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Purificazione di mente e corpo: il digiuno

     
 

Il termine digiuno deriva dal latino ieiunus, e significa "a stomaco vuoto, digiuno". Indica lo stato di non-assunzione di alimenti, stato che può essere intenzionale o per necessità.

A livello antropologico, la rinuncia volontaria al cibo costituisce uno dei fattori legati al processo evolutivo della specie umana, con l’instaurarsi di una libertà interiore che per altro è all’origine della creazione spirituale dell’uomo. E’ un rito connesso al sacro ed è presente in tutte le culture.

Nel corso dei secoli, tutte le religioni del mondo hanno posto particolare attenzione al rapporto uomo-corpo ed in pratica al digiuno. E’ considerato uno strumento di autocontrollo, un precetto dottrinale, veicolo di levazione, ascesi, richiamo alla sobrietà, a seconda dei diversi contesti religiosi o sociali.

In senso medico è più da considerarsi un momento di purificazione fisica ed emotiva. ll digiuno è l’unico sistema attraverso cui l’organismo si libera dalle tossine, dagli accessi alimentari, dai tessuti malati. Il metabolismo umano infatti si basa su processi di anabolismo (costruzione del sistema) e di catabolismo (distruzione della materia organica che costituisce il sistema).  Ogni alimento viene smantellato ed assorbito. Con il digiuno questo cessa e l’organismo ha maggiori possibilità di incentrarsi sull’eliminazione di tutte le scorie prodotte dall’attività catabolica e digestiva, che accumulandosi creano tossine e tossiemia.

Le persone che scelgono di digiunare stanno facendo un lavoro molto importante su di loro: si prendono cura della propria salute.

Durante il digiuno, non inserendo alimenti nuovi, il corpo si nutre delle proprie riserve e di tutto ciò che è estraneo all’organismo stesso (neoformazioni, …).

Il digiuno è un momento di riposo durante il quale le attività di riparazione dell’organismo si intensificano. Quindi durante il digiuno ogni cellula si auto-ripara. Vengono smantellate le strutture danneggiate o usurate e ricostruite con materiali sani.

L’organismo si riequilibra mantenendo i ritmi e sicuramente migliorandoli.

Il digiuno di più giorni si può iniziare in qualsiasi periodo dell’anno (meglio se si riesce a ritagliare del tempo lontano da impegni lavorativi e con la possibilità di riposarsi ed essere sereni!), purché ci sia parere medico favorevole, mentre il digiuno di un pasto (ad esempio una cena), può essere praticato una volta a settimana seguendo uno schema ben preciso che non indico per evitare il fai-da-te.

 

Aspetti psichici: i cibi e l’alimentazione agiscono sulla sfera affettiva, attivando ricordi ed emozioni. Fermando questo processo si può ottenere una detossificazione psicologica, vissuta come utile pausa. Il cibo è anche la prima esperienza di una realtà esterna, dal quale si dipende e che ha dato l’avio alla formazione e alla crescita della propria personalità.  Durante il digiuno si riducono le forze dell’io, che permetteranno un più intimo rapporto con il sé! L’io si modifica in generale ogni volta che cambiano le abitudini relazionali personali ed ambientali, così pure il nostro modo di essere cambia con le condizioni patologiche di varia natura.

Proviamo a pensare come il cibo ed i pasti segnino la nostra giornata. Il cibo è sensazione, il digiuno porta ad una deprivazione di tutta una serie di stimoli sensoriali. E’ scientificamente dimostrato che una “deprivazione sensoriale” induce una rapida riduzione e disorganizzazione dell’io. Nel caso del digiuno l’io allenta le sue forzature, diventa più disponibile a farsi permeare dalle esigenze profonde e le direttive del sé. L’io quindi non si disgrega, come nelle deprivazioni agli stimoli ambientali, perché comunque persistono tutti gli altri stimoli e le relazioni interpersonali. L’io rimane più plasmabile, più elastico perdendo durezza e rigidità!

Il pasto ritma le nostre giornate e fa parte dei riti quotidiani e delle occasioni sociali. Il digiuno modifica le abituali relazioni interpersonali ed i rapporti con l’ambiente. In tutto questo cambia anche la ritmicità fisiologica del sistema (digestione, assimilazione, …), tutto questo viene profondamente modificato anche a livello biochimico e a livello cerebrale, in una parola, cambia la totalità dell’ambiente interno e la percezione del proprio corpo!

La maggiore elasticità dell’io fa affiorare aspetti psicopatologici compensati e mascherati, che talune volte non sono neanche consapevoli. Si vede lo sblocco di cariche emotive bloccate. Si acquista maggiore consapevolezza del sé (per minore interferenza dell’io) e ci si arricchisce e si evolve.

Durante il digiuno ci può essere la superficializzazione di paure, ansie, …, sono comunque crisi benefiche, anche se adeguatamente gestite, perché tappe importanti per raggiungere un più saldo ed armonico equilibrio. Diversamente le persone che sono fortemente disturbate è buona regola farle digiunare con cautela, in quanto possono andare incontro a profondi scompensi. Questa è una delle tante ragioni per cui è bene che il digiuno sia condotto da un medico preparato in tal senso (teoricamente solo i medici Kousmine sono preparati per gestire un digiuno anche in gravi patologie, in cui l’anamnesi e l’esame obiettivo lo consentono!).

Anche i ricordi e gli episodi del passato possono riaffiorare. Si ha notevole miglioramento della memoria e della concentrazione, così pure migliorano le capacità logiche e quelle intuitive.

 

Aspetti fisici: durante il digiuno l’organismo si nutre di se stesso (= autofago). In questa condizione si potenzia la capacità da parte del corpo di ridistribuire le proprie energie e polarizzare le stesse verso le funzioni più necessarie. In questa maniera utilizza tessuti degenerati, invecchiati in abbondanza e contemporaneamente vengono eliminate le tossine. Nel periodo di assenza di cibi l’organismo si rigenera anche sotto il profilo fisico. Si verificano tutta una serie di reazioni fisiche legate allo stato di disintossicazione (lingua bianca, sapore cattivo in bocca, odori corporali sgradevoli, …).

