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Metodo Kousmine

     
 

E’ una metodologia articolata, che rileva il cambiamento di alcuni elementi che, per abitudine o per cultura, sono diventati dei nostri modus vivendi. E’, in due parole, uno stile di vita!

Non si può definire medicina alternativa, perché si tratta di uno stile di vita consono alla fisiologia ed alla biochimica del sistema uomo.

Il metodo è stato ideato da Catherine Kousmine, medico Svizzero di origine Russa e si basa una su cinque pilastri:

-   I PILASTRO una sana alimentazione (riduzione dei grassi animali, degli zuccheri, aumentando l’introduzione di cereali crudi e cotti e verdure crude e cotte)

-   II PILASTRO una complementarietà dell’alimentazione basata sugli integratori (integrazione che viene fatta nella parte iniziale della terapia con ac. grassi insaturi, vitamine ed oligoelementi)

-   III PILASTRO igiene intestinale (enteroclismi e mantenendo l’eubiosi con l’alimentazione)

-   IV PILASTRO regolazione dell’equilibrio acido-basico (condizionato dalla dieta ed aumentando l’acqua bevuta)

-   V PILASTRO quando serve, la cura con vaccini o con immunomodulatori in casi di particolari affezioni

Attualmente si aggiunga anche il sostegno motivazionale e la medicina ambientale (è quella branca della medicina che si occupa degli effetti tossici sull’uomo derivati dalle modificazioni antropogeniche dell’ambiente).

Il metodo è attualissimo perché si avvale di continui nuovi aggiornamenti scientifici circa le scoperte che il mondo scientifico quotidianamente fa.

Gli alimenti modulano i geni, è quindi importante avere consapevolezza di come e cosa si mangia. La qualità della vita dipende dal nostro stile di vita. Come si è già visto in un precedente articolo, “I cardini della prevenzione”, si è sottolineato il fatto che alimentarsi in maniera consapevole non solo ha un ruolo preventivo, ma anche curativo. Spesso mi capita di motivare i pazienti perché seguano le indicazioni date, il più delle volte gli stessi non si rendono conto che la vita può essere paragonata ad una nave, una cosa è vivere la vita in prima classe ed un’altra cosa è viverla nella stiva. Se si riuscisse ad interiorizzare questo concetto, si riuscirebbe a cogliere fino in fondo che cosa significa volersi bene e prendersi cura di sé, oltre che cambiare drasticamente la visione della propria esistenza.

La malattia o lo stato di malessere è dovuto a fattori esogeni (esterni) ed a fattori endogeni (interni). La somma di entrambe le situazioni creano i deragliamenti dalla salute. I fattori esterni, ad esempio inquinamento ambientale, microrganismi, fattori relazionali, non sempre possiamo cambiarli, ma possiamo scegliere di viverli in maniera differente e questo ci permetterà di affrontare i fattori esterni in maniera diversa.

Il metodo Kousmine è un sistema a 360° che modifica il punto di vista dell’uomo nei confronti della vita.

Si inizia prendendo consapevolezza di voler intervenire sul proprio sistema-uomo non solo perché malato, ma soprattutto per mantenerlo in salute.

La nuova modalità di alimentazione va iniziata con gradualità o con un digiuno, a seconda della situazione in cui si trova il paziente e quindi seguendo il parere del medico. Il digiuno è una metodica espressamente medica, perché va a modificare equilibri importanti e poi bisogna sempre valutare se è idonea o meno la persona a cui lo si propone e questo può essere fatto solo dopo aver posto una diagnosi e aver fatto eseguire esami specifici. Se si opta per la gradualità, sarà necessario oltre all’introduzione di nuovi schemi alimentari, anche la bonifica intestinale, attraverso l’utilizzo della flora batterica assunta per via orale. I nuovi schemi alimentari e la distribuzione degli alimenti oltre all’inserimento di nuovi cibi saranno graduali per evitare eccesso di gas intestinali, addome gonfio e disturbi di diversa natura.

