rimozione del tessuto necrotico (debridement); gestione dell’essudato e l’utilizzo di medicazioni avanzate che mantengano il fondo della ferita costantemente umido come idrocolloidi, alginati, idrogel, ecc

Il controllo dell’infezione avviene mediante: trattamento topico con antisettici e utilizzo di antibiotici per via sistemica, orale o topica.  La medicazione si effettua con un materiale che viene posto a diretto contatto con una lesione e deve essere in grado di creare l’ambiente fisiologico ideale per il processo di guarigione della ferita. Le medicazioni maggiormente utilizzate sono:

-        Alginati: medicazioni derivate da sostanze presenti in natura e costituite da fibre morbide a base di Sali dell’acido alginico (derivato dalle alghe marine) o a base di collagene di origine bovina o di acido ialuronico.

-        Gel/Idrogel: medicazioni occlusive costituite da gel polimerici come polimeri dell’amido,acrilamide,ossido di polietilene. Possono contenere fino al 90% d’acqua e hanno la capacità di assorbire l’essudato e idratare il tessuto favorendo una rapida autolisi, con attivazione contemporanea dei fenomeni di granulazione.

-        Idrocolloidi: medicazioni polimeriche che possiedono elevate capacità assorbenti e detergenti: possono essere considerate medicazioni occlusive o sub occlusive. Vista la loro elevata capacità assorbente, sono indicati nelle ulcere con elevata formazione di essudato, quali le ulcere da decubito gravi.

-        Medicazioni all’argento: costituite al loro interno da argento, caratterizzato da proprietà antibatteriche.Sono indicate per la gestione delle ferite infette.

Una sostanza di origine naturale che recentemente si è rivelata di notevole interesse per le sue proprietà antisettiche e cicatrizzanti è il miele di Manuka (Leptospermum scoparium), oggetto i diversi studi clinici. Grazie alla sua ampia distribuzione e alla grande quantità di nettare prodotto dai numerosi fiori, rappresenta la principale pianta dove le api mellifere preferiscono prelevare il nettare, che poi elaborano, combinano con sostanze specifiche, immagazzinano e lasciano maturare nei favi dell’alveare. Il miele prodotto prende il nome di miele di Manuka, ha un colore ambrato e proprietà tixotropiche, cioè in grado di diminuire la propria viscosità se sottoposto ad agitazione. Le ricerche condotte dal Prof. Peter Molan e dai ricercatori del dipartimenti di Biologia dell’Università di Waikato, in Nuova Zelanda, hanno dimostrato che il miele di Manuka presenta specifiche proprietà non apprezzabili in nessun"altra qualità di miele. Infatti, oltre alle proprietà antibatteriche comuni ad altri tipi di miele e che sono dovute quasi esclusivamente al perossido d’idrogeno, il miele di Manuka possiede ulteriori componenti antibatterici che agiscono in sinergia contro molti ceppi di microrganismi, tra cui alcuni antibiotico resistenti ( MRSA,VRE), che generalmente infettano le ferite cutanee. Questa peculiare attività è stata denominata Unique Manuka Factor (UMF) ed è indicata con un valore che indica la percentuale di fenolo in soluzione che abbia lo stesso potere battericida, pertanto un miele di Manuka con UMF 10 ha una azione battericida equivalente a una soluzione al 10% di fenolo. 

Gli studi presenti in letteratura dimostrano l’efficacia del miele di Manuka nel trattamento topico di ferite cutanee di varia eziologia al fine di promuoverne la cicatrizzazione e combatterne la contaminazione batterica. Nonostante questo, l’applicazione di miele su una ferita aperta, in quanto prodotto non sterile, è sconsigliata soprattutto per il rischio che il prodotto possa essere contaminato da diverse spore. Poiché la sterilizzazione mediante calore ha effetti negativi sull’azione antibatterica del miele, in una indagine effettuata da Molan e Allen nel 1996 è stato valutato l’effetto di sterilizzazione mediante raggi gamma (25 kGy). Lo studio dimostra che la sterilizzazione del miele mediante raggi gamma non influisce negativamente sull’attività antibatterica del miele e, allo stesso tempo, ne garantisce la sterilità e la sicurezza quando è applicato su una ferita aperta. Inoltre, per ottimizzare l’applicazione topica del miele di Manuka sulle ferite, numerose aziende di prodotti sanitari, soprattutto in Australia e in Nuova Zelanda, ma ultimamente anche in Europa, hanno brevettato alcune medicazioni compresi gel standardizzati al miele di Manuka, garze e speciali bende già impregnate con il miele.

Diversi studi clinici hanno dimostrato l’efficacia del miele di Manuka come trattamento topico in caso di ferite e ulcere cutanee infette da MRSA, Pseudomonas aeruginosa e numerosi altri batteri. In particolare, nell’ultimo decennio, il miele di Manuka è stato testato con successo nel trattamento di ferite croniche e infette in seguito a interventi chirurgici, ulcere venose delle gambe e ulcere del piede diabetico. E’ importante sottolineare che nella maggior parte degli studi, le ferite erano già state sottoposte a lunghi trattamenti antibiotici senza ottenere miglioramenti, mentre il successivo trattamento con il miele di Manuka ha dimostrato risultati notevolmente migliori per rapidità ed efficacia. E’ stata documentata sia la proprietà antibatterica del miele, sia il suo efficace contributo nella guarigione della ferita. Il miele di Manuka è stato utilizzato anche nel reparto di Clinica Chirurgica dell’Ospedale San Giovanni di Dio a Cagliari.

Altri studi in vitro si sono concentrati sulle sue capacità di stimolare il rilascio di mediatori dell’infiammazione e recentemente è stata isolata la specifica frazione del miele di Manuka in grado di stimolare la produzione di citochine (TNF,IL1,IL6) da parte dei monociti.

Gli studi in vivo riguardano la sua azione antinfiammatoria nei disturbi intestinali indotti da farmaci ma in letteratura è stata ampiamente dimostrata l’attività cicatrizzante. Il miele è in grado di creare un ambiente idoneo alla rigenerazione cutanea, abbassare il pH della ferita, rimuovere i radicali liberi, permettere il drenaggio dell’essudato grazie alla sua viscosità e osmolarità e di favorire il debridement autolitico, stimolando le proteasi che digeriscono i coaguli di fibrina e le cellule morte, terreno fertile per i batteri. Il rifornimento di glucosio ai tessuti della ferita è importante sia alle cellule in accrescimento sia per consentire la massima attività dei fagociti, che hanno il compito di ripulire la ferita, ed è essenziale per l’esplosione respiratoria dei macrofagi, reazione che genera perossido d’idrogeno.

Il tenore di zuccheri presenti nel miele aiuta a diminuire il cattivo odore delle ferite infette poiché il glucosio viene utilizzato dai batteri al posto degli amminoacidi, portando alla formazione di composti meno maleodoranti. Tra i vantaggi del miele c’è il fatto che non irrita la pelle e fornisce uno strato fluido tra la ferita e il bendaggio, il che favorisce la rimozione delle bende per essere sostituite.

 Dr. Angelo Carli

 

FB 2

instagram

 

linkedin

privacy informativa

Privacy Policy

Privacy Policy