Durante il digiuno si aumenta lo stato di acidosi del sistema, quindi molto importante bilanciare tale situazione, per impedire sintomi poco simpatici. Durante il riposo alimentare, si formano corpi chetonici (sintetizzati dal fegato a partire dall’ossidazione dei grassi, dal metabolismo delle proteine e degli zuccheri, vengono utilizzati da diversi tessuti per produrre energia) e questo fenomeno è quello che apparentemente spaventa di più, in realtà è necessario per poter digiunare a lungo in condizioni fisiologiche. La fame scompare nel giro di 2-3 giorni.

E’ necessario assumere quantità di acqua sufficiente, per garantire un buon funzionamento del rene.

Paradossalmente il corpo è più in grado di affrontare periodi lunghi di digiuno che diete fortemente squilibrate.

Gli esami ematochimici hanno evidenziato che lo stress ossidativo si dimezza in sei giorni di digiuno.

 

Non mi soffermo sul metodo perché, come ho detto in precedenza, potrebbe diventare una procedura pericolosa. La pratica può essere di un giorno la settimana o periodo più lunghi (7-15 giorni o anche più in base ai livelli di intossicazione). Il metodo Kousmine, ad esempio, prevede insieme al digiuno, la pratica degli enteroclismi, per migliorare la disintossicazione. E’ buona norma precedere il digiuno con un regime alimentare che andrà diminuendo, passando da cibi solidi a cibi liquidi.  Ovviamente durante il digiuno non si fumerà, né si berranno caffè, tisane, …

Importante curare la ripresa dell’introduzione del cibo. Ci sono schemi ben precisi da seguire, per evitare effetti dannosi sull’organismo. L’appetito torna fisiologicamente, ma va ben gestito.

 

Prima di intraprendere un digiuno è sempre importante valutare le condizioni di salute del soggetto per evitare d’incorrere in spiacevoli rischi o disturbi.

Importante poi riuscire a rimanersi disintossicati, seguendo una vita sana (regime alimentare corretto, ore di riposo consone ed attività fisica).

 

 Dr.ssa Monica Viotto

 
     
 

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Peritonite infettiva felina

La peritonite infettiva felina, PIF o FIP (Feline infectious peritonitis ) è una patologia che interessa la specie felina in genere, e sembrerebbe essere ad oggi, l'infezione che causa il maggior numero di decessi nei gatti.

L'agente infettivo responsabile dell'eventuale sviluppo della FIP sembra essere il coronavirus felino FCoV, molto diffuso e normalmente innocuo nel senso che il gatto s'infetta, ospita FCoV per uno/due mesi, il sistema immunitario risponde ed il virus viene eliminato.

A parte l'esame istologico degli organi colpiti e l'esame autoptico (post-mortem), non esistono test in grado di confermare un sospetto clinico di FIP. In caso di sintomi sospetti è opportuno esaminare l'animale e la storia clinica (età, ambiente di provenienza, fenomeni stressanti, sintomi e decorso compatibili con FIP) nonché utilizzare un pannello di esami specifici.

Una percentuale superiore al 90% dei gatti ha avuto modo di ospitare FCoV, ma solo una percentuale non superiore al 15% sviluppa la FIP. Questo sembra essere dovuto alla risposta immunitaria non appropriata di alcuni soggetti, ed a causa di ciò l'innocuo FCoV muterebbe andando a provocare vasculiti negli organi del soggetto colpito. Le vasculiti provocano a loro volta versamenti addominali e pleurici o granulomi sulle sierose e negli organi parenchimatosi.

La FIP è quindi una vasculopatia (infiammazione dei vasi sanguigni) e non un'infiammazione del peritoneo. I sintomi che il gatto accuserà sono legati agli organi colpiti attraverso l'infiammazione dei vasi sanguigni che li irrorano.

La fascia di età interessata maggiormente da questa patologia è al momento fissata tra i tre mesi ed i cinque anni. Poiché una delle cause della mutazione del coronavirus sembra attribuibile ad un indebolimento del sistema immunitario, rientrano tra i soggetti a rischio anche i gatti anziani.

Per ovvie ragioni è sicuramente più diffusa laddove vi siano numerosi esemplari che convivono nello stesso ambiente o territorio, quindi colonie, allevamenti, pensioni. Il persiano sembra geneticamente predisposto ad esserne colpito (altrettanto vero che gli allevamenti di persiani sono assai più numerosi rispetto agli allevamenti di altre razze).

La FIP viene distinta nella forma effusiva (umida) o non effusiva (secca).

FIP effusiva (umida)

Questa è la forma più classica e diffusa della FIP. I vasi sanguigni sono compromessi al punto da far si che il fluido fuoriesca da essi invadendo così la cavità addominale o toracica. Nel caso in cui sia invasa la cavità addominale si avrà un rigonfiamento importante dell'addome della grandezza anche di un melone nei cuccioli, e di un pallone negli adulti (addome a botte). Nel caso invece in cui il versamento interessi il torace, il fluido riduce la capacità dei polmoni di espandersi ed il gatto manifesta gravi difficoltà respiratorie.

Oltre ad essere la forma più classica, è altresì la più veloce nel condurre alla morte il soggetto colpito (in genere non supera i due mesi dai primi sintomi).

FIP non effusiva (secca).

Questa forma implica sintomi clinici vaghi tra cui inappetenza rapido dimagrimento e compromissione della lucentezza del pelo. Può verificarsi ittero e patologie dell'occhio quali forme di uveite. Possono sopraggiungere altresì problemi neurologici quali atassia o epilessia o tremori del capo.

DIAGNOSI DELLA FIP, PROFILI DELLE FORME E CURA DELLA FIP

La FIP si sviluppa in modo ancora non chiaro, ragione per cui ad oggi non esistono test specifici per verificare o meno la positività di un gatto alla malattia; è possibile SOLO rilevare se il gatto è entrato in contatto con il virus FCoV, non se è affetto da FIP.