La dr.ssa Kousmine consigliava di iniziare il metodo con un digiuno di sei giorni, accompagnato da enteroclismi quotidiani. Il digiuno è considerato come un momento di riposo per l’apparato digerente e per il sistema emozionale, una sorta di purificazione fisica e spirituale. Attraverso il digiuno si eliminano le tossine e possono riemergere dolori o sintomi di vecchi disturbi. Durante il digiuno, che nella prima versione era ad acqua, attualmente è a base di succhi, si ha la trasformazione dell’organismo che beneficia del digiuno stesso. Nel corso del digiuno bisogna bere molto, si può andare a lavorare o fare attività fisica, che sarà adeguata al periodo, quindi camminate o una ginnastica moderata. I farmaci, a discrezione del medico, potranno essere sospesi. Potrebbero essere inseriti antiossidanti o alcalinizzanti per alcalinizzare l’organismo, che in fase di digiuno, aumenta la produzione di sostanze tendenzialmente acide. Normalmente, per motivi fisiologici, lo stimolo della fame cessa dal secondo – terzo giorno. Il digiuno bisogna che sia sempre supportato, scelto, non va mai vissuto come imposizione, perché rischia di essere dannoso, giacché vissuto male, poiché il rapporto col cibo per l’uomo ha molti significati, non ultimo quello di soddisfare esigenze profonde.

Si è parlato di enteroclismi. Sono dei clisteri di circa 2 litri, che hanno come scopo quello della pulizia intestinale.

Terminata la settimana di digiuno, si ri-integra l’alimentazione in maniera graduale, seguendo uno schema ben preciso, proprio per evitare di stressare da subito l’organismo. La ri-integrazione durerà circa 3-4 settimane dopo di che si monitorizzerà il paziente nel suo percorso.

Il metodo Kousmine, nel corso del tempo è andato evolvendo ed attualmente oltre ai pilastri ci si avvale di esami di laboratorio, per individuare effettivamente dove risiede la carenza o il punto di debolezza del sistema e di esami specifici che possono individuare il carico tossinico o di stress ossidativo.

E’ uno stile di vita affascinante, che porta ad una consapevolezza profonda sia chi si avvicina, sia chi lo pratica. E’ un cammino che dà la possibilità di scegliere sino in fondo come muoversi nella vita, avendo acquisito strumenti di conoscenza e consapevolezza che permetteranno di dare un nuovo input alla propria esistenza.

Metodo a me molto caro, perché, oltre ad appartenere alla categoria dei medici Kousmine, mi permette di avere  strumenti validi per dare altrettanto valide risposte alle problematiche del paziente (facendo, come si è detto, cultura sul fronte alimentare, ma anche un grosso lavoro terapeutico nei casi di patologie gravi quali Sclerosi multipla, malattie autoimmuni, cefalee persistenti...). Permette inoltre al paziente stesso di diventare autore fino in fondo del proprio stato di salute, avendo consapevolezza di che cosa possa alimentarsi e da che cosa sia bene stare ben lontano!

Dr.ssa Monica Viotto

 
     
 

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Il complesso di Adone

     
 

L’importanza che l’aspetto fisico riveste nella vita di una persona muta in relazione a tutta una serie di elementi, quali l’età, lo stato di salute, le relazioni con gli altri e i loro corpi. Ma varia anche in rapporto all’epoca storica, alla cultura di appartenenza, alla  moda del momento e alle condizioni di vita. Se nel passato il valore attribuito al corpo risiedeva essenzialmente nella sua funzione strumentale, dal momento che le attività lavorative erano principalmente di tipo fisico, e quindi era considerato alla stregua di una “macchina” da tenere costantemente in efficienza per l’espletamento delle sue mansioni, oggi il corpo ha assunto un significato completamente diverso, legato all’espressività soggettiva e alle emozioni narcisistiche individuali.

La società attuale attribuisce un valore capitale all’immagine e all’esteriorità; i messaggi provenienti dai mass media inneggiano costantemente alla perfezione dei corpi e per tante persone diventa un imperativo cercare a tutti i costi di uniformarsi ai canoni di bellezza dettati dagli schermi e dalle riviste. Fino a non molto tempo fa, il desiderio di identificarsi con un modello fisicamente ideale era considerato soprattutto una prerogativa del sesso femminile e tutti noi conosciamo i risvolti drammatici che l’inseguimento spasmodico della magrezza, proclamata all’unanimità come equivalente della forma perfetta, ha generato nella popolazione sempre più numerosa di anoressiche e di bulimiche.

