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Medicina psicosomatica: storia e dottrine

   
 

Durante tutta la sua storia, la medicina, constata Henry Ey (è stato uno psichiatra e psicoanalista francese, conosciuto per aver cercato un rapporto tra psichiatria e psicoanalisi), ha oscillato tra una tendenza dinamica e sintetica, di studio dell’uomo nella sua totalità (scuola di Cos, Ippocrate), e una tendenza analitica, specificista e meccanicista ( scuola di Cnido). Già durante l’antichità classica si teneva conto dei fattori psicologici; in certe località, come ad esempio Epidauro, ci si dedicava al ristabilimento della salute mediante una sorta di patrocinio dinamico della personalità dei malati (i pellegrini dormivano sul posto, i loro sogni “d’incubazione” venivano analizzati); allo stesso modo, gli scritti ippocratici istituiscono un nesso tra temperamento e malattia. Una generazione più tardi, Platone (428-347 a.C.) scriveva: “E’ errore assai diffuso tra gli esseri umani quello di voler intraprendere separatamente la cura del corpo e la cura dello spirito”.

L’idea, quindi, della psicosomatica ha origini ben lontane e dal suo germogliare ha continuato a manifestarsi per secoli, fino ad assumere effettiva consistenza.

Durante il Medioevo, un chirurgo, Henri de Mondeville [(1260-1320); è considerato il primo chirurgo francese a scrivere un trattato di chirurgia, chirurgo personale del re Filippo il Bello], richiamò l’attenzione sulla necessità di procurare gioia e piacere al paziente perché, sosteneva, “anche il più ignorante sa che la gioia e la tristezza sono accidenti dell’anima e che la gioia fa ingrassare il corpo mentre la tristezza lo fa dimagrire”. Insisteva sull’importanza della cerchia intima dei malati nel caso di interventi chirurgici: “Il malato deve intrattenersi in gioia e soddisfazione con gli amici, e con essi giocare a dadi e agli aliossi avendo come posta vino o cibarie. Non deve irritarsi né abbandonarsi al tedio…”

W. M. Falconer  nel 1788 diede alle stampe una “Dissertazione sull’influenza della Passione sopra i disordini del corpo”.

Pinel [(1745-1826), fu il primo medico che si propose metodicamente di curare i pazienti psichiatrici gravi, e non solo di "custodirli" negli ospizi] scriveva che “si è visto l’erisipela insorgere a seguito di grandi dolori”.

Morgagni [(1682-1771) fondatore della anatomia patologica nella sua forma contemporanea]  parlava della diarrea causata dalla “fifa” e descriveva una “damigella in età di diciassette anni sofferente di cefalgie e sincopi, nella quale la distrazione, di norma, allontana il riapparire della sincope, laddove tale stato è richiamato dalla contrarietà, da un pasto composto di qualche oncia di alimenti, perché la malata di solito mangia pochissimo e assai irregolarmente, essendo oltre tutto affetta da picacismo” ( = termine derivato dalla parola latina “pica”, “gazza”, uccello che gode della reputazione di inghiottire qualsiasi cosa, usato per disegnare i capricci alimentari, soprattutto in donne incinte).

Secondo Cabanis [(1757-1808) medico, fisiologo e filosofo francese] “il quadro generale della natura umana si compone di due parti principali: la sua storia fisica e la sua storia morale. Dalla unione metodica e dall’indicazione dei numerosi punti di corrispondenza per i quali esse si toccano e confondono, risulta quella che ben può definirsi scienza dell’uomo o antropologia secondo l’espressione cara ai tedeschi”..

Si potrebbero anche citare Broussais [ ( 1772-1838) era un fisiologo, e pensava che lo stomaco fosse "la sede delle emozioni", in collegamento con le patologie del cervello] e Laennec [(1761-1826) medico e fisico francese che si interessò ad uno studio per il miglioramento dell'auscultazione. Nel 1816 inventò lo stetoscopio. A lui si deve anche la definizione del volume del cuore, uguale al volume del pugno del soggetto.] nonché Trousseau (1801-1867) che ha insistito sull’origine nervosa dell’ipertiroidismo e di certe forme di diarrea., nonché del ruolo delle “emozioni morali” sull’indigestione e la dispepsia. Lo stesso Trousseau soffriva di crisi d’asma e, osservando se stesso, ebbe modo di analizzare e distinguere gli effetti diversi di un accesso di collera e della polvere di avena: “Ma, con altrettanta certezza, quella polvere non sarebbe bastata, si per sé, a provocarmi un accesso così violento….Era dunque occorso che tale causa mi avesse colto in condizioni particolari. Sotto l’influenza di una emozione morale il mio sistema nervoso risultava scosso”.

Le stesse idee sono reperibili, nella letteratura germanofona, in Schonlein (1793-1864), in Ziemssen (1829-1902), in Wunderlich (1815-1877), in Traube (1818-1876), in Strumpell (1853-1925); e nella letteratura anglosassone in Willis (1621-1675) e in de Sydenham (1624-1689).

Nella Nosographie di Pinel apparsa nel 1798, si trovano indicate tra le nevrosi, sotto la rubrica “nevrosi della digestione”, voci come “spasmi dell’esofago, cardialgia, pirosi, vomiti, dispepsia, bulimia, picacismo, colica, ileite”; e sotto la rubrica “nevrosi della circolazione” le “palpitazioni” e la “sincope”. Nel caso specifico, le nevrosi designano le “turbe nervose” connesse ai diversi organi.

La storia della psicosomatica moderna ha dunque inizio con l’osservazione di certe malattie manifestantesi in momenti di crisi psicologia o sociale, e da tali fattori profondamente influenzate.

Dr. Angelo Carli

 
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