Trattandosi di una patologia non diagnosticabile se non post-mortem, è utile dirigersi innanzitutto verso altre possibili patologie ove i sintomi del malessere del proprio gatto possano condurre, e non fermarsi alla prima diagnosi di FIP eventualmente avanzata dal vostro veterinario, evitando nel contempo di sottoporre l'ammalato ad esami stressanti ed invasivi.

Gli esami da prendere in considerazione sono: l'esame emocromocitometrico, che evidenzia modica anemia e diminuzione dei linfociti, l'elettroforesi delle proteine, che evidenzia aumento di proteine totali, alfa e gamma globuline ed il dosaggio dell' alfa1-glicoproteina acida (AGP), che aumenta.

Nella forma umida si può anche esaminare il versamento, che appare giallo e denso, ha un elevato peso specifico ed è ricco di proteine e alfa-globuline. L'esame citologico del versamento potrebbe rivelare un quadro infiammatorio in atto e può essere utile ricercare i FCoV all'interno dei macrofagi mediante immunofluorescenza o immunoistochimica.

Nelle forme secche è invece altamente utile una diagnosi diretta delle lesioni su campioni d'organo (es. fegato o rene) raccolti mediante biopsia possibilmente corredata da immunoistochimica per FCoV positiva.

Per le modalità di diagnosi, il profilo della forma effusiva, il profilo della forma non effusiva, e l'attuale protocollo di cura della FIP, si rimanda al sito della Dr. Addie dell'Università di Glasgow (UK), la quale si occupa della ricerca sulla FIP sin dal 1987, e dal cui sito è stato tratta gran parte di questo articolo.

Il sito (in inglese) della Dott.ssa Addie è completo e soddisfacente, nonché di facile comprensione anche per un profano, e fornisce elementi utili alla comparazione degli esami di laboratorio, e non solo, ai fini di una diagnosi di sospetta FIP.

Sito web: http://www.dr-addie.com

Dott. Carlo Giulianelli

Medico Veterinario 

Torino 

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I benefici della danza del ventre in gravidanza

     
   Danza del ventre in gravidanza  
 

Tra i corsi preparto da cui una donna in stato interessante può ottenere numerosi benefici ve ne è in particolare uno, caratterizzato da movimenti dolci, fluidi e lenti del bacino e della zona pelvica, l’ideale per le future mamme che non vogliono rinunciare alla loro femminilità anche durante la gravidanza. Stiamo parlando della danza del ventre in gravidanza, un corso preparto in cui è possibile tonificare dolcemente e senza eccessivi sforzi i muscoli pelvici e quelli addominali attenuando i caratteristici dolori di schiena, tipici della gravidanza.

In un corso preparto di danza del ventre si combinano perfettamente la ricerca della sintonia con il pancione con l’utilità di esercizi mirati ad una zona specifica del corpo, quella pelvica e del bacino, che è quella che, insieme alla colonna vertebrale, risente maggiormente del peso del pancione.

Il corso preparto di danza del ventre è in voga da qualche anno, ma questo tipo di danza caratterizzata da movimenti circolari e lenti può essere considerata come la più antica forma di preparazione al parto: non a caso, infatti, il lavoro muscolare che viene eseguito nella parte del bacino permette alla donna di vivere con maggiore consapevolezza i cambiamenti del proprio corpo, favorendo anche la costruzione di una relazione con il bambino.

Ma i vantaggi del corso preparto di danza del ventre non finiscono qui: infatti, da un lato vi sono benefici che interessano il corpo della futura mamma, che ottiene dai movimenti della danza del ventre anche una maggiore tonificazione dell’addome e della muscolatura dorsale, utilissima anche al momento del parto. Inoltre, attraverso questi esercizi si possono in qualche modo limitare i tipici disturbi della gravidanza, come l’incontinenza di cui soffrono molte gestanti. Dall’altro lato, poi, vi sono anche benefici di carattere psicologico: infatti, generalmente i corsi preparto iniziano e terminano con una fase di rilassamento che consentono alla futura mamma di mantenere uno stato mentale positivo e tranquillo.

Ma cosa serve per frequentare un corso preparto di danza del ventre? Possono accedervi tutte le donne in stato interessante o vi sono dei vincoli?

Come abbiamo anticipato, questo tipo di corso preparto è aperto a tutte le donne che vogliono combinare il rilassamento con esercizi mirati a tonificare la muscolatura pelvica e dorsale, non solo allo scopo di sostenere meglio il peso del pancione, ma anche per rendere più facile l’espulsione durante il parto. La danza del ventre è aperta anche alle donne che hanno già partorito, perché durante i corsi post parto essa aiuta a riabilitare la zona del perineo.

Per accedere ad un corso di danza del ventre in gravidanza è necessario ottenere l’autorizzazione del proprio ginecologo che dovrà rilasciare un certificato medico per attività sportiva di tipo non agonistico. Per quanto riguarda l’occorrente, è sufficiente indossare abiti comodi, calzini antiscivolo, un foulard di medie dimensioni, ed una bottiglietta d’acqua.

Se vuoi saperne di più su questo e su altri corsi preparto visita Ok Corso Preparto, il motore di ricerca numero 1 per i corsi preparto e postparto in Italia, che troverai a questo indirizzo: www.corso-preparto.it!


A cura di: Ufficio Stampa Ok Corso Preparto

 
     
 

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Soffio di vita

     
 

Il respiro è vita, il respiro è ritmo.

Nella lingua latina, greca e nella sanscrita la parola respiro equivale ad anima. Nella Bibbia l’uomo acquisisce la vita attraverso un soffio divino
Quando respiriamo introduciamo una piccola parte di Universo e quando espiriamo una piccola parte di noi viene restituita al mondo.

La nostra esistenza inizia con un atto inspiratorio e si conclude con un atto espiratorio. La respirazione è un atto spontaneo che, il più delle volte, non è nemmeno consapevole. Quanti sanno realmente che la respirazione è essenziale per la nostra vita fisica ed emotiva? E che la respirazione coinvolge i più piccoli sistemi del nostro corpo? Ossia la cellula?