Per diversi decenni il focus dell’attenzione concernente i disturbi dell’immagine corporea si è concentrato sulle donne. Poco ci si è invece occupati di come gli uomini si rapportano ad un loro ideale maschile di corporeità e delle eventuali distorsioni che ne possono derivare nel loro immaginario, probabilmente anche perché certi discorsi e atteggiamenti relativi a diete, forma fisica, interventi di chirurgia estetica e via dicendo sono sempre stati considerati appannaggio esclusivo del sesso femminile e scarsamente compatibili con la presupposta austerità dei maschi.

Ma in realtà è ormai chiaro che anche per gli uomini l’aspetto fisico può rappresentare una nota dolente: tre professori americani di psichiatria, Harrison Pope, Katharine Phillips e Roberto Olivardia nel 2000 hanno plasmato il “complesso di Adone”. Il termine non esprime un concetto medico, ma una varietà di preoccupazioni relative all’immagine corporea che, soprattutto nell’ultimo decennio, sono diventate un vero e proprio tormento per gli esponenti di tutte le età del sesso maschile. L’espressione è stata tratta dalla mitologia greca, nella quale Adone, mezzo uomo e mezzo dio, era considerato il non plus ultra della bellezza maschile: il suo corpo era talmente stupendo che Adone conquistò l’amore di  Afrodite, regina di tutte le dee. In sostanza, la diffusione del cosiddetto “complesso di Adone” mette in evidenza come gli uomini di oggi siano fortemente orientati, al pari di quanto lo sono state per decenni le donne, a crearsi una serie di ansie distruttive di tipo ossessivo riguardanti il proprio corpo. Le preoccupazioni che gli uomini nutrono rispetto alla forma fisica possono spaziare lungo un continuum che va da insoddisfazioni generiche di entità tutto sommato trascurabile e comunque ben gestibili, come ad esempio l’inquietudine generata dalla pancetta o dalla perdita dei capelli, a vere e proprie ossessioni che possono alterare in maniera severa la qualità della vita e dei rapporti sociali.

 

 

 Dr. Angelo Carli

 
 

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Il fumo della sigaretta e le altre dipendenze

     
 

Secondo il DSM IV (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, è cioè un sistema nosografico per i disturbi mentali o psicopatologici utilizzato più frequentemente da medici, psichiatri e psicologi di tutto il mondo, sia nella pratica clinica che nell'ambito della ricerca) la dipendenza da sostanza è un disturbo psichico con mancato controllo verso la sostanza.

Si riconoscono dipendenze da sostanza (es. sostanze stupefacenti, fumo, alcol, farmaci, alimentare…) e senza sostanza (gioco d’azzardo, internet, cellulare, sesso, video giochi, shopping …).

L’intervento clinico minimo più diffuso al mondo è noto con la sigla delle “5 A”:
ASK (chiedere se fuma )
ADVICE (raccomandare di smettere)
ASSESS (identificare i fumatori motivati a smettere)
ASSIST (aiutare a smettere)
ARRANGE (pianificare il follow up)

Le cause della dipendenza in senso generale, sono da ricercarsi in una alterazione dei meccanismi cerebrali che controllano la gratificazione e gli stati motivazionali. Il piacere inteso come il complesso delle sensazioni conseguenti all’appagamento dei bisogni, è stato ed è tuttora un elemento indispensabile per la vita e l’evoluzione dell’uomo e dei vertebrati in genere. Durante la propria esistenza tutti gli esseri viventi perseguono due finalità biologiche essenziali: la propria sopravvivenza e la conservazione della specie. Il raggiungimento di queste finalità è basato sul soddisfacimento di alcuni istinti come la fame e la sete, il sesso e la cura della prole ed è garantito dall’esistenza di un meccanismo cerebrale di gratificazione. Le cause della tossicodipendenza sono da ricercarsi in una alterazione dei meccanismi cerebrali che controllano la gratificazione e gli stati motivazionali.

La dipendenza ha basi neurochimiche, fumare induce una serie di modifiche (umore, attenzione, emotività) e un comportamento compulsivo. Condizioni psicologiche: è sicuramente uno degli stimoli primari ed arcaici per l’uomo e ha la funzione di attrazione e ricompensa.
La gratificazione da nicotina è un meccanismo di adattamento funzionale che serve a strutturare meccanismi di compensazione o risarcimento psicologico, legati a situazioni ed eventi diversi.
In alcuni casi la gratificazione può diventare un sostituto delle abilità comunicative, la scorciatoia per rassicurarsi, placare l’ansia, gestire le difficoltà quotidiane, la risposta surrogata ai veri bisogni dell'individuo, tra cui la ricerca di un senso alla propria esistenza.

