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Fabbisogni vitaminici nell'infanzia

Il fabbisogno vitaminico nell'età infantile è rilevante; una dieta povera di burro e grassi, quale quella che si tende ad imporre ormai anche ai bambini, non assicura un necessario apporto di vitamine A e D, mentre l'uso ormai diffuso di cibi conservati riduce parecchio l'assunzione di altre vitamine quali la C e quelle del gruppo B.

Inoltre bisogna tenere presente che l'integrazione con vitamine è sempre raccomandata in quest'età in quanto l'alimentazione non apporta mai i quantitativi sufficienti.

Il latte materno copre i fabbisogni di vitamina C, di vitamina A e di acido folico, mentre è carente di vitamina D, E, niacina, riboflavina, tiamina e piridossina.

Il latte vaccino assicura un giusto apporto solo per quanto concerne piridossina, acido folico, riboflavina e vitamina B12.

Anche quando nell'alimentazione vengono introdotti derivati di cereali,verdura, frutta e carne non si ha mai un apporto vitaminico completo. Quest'ultimo si ottiene solo intervenendo in modo equilibrato.

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Fabbisogni vitaminici nella senescenza

Nell'anziano dai 60 anni in poi il fabbisogno calorico diminuisce rispetto a quello del giovane o dell'adulto, mentre quello vitaminico non varia molto, specialmente per quanto riguarda le vitamine A, C, B12, E e K, la biotina, l'acido pantotenico, la riboflavina e l'acido folico.

Per questo motivo ed anche a causa del diminuito appetito,della masticazione compromessa, della imperfetta digestione, e, a volte, degli scarsi mezzi finanziari, l'anziano in buona salute, pur senza segni clinici evidenti, presenta una carenza vitaminica non indifferente.

Questa deve essere risolta modificando la dieta ed apportando le vitamine necessarie

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Fabbisogni vitaminici in particolari condizioni

In particolari condizioni l'apporto vitaminico deve variare; per esempio in gravidanza e durante l'allattamento si devono introdurre maggiori quantità di vitamina C, di vitamina A e di acido folico.

Anche lo sportivo deve introdurre maggiori quantità di vitamine, in quanto sono indispensabili per la regolazione delle reazioni metaboliche ed energetiche.

Se l'attività fisica è particolarmente intensa e prolungata si deve intervenire con una opportuna integrazione di vitamina C, di vitamina E e di b-carotene in modo da annullare i danni determinati dai radicali liberi

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Contenuto vitaminico negli alimenti trattati

Il contenuto vitaminico degli alimenti crudi non è mai costante e dipende da molti fattori, quali i metodi di coltivazione e di raccolta e la durata dello stoccaggio.

La conservazione della frutta e della verdura può durare giorni o anche mesi prima del consumo e i dosaggi vitaminici diminuiscono. Per esempio la vitamina C va incontro ad una marcata degradazione enzimatica : nel corso di due, tre mesi le mele conservate riducono del 75% il contenuto in vitamina C.

Nella verdura la diminuzione è ancora più rapida e sono sufficienti pochi giorni a temperatura ambiente per la scomparsa totale di questa vitamina. La vitamina A diminuisce del 35% ed il b-carotene del 20%.

Se la conservazione avviene a 0°C, invece, le perdite sono minori.
Il lavaggio , l'esposizione all'aria , alla luce ed al calore diminuiscono il contenuto vitaminico in quanto la maggior parte delle vitamine sono instabili a questi fattori.

Le perdite vitaminiche dovute alla cottura si aggirano intorno al 75% , ma possono arrivare anche al 100%, specie per la vitamina C, la tiamina e la riboflavina. La cottura a vapore comporta una minor perdita vitaminica e quindi è da preferire all'ebollizione.
Il contenuto in vitamine liposolubili (A, E, D e K) viene diminuito dalla frittura.

Anche i trattamenti industriali riducono i contenuti vitaminici degli alimenti, ma alcuni accorgimenti mirati a utilizzare minori temperature o minori tempi di esposizione al calore riescono a contenere queste perdite.

Le tecniche di disidratazione più evolute non influiscono sensibilmente sui contenuti in vitamine e ciò vale anche per la surgelazione. L'importante è conservare gli alimenti surgelati a temperature di -18°C o inferiori.

Anche gli additivi chimici utilizzati per conservare gli alimenti influenzano i contenuti vitaminici.

   
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