Provate a soffermarvi e a pensare come respirate. I respiri sono profondi? Superficiali? Rapidi o lenti? Coinvolgono l’addome, il torace o la zona più alta? E come vi sentite se modificate il vostro modo di respirare?

E’ un atto autonomo e meccanico su cui non si pone l’attenzione, la si pone solo quando si ha il fiatone o quando la necessità di respirare diventa importante.

Provate a porre una mano sull’addome ed una sul torace, poi fate un bel respiro ed osservate qual è la zona che si solleva. Addome o torace? In situazione fisiologica l’espirazione ha origine dal diaframma, mentre l’espirazione dovrebbe essere un ritorno passivo delle strutture elastiche, a meno che non ci si trovi in una condizione di espirazione forzata, in questo caso si utilizzerà la muscolatura espiratoria.

Vediamo un po’ più da vicino quanto è importante e quanto la respirazione sia il centro nevralgico nei confronti della vita in genere.

Prima di dedicarci a ciò vediamo il diaframma sotto un profilo anatomofisiologico.

La respirazione è resa possibile dalla presenza di 2 polmoni contenuti nella cassa toracica. Il movimento respiratorio è gestito dall’abbassamento ed innalzamento di un muscolo striato e volontario che è posto inferiormente rispetto ai polmoni e che si chiama diaframma. La respirazione avviene con un atto meccanico di contrazione del muscolo inspiratorio, il diaframma, ed un rilascio dello stesso durante l’atto espiratorio. L’inspirazione è quindi dovuta ad un’espansione della gabbia toracica, quindi atto attivo, mentre l’espirazione è un ritorno elastico, quindi atto passivo. Se invece siamo in una situazione in cui c’è bisogno di una ventilazione importante, allora entrano in gioco non solo più il diaframma ed i muscoli intercostali, ma la muscolatura accessoria, che aiuterà il sistema ad aumentare le capacità ventilatorie.

La respirazione è diversa nel maschio o nella femmina. Nel maschio la respirazione è prevalentemente addominale o diaframmatica, mentre nella femmina è maggiormente predisposta ad una respirazione costale o toracica. La donna infatti è predisposta ad avere delle gravidanze e quindi la pressione diaframmatica potrebbe creare dei problemi al feto. Indipendentemente dai due sessi, nei paesi Occidentali si tende maggiormente ad utilizzare una respirazione toracica e questo è legato allo stile di vita; mentre nelle culture Orientali si tende a dare maggiore importanza al tipo di respirazione, come mezzo attraverso cui si ottiene equilibrio fisico e psichico. A tale proposito ci sono tecniche specifiche che insegnano le modalità corrette nel respirare.

Il diaframma è un muscolo che separa il torace dall’addome. E’ costituito da una parte muscolare e da una parte tendinea, presenta due cupole, una a destra in rapporto con il fegato ed una a sinistra che ha rapporto con stomaco e milza. Ha diversi legamenti che lo pongono in connessione con il cuore ed il colon e presenta orifizi per il passaggio dell’aorta, dell’esofago e della vena cava inferiore. Il diaframma contrae rapporti anche con strutture importanti del sistema neurovegetativo (il sistema nervoso autonomo, quello che regola la vita neurovegetativa) e cioè con il nervo vago. Ha poi dei punti di inserzione a livello sternale, costale e lombare.

In realtà poi, secondo l’osteopatia, i diaframmi sono 3, il tentorio del cervelletto (una parte della dura madre delle  meningi), il diaframma toracico ed il diaframma pelvico (pavimento pelvico). Da qui, tutto ciò che può conseguire se uno di questi distretti è fuori armonia.

La respirazione mal condotta porta a dei blocchi che si ripercuotono sul sistema uomo. Ad esempio, se il diaframma rimane bloccato in basso, si possono accusare cervicalgie o dolori diffusi a livello cervicale. Il diaframma può essere coinvolto in problemi respiratori, digestivi, disfunzioni fonatorie, problematiche ginecologiche, algie lombari, alterazioni posturali, difficoltà circolatorie.

Sul piano emozionale, il diaframma “gioca” un ruolo molto importante. Quando ci sono emozioni o sensazioni sgradevoli, si attuano due meccanismi fondamentali, la contrazione dei muscoli interessati, che imprigionano l’emozione anziché darle sfogo e la riduzione dell’attività respiratoria. Quando invece il corpo non ha rigidità e la respirazione è buona, non c’è ansia, ma “piacere”.

La respirazione è anche alla base della meditazione.

Attraverso la respirazione si ritrova la concentrazione, l’equilibrio, la centratura, la calma interiore. Attraverso la respirazione si rientra nel qui ed ora!

Quanto è stato detto sinora è indicativo del fatto che il saper respirare in maniera adeguata e lo sblocco del diaframma può essere un elemento cardine del benessere psico-fisico della persona.

E’ uno degli strumenti innati che ciascun individuo possiede. Personalmente insegno a respirare in maniera corretta in modo da poterlo utilizzare come strumento di centratura nei momenti di necessità. E’ un esercizio quotidiano che consiglio di fare, in modo da averlo acquisito per i momenti in cui è necessario applicarlo quasi come meccanismo autonomo.

Il respiro è al tempo stesso il gesto più naturale ed automatico che possiamo compiere ogni giorno, ma anche il più potente. E’ quel soffio che lega la mente al corpo ed è in grado di influenzare entrambe.

“Quando liberiamo il nostro respiro, liberiamo le nostre tensioni.” Gay Hendricks.

 

Dr.ssa Monica Viotto

 
     
 

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Tutti i vantaggi di un corso di pilates in gravidanza

     
   Pilates in gravidanza  
 

Il pilates rappresenta una disciplina che può dare vantaggi alle donne di tutte le età e anche alle future mamme. Questo perché riunisce gli elementi migliori di alcune discipline orientali, per esempio lo yoga o la pratica meditativa, a un insieme di esercizi fisici che possono essere svolti da tutti e che fanno lavorare soprattutto la muscolatura profonda e le connessioni tra la mente e il corpo. Frequentare un corso preparto di pilates durante la gravidanza può essere molto utile per le future mamme: incontro dopo incontro, le donne imparano a controllare la respirazione, ad avere la giusta postura e a tenere in forma il proprio corpo attraverso un allenamento valido, senza affaticare eccessivamente il corpo e le articolazioni.