Il fumo, dipendenza da sostanza, uccide due volte in più dell’alcol. Vi è un rischio elevato di diventare tabacco-dipendente, se si inizia a fumare durante l’adolescenza.

Il fumo di solito inizia come atto simbolico di ribellione o maturità.
Il fumo è una malattia da dipendenza cronico recidivante.
Fumare una sigaretta, in particolar modo la prima del mattino, fa stare bene principalmente perché contrasta i sintomi dell’astinenza.
Il percorso del fumatore: fumatori non si nasce. Spesso si inizia da ragazzi, quasi sempre per rispondere ad un bisogno di sicurezza, per sentirsi adulti e capaci di gestire situazioni di difficoltà relazionale.

•Nell’80% dei casi circa, si diventa fumatori prima dei 18 anni.
•Nell’adolescente il fumo è un comportamento volto a sviluppare un senso di identità e finalizzato ad accettarsi ed accettare le mutazioni psico-corporee.

E’ un fenomeno complesso, costituito da molteplici aspetti e rappresentato sia come dipendenza biochimica da nicotina, sia come dipendenza innescata e mantenuta a livello psico-comportamentale.
Il tabagismo sotto un profilo biologico è una malattia cronica recidivante che altera i meccanismi dei neurotrasmettitori implicati nella percezione del piacere e nella modulazione dell’umore. Ha un effetto ansiolitico ed antidepressivo. La nicotina è una sostanza che dà dipendenza.

Psicologicamente, il tabacco è supportato da gestualità ed abitudine, e concorre alla costruzione dell’identità della persona e percezione di sé. Svolge una funzione di meccanismo di difesa intrapsichica ed una funzione auto-aggregante delle varie parti del sé. Sul piano sociale, è determinato da modelli proposti dai media.
La medicina allopatica propone terapie farmacologiche e supporti psicocomportamentali, ma difficilmente va a ricercare la radice del problema.

Il più delle volte i soggetti che “scivolano” nella dipendenza sono persone che oltre ad avere strutture fisiologiche predisposte hanno vissuti che li “spingono” a cercare sistemi di “spegnimento” dei circuiti cerebrali, per non pensare o per essere, per un breve momento, chi desidererebbero essere, ma che non riescono ad esprimere e a vivere!!
Penso quindi, secondo la mia esperienza, ormai di anni, che se il soggetto debitamente stimolato, possa “tirare fuori” le proprie potenzialità e uscire dal circolo vizioso della dipendenza.

Dr.ssa Monica Viotto

 
     
 

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Calcoli urinari? Un aiuto dall'Erba "Spaccapietra"

Dai banali cristalli di ossalato di calcio o di struvite, alla “sabbietta” (renella) fino ai veri e propri calcoli renali: esiste una pianta molto interessante in tutte queste circostanze, il cui nome non lascia spazio alcuno all’immaginazione. Si tratta della spaccapietra (Phyllanthus niruri L. o fillanto), un fitoterapico conosciuto e apprezzato da millenni da molte tradizioni erboristiche della Terra e che oggi può contare pure sulle dimostrazioni di efficacia fornite da alcune ricerche scientifiche, anche italiane.

Phyllanthus niruri è un prodotto di erboristeria utile non solo in prevenzione, ma persino nel trattamento dei calcoli e della renella. La spaccapietra è infatti in grado di velocizzare l’eliminazione di cristalli e piccoli calcoli ai reni attraverso le urine, riducendo nel contempo anche i fenomeni infiammatori dell’apparato urinario. Di particolare interesse si rivela il fatto che l’assunzione di Phyllanthus niruri dopo il “bombardamento” renale (la procedura di frantumazione dei calcoli mediante onde d’urto, più correttamente definita litotripsia) consente un’eliminazione significativamente migliore dei frammenti prodotti dalla disgregazione.

Phyllanthus niruri è un integratore fitoterapico che non ha controindicazioni note.

Dott. Carlo Giulianelli

Medico Veterinario 

Torino 

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Attenzione alle processionarie...!!!

