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Villocentesi: che cos’è e quando va svolta?

     
   
     
 
Gli esami di screening prenatale non invasivi, come il Bitest o il test del DNA fetale, e gli esami di diagnosi prenatale invasivi, come l’amniocentesi o la villocentesi possono aiutare le future mamma a tenere sotto controllo la salute del nascituro. Consultando il proprio medico, sarà possibile scegliere il percorso più idoneo tra i tanti possibili.

Parliamo di villocentesi. Si tratta di un esame invasivo che consiste nel prelievo, tramite un ago inserito nell’addome della donna incinta, di frammenti di villi coriali, ovvero tessuti presenti nella placenta 1. In alcuni casi il test viene eseguito per via transcervicale, ovvero si inserisce un catetere vaginale per raggiungere la cavità uterina. Il prelievo viene sempre eseguito seguendo le immagini dell’ecografico 1. I villi coriali prelevati vengono quindi analizzati in laboratorio, per scoprire eventuali anomalie cromosomiche nel feto, come la Sindrome di Down, oppure eventuali malattie genetiche, come per esempio la fibrosi cistica 1.

Nelle ore successive all’esecuzione del test, le donne possono manifestare piccoli dolori addominali, perdite di sangue oppure febbre. In questi casi è molto importante contattare il proprio ginecologo. Solitamente, i risultati sono pronti entro 20 giorni e hanno un’affidabilità molto elevata nella rilevazione di anomalie cromosomiche, come la trisomia 21 (Sindrome di Down), la trisomia 18 (Sindrome di Edwards) e le aneuploidie dei cromosomi sessuali 4.

La villocentesi, come l’amniocentesi, viene consigliata in modo particolare nei seguenti casi:
• donne incinte con un’età superiore ai 35 anni;
• presenza di anomalie cromosomiche;
• eventuali malattie genetiche;
• difetti congeniti del metabolismo nella storia della propria famiglia;
• eventuali malformazioni del feto rilevate durante l’ecografia 1.

La villocentesi, può essere effettuata tra la decima e la dodicesima settimana di gravidanza 2. Il prelievo coriale viene svolto in sede ambulatoriale, spesso senza anestesia, ma dopo accurato esame ecografico per stabilire:
• il numero di feti in utero e la vitalità;
• l’epoca gestazionale (attraverso la biometria fetale);
• la più idonea sede di accesso al tessuto coriale 3.

L’esame ecografico evidenzia anche eventuali anomalie di impianto o anomalie uterine e, di conseguenza, verrà valutato se effettuare o meno l’intervento 3.
I villi coriali sono una fonte più ricca di DNA rispetto agli amniociti, per cui la villocentesi è da preferirsi rispetto all’amniocentesi nella ricerca di malattie genetiche e di difetti congeniti del metabolismo. Un altro vantaggio della villocentesi è che può essere effettuata in un’epoca gestazionale più precoce rispetto all’amniocentesi e con tempi di attesa ridotti per la diagnosi. Per la diagnosi di infezioni fetali, invece, è preferibile sottoporsi all’amniocentesi in quanto offre migliori possibilità di riconoscimento di piccole porzioni di materiale genetico dell’agente infettante 3.

L’aborto può essere una complicanza dell’esame: il rischio è dell’1%, ma decresce con l’avanzare dell’epoca gestazionale e aumenta con l’avanzare dell’età materna. Sul rischio di aborto incide molto anche la bravura e l’esperienza dell’operatore sanitario: più è bravo, più diminuiscono le probabilità di abortire 3.

Le donne incinte possono scegliere, sotto consiglio del ginecologo, di effettuare un esame di screening prenatale non invasivo e che non presenta alcun rischio di aborto. Si tratta di esami sicuri sia per la mamma che per il bambino. Sono test “probabilistici”, in quanto svelano la probabilità che un’anomalia cromosomica sia presente nel feto. Il test del DNA fetale, per esempio, è un esame di screening precoce, che si può svolgere già dalla decima settimana di gravidanza, e ha un tasso di affidabilità del 99,9% nella rilevazione delle principali anomalie cromosomiche.
Ѐ importante rivolgersi al proprio ginecologo di fiducia, che potrà consigliare il percorso di diagnosi o di screening prenatale più adatto, tenendo conto della salute della futura mamma e del feto.
 
Per saperne di più sul test prenatale Aurora: www.testprenataleaurora.it
 
A cura di Ufficio Stampa  Sorgente Genetica
 
Fonti:
1. Fondazione Umberto Veronesi – www.fondazioneveronesi.it
2. Lo sviluppo prenatale dell'uomo: Embriologia ad orientamento clinico - T. V. N. Persaud, Mark G. Torchia, Keith L. Moore.
3. Medicina dell’età prenatale: Prevenzione, diagnosi e terapia dei difetti congeniti e delle principali patologie gravidiche – pag. 59-60 – Antonio L. Borrelli, Domenico Arduini, Antonio Cardone, Valerio Ventruto.
4. Sorgente Genetica – www.testprenataleaurora.it
 






 

 
 

 

 

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