Il metodo pilates deriva il suo nome dal suo ideatore, Joseph Pilates, che lo ha elaborato nel secolo scorso. Lo scopo di questo metodo è quello di allenare praticamente tutti i nostri muscoli, concentrando soprattutto quelli dorsali e del tronco. È lo stesso Pilates a indicare il suo metodo con il termine "Contrology", un’espressione volta a sottolineare l’importanza che in questa disciplina ricopre il controllo, che deve essere esercitato sulla respirazione, sulla postura e sui muscoli. Nel dettaglio, in un corso preparto di pilates, vengono svolti soprattutto gli esercizi dedicati alla postura corretta. A causa del peso del pancione, infatti, spesso le future mamme tendono a sbilanciare il proprio baricentro; un comportamento non corretto, che nonostante faciliti alcuni movimenti delle donne, è causa di lombalgie e sciatalgie. Il pilates, da una parte lenisce il dolore provato alla colonna vertebrale e ai muscoli del tronco, dall’altra insegna alle donne ad assumere una postura corretta, insistendo sul legame mente-corpo.

Gli esercizi consigliati dal pilates sono a corpo libero oppure devono essere eseguiti con una fit ball, cioè un pallone gonfiabile in pvc di dimensioni piuttosto grandi (solitamente il diametro è compreso tra i 45 ei 75 centimetri) o con l’aiuto di alcuni macchinari. Se però gli esercizi possono essere vari, le linee guida della disciplina restano le medesime: si lavora in particolare sul baricentro e sui muscoli addominali e su quelli dorsali (che rappresentano il vero e proprio punto del corpo in cui convergono il controllo e la forza di un soggetto). Si lavora sul controllo della respirazione (fondamentale per sentire meno la fatica e imprescindibile per le future mamme, che devono imparare la corretta respirazione in vista del parto), sulla concentrazione mentale e sull’attenzione ai movimenti corretti (l’incontro tra mente e corpo garantisce il controllo su muscoli e postura). Gli esercizi del pilates hanno caratteristiche molto diverse rispetto a quelle dell'attività aerobica, perché richiedono movimenti lenti e non sono finalizzati al dimagrimento. Inoltre, non coinvolgono le fasce muscolari superficiali, ma piuttosto quelle più profonde, in grado di garantire controllo e sostegno al corpo della donna incinta.

Cerchi un corso di pilates in gravidanza nella tua città? Trovalo su Ok Corso Preparto, visitando il sito 

A cura di: Ufficio Stampa Ok Corso Preparto

 
     
 

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Medicina funzionale e omeopatia di risonanza

Per Medicina Funzionale si intende una medicina che studia la funzione di un organo o di un sistema. Il termine "disturbo funzionale" può essere utilizzato sia in presenza, sia in assenza di danni o di compromissioni organiche. 

Spesso alterazioni della funzione di un organo non corrispondono ad alterazioni morfologiche rilevabili e non sempre con alterazioni dei parametri biologici dell'organo stesso. 

Sovente il proprietario si presenta con il proprio animale perché nota alcuni sintomi o anomalie di comportamento che poi non trovano riscontro alla visita clinica tradizionale o agli esami. 

L'attento studio del paziente può consentire di mettere in correlazione segni o sintomi, che apparentemente sono difficilmente collegabili, ma in realtà lo sono eccome alla luce della Medicina funzionale e dell'Omeopatia di risonanza. 

La Medicina Funzionale si basa su 

- osservazione dei fenomeni fisiologici e patologici 

- considerazione del terreno organico in cui possono svilupparsi determinate patologie 

- considerazione degli agenti eziologici delle malattie 

- considerazione delle connessioni derivanti dallo studio della Medicina Tradizionale Cinese 

- considerazione delle connessioni derivanti dallo studio dell'Omeopatia 

- considerazione delle principali relazioni tra organi bersaglio ed organi correlati agli organi bersaglio in modo da comprendere a fondo lo spostamento della malattia o approfondimento della stessa all'interno dell'organismo. 

Come per il campo dell'umana, anche in veterinaria la Medicina funzionale è una medicina prevalentemente empirica, intuitiva e deduttiva. 

La Medicina Funzionale dà una particolare importanza all'accumulo di tossine o scorie metaboliche in alcuni tessuti o distretti come fonte primaria di disturbi e malattie. 

La sede anatomica dove si accumulano in maggiore quantità le scorie è il Mesenchima, che viene definito nel modo seguente: 

Sezione di transito tra il sistema capillare e le cellule parenchimali, connessa con il sistema nervoso autonomo, ormonale e linfatico, costituita da una matrice in cui sono disciolte le varie sostanze ed in cui sono immerse le varie cellule e terminazioni nervose. 

Questa definizione è stata fornita circa quarant'anni fa dal professor Pischinger, docente di Anatomia umana, Embriologia ed Istologia presso l'Università di Vienna. 

L'intuizione della Medicina Funzionale può essere riassunta dalle parole di Pischinger: "Essenzialmente il concetto di cellula è un'astrazione morfologica. Considerato dal punto di vista biologico, non può essere accettato scollegato dall'ambiente vitale della cellula stessa" 

La visione proposta dalla Medicina Funzionale è quella di una biologia dinamica e sistemica, rielaborazione moderna della vecchia medicina umorale, in contrapposizione alla visione statica della teoria della cellula di Virchow e a quella della medicina morfologica correntemente adottata. Il soffermarsi sullo studio delle variazioni omeostatiche del microambiente extracellulare spiega perché tali teorie si siano rapidamente diffuse nel mondo omeopatico sempre molto attento agli effetti sui sistemi biologici di microvariazioni dei sistemi omeostatici. 