 

ATTENZIONE!! Sono già in giro le processionarie!! Controllate che i vostri cani non le annusino o peggio che non le mordano!

L’Endoscopia Vertebrale – Una nuova metodica Mini-Invasiva per il trattamento delle Ernie e di molte altre patologie della Colonna

     
 

Cos’è?

Per “Endoscopia Vertebrale” (o Spinale o della Colonna) si intende l’utilizzo di un sistema di telecamera e strumenti miniaturizzati, introdotti con un piccolo accesso (incisione) di pochi millimetri ed utilizzati per eseguire manovre chirurgiche sulla colonna vertebrale.

La metodica originariamente è nata negli anni ’90,  con l’affermarsi della consapevolezza che il futuro della chirurgia ortopedica risieda nella riduzione dell’invasività, ovvero minori complicanze e applicabilità anche in età avanzata delle tecniche (con una popolazione che invecchia sempre di più). Una delle prime “rivoluzioni” di approccio mini-invasivo è stata l’artroscopia di ginocchio, un sistema di telecamere utilizzato nel ginocchio per rimuovere solo la parte lesionata del menisco, al posto di un intervento molto distruttivo utilizzato in precedenza (la meniscectomia totale in artrotomia). Questa “rivoluzione” è diventata popolarissima anche per i primi resoconti giornalistici di guarigione di famosi calciatori, nei quali la lesione del menisco rappresentava per lo più la fine della carriera prima dell’avvento dell’artroscopia. 

Perché è importante?

L’Endoscopia della Colonna presenta delle analogie con le metodiche artroscopiche, ma va ad affrontare un problema più cogente ancora in medicina, dal momento che:

- la patologia della colonna ha una diffusione estrema, basti pensare che riguarda quasi il 40% delle persone considerato l’arco intero della vita

- la terapia chirurgica disponibile fino ad oggi è gravata da complicanze importanti, soprattutto da un severo tasso di recidiva (“failed back surgery”, il male torna per la compressione delle cicatrici sui tessuti nervosi) ed è molto impegnativa fisicamente 

Qual è la novità?

L’introduzione dell’Endoscopia Vertebrale è stata nei primi anni frenata da limiti tecnologici che condizionavano le possibili indicazioni: inizialmente infatti non era possibile accedere alle strutture della colonna se non passando attraverso il disco intervertebrale, limitando così le indicazioni ad alcuni tipi di ernia (sottolegamentose, contenute). Dopo il 2010 (2013 in Italia) è stato possibile allargare queste indicazioni per le seguenti ragioni:

- la tecnologia ha prodotto sistemi maggiormente miniaturizzati

- l’investimento in ricerca si è tradotto, grazie a questi sistemi, nello sviluppo di nuove vie d’accesso, quale quella transforaminale, attraverso il forame da cui fuoriescono le radici (in seguito anche da altre vie ancora, come quella interlaminare utilizzata anche per le peridurali)

- la metodica del controllo videofluoroscopico (con una radiografia intraoperatoria) contemporaneo al posizionamento degli strumenti ha completato una delle più sofisticate metodiche comparse negli ultimi anni 

Cosa posso trattare?

Sono stati sviluppati anche innovativi strumenti chirurgici miniaturizzati che hanno consentito di affrontare le più disparate situazioni:

- pinze ed altri strumenti per la rimozione di frammenti di ernia e tessuti molli (legamenti ipertrofici ecc)

- frese per allargare il forame o il canale midollare, rimuovendo osso; in tale modo è anche possibile rimuovere osteofiti

- sonda a radiofrequenze per coagulare vasi, interrompere il sanguinamento e riparare brecce del disco

Dunque ogni tipo di ernia discale ma anche stenosi foraminale e canale stretto possono essere affrontate con la metodica, ovvero frequenti cause di lombalgia e cervicalgia con coinvolgimento del tessuto nervoso (radici spinali). 

Quali sono i risultati?

Circa 50.000 interventi sono stati fatti ad oggi nel mondo (soprattutto in Stati Uniti e Germania) ed i primi report compaiono in letteratura scientifica, indicando un ottimo tasso di successo, ma soprattutto confermando la bassa invasività della metodica. La tecnica è stata introdotta in Piemonte e Lombardia dal 2013 dal dott. Caldo.

Nuove applicazioni sono in sviluppo e nuove indicazioni si aggiungono sempre, ad esempio molto recentemente la possibilità di eseguire artrodesi dei corpi vertebrali attraverso cage (gabbie di sintesi) inserite per via endoscopica.

Dott. Davide Caldo

Specialista in Ortopedia

Chirurgia Mini-Invasiva ed Endoscopica Vertebrale

 
 

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Dott. Davide Caldo

Dott. Davide Caldo: Curriculum Vitae

     
 

Laurea in Medicina e Chirurgia presso Università di Torino (1999).

Specializzazione in Ortopedia presso Università di Torino (2005).

Dottorato di Ricerca in Biotecnologie presso Università di Genova (2010).

Formazione attraverso corsi presso prestigiosi centri internazionali quali l'Università di Harvard (Boston) e l'Inselspital di Berna. 

Ricercatore con assegno presso Università di Genova aa 2006-2007

Dirigente Medico presso Ospedale Molinette di Torino 2007-2012

Dal 2012 Libero Professionista, visita privatamente a Torino ed opera in regime sia privato che convenzionato con il SSN a Torino e Como. 

Attività professionale dedcata alla Chirurgia Mini-Invasiva della Colonna, incluse l'Endoscopia Vertebrale, la Discolisi e le Stabilizzazioni Mini-Invasive, la Denervazione delle Faccette, la Neuromodulazione e Peridurolisi e i trattamenti della Sacroiliaca. 

Autore di pubblicazioni su riviste Internazionali indexate con elevato Impact Factor e su riviste Nazionali.

 
     
 

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Patologia Vertebrale

       
 

A cura del Dott.

Davide CaldoMD, PhD

Specialista in Ortopedia e Traumatologia

Chirurgia Endoscopica e Mini-Invasiva Vertebrale

curriculum e specializzazioni

Sito Web www

Contatti:

Cellulare segretaria: 389 7864199

Mail:           Contatta il Dott. Matteo Marchesi  
                          clicca sull'immagine

 

Visite in Torino: 

Centro Medico Larc, via Freidour 1, tel. 011-7719077 o corso Venezia 10, tel. 011-0341777

Clinica Fornaca, corso Vittorio 91, tel. 011-5574355 

Interventi in Torino e Como

 

Dott Davide Caldo
 
 
   

Gli Articoli:

 
 

L’Endoscopia Vertebrale – Una nuova metodica Mini-Invasiva per il trattamento delle Ernie e di molte altre patologie della Colonna

 
 

Il Trattamento conservativo della lombalgia cronica: ruolo dei Corsetti oggi e la terapia multidimensionale combinata

 

 
 
 

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L'osservazione e l'autopalpazione del seno

     
 

Ogni donna dovrebbe imparare a conoscere il proprio seno fin da ragazza, iniziando a compiere l’autopalpazione con costanza più o meno a partire dai 18 anni. In questo modo acquisterà la capacità di accorgersi per prima di qualsiasi piccola anomalia da sottoporre per tempo al giudizio del medico.

L’autoesame andrebbe eseguito ogni mese, pochi giorni dopo l’inizio delle mestruazioni ( il quinto o il sesto giorno) oppure dopo la loro cessazione, sia perché il seno è meno teso e dolente, sia perché nel periodo premestruale è possibile che sia presente una maggiore modularità che può indurre a inutili allarmismi.

Durante l’allattamento tale procedura andrà effettuata a seno completamente svuotato del latte.

Dopo la menopausa questi accorgimenti non sono più necessari, basterà stabilire un giorno particolare del mese ed eseguire l’esame sempre lo stesso giorno, tutti i mesi.

Se si sta seguendo una terapia ormonale è invece opportuno domandare al proprio medico quale sia il momento più indicato per l’autopalpazione mensile.

Prima di procedere all’autopalpazione è opportuno porsi in piedi davanti ad uno specchio e osservare attentamente le mammelle. Va osservato in particolare qualunque cambiamento relativo a dimensione, forma,contorno, direzione del capezzolo,presenza di secrezioni sierose e di contrazioni dei capezzoli; aspetto o colore o gonfiore o retrazione delle pelle dei due seni;presenza di qualsiasi tipo di nodulo, molle o duro; presenza di un gonfiore del braccio; presenza di un ingrossamento dei linfonodi ascellari.