Cambio di punto di vista e concezione mentale 

Fino ad oggi, anche e soprattutto come conseguenza degli studi universitari, siamo abituati a considerare la malattia come la cosa da affrontare terapeuticamente come un soldato deve affrontare il nemico. Ogni malattia, ogni sistema ed ogni organo viene visto ed osservato come a sè stante dagli altri (anche se, in effetti, bisogna riconoscere che ultimamente questa tendenza sta in parte diminuendo). 

La nostra medicina moderna è chiaramente la Medicina dei contrari; lo scopo è di opporsi alle tendenze morbose organiche per ritornare allo stato di salute che corrisponde alla scomparsa dei sintomi. (si riscontra la febbre, si somministra un anti-piretico, si ottiene la "non-febbre" identificata con la guarigione). 

Questa medicina è il derivato della seconda guerra mondiale: un soldato malato è un soldato inutilizzabile ed inutile. Non deve stare male e nel caso fosse così deve poter stare bene nel più breve tempo possibile. Per riuscire a muoversi, a spostarsi, non deve più avere la febbre o i dolori che lo rendono inabile. Questo è senz'altro un ottimo scopo ed un ottimo risultato.... ma a che prezzo?! A prezzo di tutto quell'insieme di problemi che possono derivare da una terapia effettuata con farmaci allopatici che prendono il nome di "effetti collaterali". 

È chiaro che se durante le epidemie di peste del 1600 fossero esistiti gli antibiotici non si sarebbero avute tutte quelle migliaia di morti, come poi ha smesso di accadere dopo la scoperta della penicillina. Non sono certo qui a voler criticare l'utilizzo degli antibiotici e non è mia intenzione, ma pensiamo per esempio a quante insufficienze renali irreversibili ha causato l'uso indiscriminato di antidolorifici, che da un lato è vero che ci fanno stare subito meglio, ma dall'altro ci possono far sorgere tutta una serie di malattie iatrogene di cui una volta non si sospettava nemmeno la possibilità. 

Si deve cambiare livello, punto d'osservazione, prospettiva, si deve cambiare punto d'osservazione. Ci si accorgerà sicuramente di poter notare molti altri particolari che prima, per quanto si fosse osservato tutto con molta attenzione, non si fosse assolutamente notato. Questo ci consentirà non più di considerare solo la malattia ma, come dicono l'Omeopatia e la MTC, di prendere in considerazione il Malato (ciò vale per l'uomo ma anche per gli animali e tutti gli esseri viventi). 

Tutto questo discorso non vuole essere una critica alla medicina ufficiale, tradizionale, universitaria, ma vuole ricordare a tutti che esistono altri livelli di conoscenza, di analisi, di controllo, di osservazione e di terapia. 

L'una non esclude l'altra, il Medico deve usare tutte le sue conoscenze per curare il Malato nel modo migliore possibile al di là di tutti i pregiudizi e i retaggi che ci portiamo dietro a volte a costituire una vera e propria zavorra che ci rende "pesanti" nel pensare e nell'agire e non liberi e leggeri come, in effetti, dovremmo sempre essere. 

Hahnneman ha sviluppato l'Omeopatia nel 1700 ma questo tipo di terapia, non dimentichiamoci, risale a molto tempo prima, all'India, probabilmente agli stessi tempi che hanno visto la nascita della Medicina Tradizionale Cinese e i primordi dell'Agopuntura. Anche questi tipi di medicina, definiti "energetici" tengono in considerazione il Malato come essere unico e globale, da curare nel suo insieme

L'essere vivente (l'uomo in particolare) è posto a metà strada tra l'energia cosmica del Cielo e l'energia della Terra. L'uomo deve lasciare fluire questa energia dentro di sé, utilizzandola ma anche lasciandola andare in modo da evitare cicli energetici definiti "perversi" che lo porterebbero alla malattia. 

Omeopatia e Medicina Tradizionale Cinese hanno sicuramente un'origine simile e molto vicina l'una all'altra. Nel momento in cui si acquisiscono ulteriori conoscenze è nostro dovere tentare di applicarle nella nostra vita professionale in modo da "integrarle" una con le altre. 

È chiaro che ai nostri tempi è impensabile avvicinarsi ad un malato solo empiricamente come poteva fare l'Omeopatia del 1700; è nostro dovere utilizzare tutti i mezzi diagnostici a nostra disposizione per effettuare una diagnosi corretta ma che deve sempre tenere in considerazione il malato come un "tutto" unico e non smembrato in parti. 

Molto utile a questo proposito è la concezione del ciclo energetico della Medicina Tradizionale Cinese che ha portato alla formulazione della legge dei cinque elementi. (Acqua, Legno, Fuoco, Terra, Metallo). 

L'Acqua nutre il Legno che alimenta il Fuoco, che è contenuto all'interno della Terra e che è in grado di sciogliere il Metallo, che è contenuto anch'esso all'interno della Terra per trasformarlo di nuovo in liquido cioè Acqua e quindi ricominciare il ciclo. 

In Medicina Tradizionale Cinese l'Acqua corrisponde ai Reni, il Legno al Fegato, il Fuoco al Cuore, la Terra alla Milza-Pancreas (per i Cinesi organo unico), il Metallo ai Polmoni. Ogni organo (Yin) ha un viscere corrispondente (Yang) che lo pone in comunicazione con l'esterno e quindi ai Reni corrisponde la Vescica, al Fegato la Vescica biliare, al Cuore l'Intestino tenue, al Milza-Pancreas lo Stomaco, ai Polmoni il Grosso intestino. 

Ognuno di questi organi o viscere fornisce energia a quello che lo segue nel ciclo energetico ed è in grado di controllare, modulandolo, quello ancora seguente. 

Risulta evidente che con questa concezione ogni sistema o organo è in stretta correlazione con gli altri e che qualsiasi modificazione fisiologica o patologica che venga ad interessare un organo interesserà inesorabilmente gli altri organi in maniera più o meno marcata a seconda dei loro rapporti energetici. 

La terapia che verrà impostata dovrà tenere conto di tutti questi fattori in modo da arrivare allo scopo ultimo e cioè quello di curare il Malato. 