Questo controllo va ripetuto almeno 3 volte in posizioni diverse, di fronte e di lato:

  • Con le braccia rilasciate lungo i fianchi, di fronte e di lato;
  • Con le braccia sollevate o incrociate dietro la schiena;
  • Con le mani appoggiate con forza alla vita, mettendo in tensione i muscoli pettorali.

L’autopalpazione comporta una serie di piccoli massaggi circolari da eseguire con i polpastrelli delle 3 dita centrali ( i polpastrelli sono molto più sensibili della punta delle dita). I movimenti risulteranno facilitati se stenderete sul seno una lozione per il corpo.

  1. Ponete la mano destra sul seno sinistro, al di sopra del capezzolo, e lasciate ricadere lungo il fianco il braccio sinistro. Comprimete la mammella leggermente all’inizio, e poi un po’ più decisamente, in modo che se c’è qualcosa in profondità non vi sfugga. Muovete i polpastrelli in senso orario e palpate tutta la regione superiore del seno. Ripetete questi movimenti ai lati e sotto il seno ( se avete un seno voluminoso sostenetelo con l’altra mano) , sempre muovendo le dita a cerchi concentrici, e spostandovi sempre lentamente, dalla base della mammella verso il capezzolo. Una volta esaminato il seno sinistro, compresa l’areola mammaria, ripetete l’operazione sull’altro seno, con la mano sinistra sul seno destro, lasciando ricadere lungo il fianco il braccio destro.
  2. Alzate ora il braccio sinistro sopra la testa ed esaminate il seno sinistro con la mano destra,esercitando sempre una pressione circolare. Ripetete l’operazione sul seno destro.
  3. Sdraiatevi ora sulla schiena, con un cuscino o un asciugamano ripiegato sotto la spalla del lato da esaminare. Mettete la mano destra sotto la nuca affinchè il seno destro risulti ben disteso e possa essere esaminato a fondo con i polpastrelli delle dita. Eseguite con la mano sinistra alcuni piccoli movimenti circolari sul seno destro, dall’esterno verso il capezzolo. Ripetete la stessa operazione sul seno sinistro, dopo aver spostato il cuscino sotto la spalla sinistra.
  4. Terminata la palpazione, spremete il capezzolo delicatamente per verificare se fuoriescono secrezioni.
  5. Per individuare l’eventuale presenza di linfonodi ingrossati, controllate anche le zone comprese tra il seno e l’ascella e l’interno del cavo ascellare. Abbassando alternativamente prima un braccio e poi l’altro, sempre usando i polpastrelli, cercate eventuali gonfiori o indurimenti.

Ripetete lo stesso controllo, questa volta alzando alternativamente prima un braccio e poi l’altro per esaminare con cura il cavo ascellare. Usate lo stesso sistema per esaminare l’area al di sopra della clavicola, un’altra zona dove possono trovarsi linfonodi.

Dopo le prime volte sarà più facile riconoscere se il proprio seno è normale o se invece ci sono dei cambiamenti anche molto piccoli. A questo punto è bene ricordare che il tessuto mammario ha una consistenza particolare, finemente nodulare o granulare, che varia da donna a donna.

Le costole che si trovano sotto il seno possono,per esempio in caso di scoliosi, risultare leggermente sporgenti e quindi essere avvertite sotto le dita: niente paura, non si tratta di noduli!

 

Ricordiamo che la differenza più importante tra noduli benigni e noduli maligni è che i primi aumentano di volume mantenendo però la loro struttura, i secondi, infiltrandosi durante la fase di sviluppo nei tessuti circostanti, assumono un aspetto sempre più irregolare. I segni che devono mettere in stato di allerta sono pertanto la compattezza, la durezza e la mancanza di contorni ben delineati del nodulo.

Per la diagnosi precoce del tumore mammario,l’autopalpazione e la visita specialistica senologica sono strumenti fondamentali.  Scoprire in tempo la presenza di una malattia tumorale significa garantirsi maggiori probabilità di guarigione.

Uno schema valido per la prevenzione del cancro al seno può essere il seguente:

-       Dai 25 ai 40 anni: visita senologica + ecografia ogni anno

-       A 40 anni: prima mammografia

-       Dai 40 ai 50 anni: visita senologica+ mammografia ogni due anni

-       Dopo i 50 anni: visita senologica + mammografia + ecografia ogni anno

 

 

 Dr. Angelo Carli

 
 

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