OMEOPATIA DI RISONANZA 

La risonanza è un fenomeno fisico in base al quale una struttura o un sistema che entra in contatto con una vibrazione ondulatoria, pari alla frequenza di vibrazione propria del sistema, risponde con una ondulazione di uguale lunghezza d'onda ma di maggiore ampiezza. 

Il dott. H. Shimmel con l'aiuto delle tecniche VRT (Vega test) teorizzò che singoli rimedi omeopatici potevano avere relazioni di risonanza con strutture organiche (organi, cellule e loro strutture, microrganismi). Inoltre potè mettere in relazione di risonanza le strutture cellulari sane con singole potenze decimali di rimedi omeopatici specifici e determinati. 

L'Omeopatia di Risonanza (o Omeorisonanza) espleta la sua azione attraverso l'associazione di più rimedi che, malgrado non siano sempre conformi con la repertorizzazione classica, presentano specificità per l'organo o la funzione e la conseguente patologia da trattare in base alle loro relazioni di risonanza. 

Fu necessario andare a ricercare quale fosse la componente ondulatoria determinante la risonanza.
Le principali indicazioni ci sono state fornite da H. Frohlich con i suoi studi sulla membrana cellulare e sui biofotoni. 

Esiste un differente assetto elettrico tra l'interno e l'esterno della membrana cellulare: la concentrazione di ioni potassio è superiore all'interno della cellula rispetto all'esterno e questo è dovuto all'attività delle pompe ioniche presenti nella membrana. 

La differenza di potenziale che si crea fra i due versanti è di circa 100 millivolt. Essendo lo spessore della membrana cellulare di circa 10-6 cm., l'intensità di campo risulta essere di 100.000 volt/cm . 

Le continue modificazioni che avvengono a livello della membrana inducono singole parti della stessa a vibrare.
Frohlich ha calcolato in valori tra i 1011 e 1012 Hz. la frequenza di tale ondulazione. 

I primi studi relativi ai biofotoni e alla loro azione all'interno dell'organismo sono da attribuire al biologo russo A. Gurwitsch (1926-1959). Egli osservò che se si poneva la radice di un bulbo con divisioni cellulari a stretto contatto con una radice di un altro bulbo, dopo un breve periodo anche quest'ultima radice iniziava a manifestare divisioni cellulari; la cosa però non avveniva se tra le due radici veniva frapposta una lastra di vetro che non lasciava passare i raggi UV. In base a ciò, a quel tempo, Gurwitsch formulò la teoria dell'esistenza di una radiazione citogenetica nella banda degli UV. 

Nel 1955 in Italia un gruppo di fisici ricercatori riuscì a rilevare, con l'ausilio di fotomoltiplicatori, l'esistenza di una radiazione nella gamma ottica proveniente da germogli di cereali. 

Le radiazioni cellulari furono sempre più studiate fino ad arrivare agli studi di F.A. Popp che ha dimostrato e confermato che: 

- esiste una radiazione fotonica ultradebole che si manifesta in tutti gli organismi viventi e la sua rilevanza sembra aumentare con il grado di evoluzione degli organismi stessi 

- la sua intensità è estremamente debole ma la sua coerenza è elevatissima e questa da la specificità del messaggi elettromagnetico 

- le intensità massime di radiazione e le loro frequenze di emissione sono specifiche per ogni specie vivente 

In base ai risultati ottenuti ed alle osservazioni fatte risulta quindi che i biofotoni non sono solamente connessi all'attività di tipo mitotico ma sono prodotti dal normale funzionamento della cellula sana e vengono a costituire un importante e velocissimo sistema informativo sia intra- sia extra-cellulare. 

La radiazione fotonica prodotta dalle strutture viventi ha un'emissione sincrona e coerente. Il risonatore chiave all'interno della cellula è costituito dalla catena del DNA. 

A riprova di queste affermazioni è l'esperimento di Rattermeyer e Popp con il bromuro di etidio. Questo è un colorante che si lega selettivamente alla catena del DNA, non solo ma è anche in grado di provocarne lo srotolamento in modo direttamente proporzionale alla sua concentrazione. 

Se però si supera una certa concentrazione, quando la catena DNA è completamente srotolata questa comincia a riarrotolarsi nel senso opposto alla forma originaria. 

Proprio in base a questo meccanismo i ricercatori osservarono che l'emissione fotonica aumentava in modo direttamente proporzionale alla concentrazione di BE ed allo srotolamento del DNA. Con l'aumento ulteriore di concentrazione di BE l'emissione fotonica iniziava a diminuire in accordo con il riarrotolamento dell'elica di DNA. 

Un altro esperimento importante fu quello del Centro Ricerche Mediche dell'Università di Novosibirsk:
due palloni di vetro contenenti delle colture di fibroblasti di cui una infettata da virus, vengono unite tra di loro attraverso un diaframma di vetro, in seguito il diaframma di vetro viene sostituito da uno di quarzo che è permeabile ai fotoni. I ricercatori notarono che finchè il diaframma era costituito da vetro le due colture si comportavano in modo indipendente l'una dall'altra. Quando il diaframma venne sostituito da quello di quarzo si notò che la coltura sana iniziò a manifestare le lesioni tipiche dell'infezione virale. 

Risultarono quindi due dati importanti: 

- l'esperimento venne ripetuto 10.000 volte e risultò positivo nell' 80% dei casi 

- segnali patogeni mediati da radiazioni fotoniche sono penetrate attraverso il quarzo dando segni di infezione della coltura sana senza trasmissione di virus o di sue particelle. 

Vennero quindi dedotte due ulteriori osservazioni: 

- l'emissione di biofotoni è direttamente proporzionale al grado di salute del tessuto (i tessuti malati hanno scarsa emissione di biofotoni sia per l'alterata funzione metabolica, sia per il blocco del passaggio dei fotoni attraverso il mesenchima alterato) 

- i biofotoni agiscono come sistema informativo a distanza. 

Per una legge della fisica le strutture che emettono radiazione coerenti e sincrone, come il laser, mantengono gli atomi in uno stato di eccitazione tale da continuare ad emettere radiazione fotoniche coerenti nel tempo. La coerenza è l'allineamento in fase di fasci di onde con la stessa frequenza e lunghezza d'onda. 

L'informazione elettromagnetica (laser) viaggia a distanza senza perdere o acquistare ulteriori informazioni durante il tragitto. 

Una sospensione di sabbia marina veniva illuminata attraverso un fotometro e si poteva rilevare che l'assorbimento della luce (scelta con lunghezze d'onda simili a quelle della radiazione ultradebole) che attraversava tale sospensione era di circa il 99,9%. Se venivano posti dei germi di cetriolo vicino alla stessa sospensione si rivelava che quest'ultima tratteneva solo il 30% della radiazione fotonica e l'unica spiegazione di ciò risiede nell'eventualità che tali radiazioni possiedano un'elevata coerenza. Tutto ciò comporta che, come nel caso del laser, il trasporto di energia avviene senza molte perdite, in quanto viene annullata la possibilità di interferenze, aumenta la possibilità di identificazione e migliora la capacità di trasformazione. 

Quando una base nucleotidica del DNA assorbe della luce, la rimette in seguito emettendo un fotone e ritornando nello stato attivato. A temperatura corporea però la base attivata si accoppia con la base vicina attivata anch'essa per formare una nuova unità che si chiama eccimero. Questa nuova struttura è relativamente stabile ed emetterà il fotone che collega le due basi nel momento in cui sarà indotta dal passaggio di un fotone avente energia corrispondente alla differenza di energia tra stato attivato e normale dell'eccimero. 

Il DNA agisce non solo come fonte ma anche come deposito di luce coerente. 

Il DNA durante la fase diurna con l'esposizione alla luce si presenta più contratto per il fatto che la formazione di eccimeri porta ad un addensamento delle molecole. La scarsità di fotoni porta invece ad un rilasciamento della catena del DNA. Queste continue oscillazioni della forma delle catene porta ad una ben determinata frequenza oscillatoria che costituisce una frequenza base fondamentale che è determinata dal proprio campo fotonico emesso. 

In pratica una delle funzioni del DNA è quella di assorbire informazioni coerenti dall'ambiente esterno e di rimetterle con adeguata coerenza in seguito. Questo comporta una grande importanza nell'equilibrio organico in quanto queste informazioni fotoniche servono per mantenere i contatti tra le varie strutture del corpo formando una e vera e propria "rete" informatica che preserva l'organismo da tutti i segnali di fondo incoerenti provenienti dall'esterno (onde elettromagnetiche) e dall'interno (microrganismi, metalli pesanti, pesticidi). 

I rimedi di risonanza producono una liberazione di biofotoni in quantità variabile da parte di un tessuto in relazione: 

1) alla specificità del farmaco per l'organo, la struttura cellulare o il microrganismo. 

2) Al grado di energia e quindi di benessere dell'organo interessato (più è funzionalmente sano, tanto maggiore sarà l'emissione fotonica 

I fotoni liberati dall'effetto di risonanza si dirigono attraverso canali energetici preferenziali (canali di agopuntura??) verso aree organiche dove esiste una minore produzione di energia (focolai o campi perturbati). 

Questo flusso fotonico da aree più ricche verso aree in deficit energetico produce un effetto terapeutico aspecifico che si addiziona all'effetto terapeutico specifico del farmaco di risonanza. 

Una funzione dell'omeopatia di risonanza è proprio quella di stimolare la liberazione di molti fotoni da parte dei tessuti sani per poter riequilibrare lo scompenso energetico dei tessuti malati proprio come nella medicina cinese dove con l'impiego dell'agopuntura si tenta di ottenere un riequilibrio tra i distretti con molta energia e quelli con scarsa energia.

Dott. Carlo Giulianelli

Medico Veterinario 

Torino 

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Farmaci e gravidanza

Sul sito dell'AIFA, Agenzia Italiana del Farmaco, è ora disponibile una sezione dedicata alle future mamme, le neo-mamme e per tutti gli operatori sanitari che vogliono conoscere quali farmaci sono più indicati per il trattamento delle patologie comuni e croniche nel periodo della gestazione e del puerperio.

Potete raggiungere il sito seguendo questo link

 

 

 


 

 

Stress ossidativo

     
 

E’ uno stress chimico indotto nel nostro sistema da uno squilibrio fra la produzione e l’eliminazione di una serie di agenti ossidanti, fra i quali si ricordano i radicali liberi.

E’ caratterizzato da un meccanismo di danno cellulare dovuto ad un eccesso di sostanze chimiche definite radicali liberi. Questi ultimi sono una qualsiasi specie chimica, atomo o molecola, di natura organica o inorganica, che avendo elettroni spaiati nei suoi orbitali, tende ad accoppiarli, cedendone o acquistandone per eliminare la situazione di disaccoppiamento.

Facciamo un piccolo passo indietro per vedere che cos’è un elettrone. L’elettrone è una particella elementare portatrice di carica negativa, costituente l’atomo. L’atomo forma la materia. L’atomo è costituito da un nucleo, formato da protoni (con carica elettrica positiva) e neutroni (che non hanno carica elettrica) e da orbitali esterni (come se fosse il sistema solare, il sole, il nucleo, gli orbitali esterni, gli elettroni, i vari pianeti). Ogni atomo contiene tanti elettroni quanti sono i protoni dentro il suo nucleo.

E’ per questo che si dice che i radicali liberi sono elementi molto reattivi. La presenza infatti dell’elettrone spaiato nell’ultimo orbitale lo rende particolarmente reattivo nell’interazione con altri elettroni di altre molecole.

L’azione dei radicali liberi si estrinseca a livello di alcune componenti cellulari, quali i lipidi, le proteine e gli acidi nucleici con conseguente alterazione della cellula stessa.

I radicali liberi sono normalmente prodotti durante i processi metabolici che richiedono l’utilizzo di ossigeno. Sono quindi intermedi obbligati di reazioni chimiche basilari per i processi vitali dell’organismo che vanno dalla trasformazione degli elementi nutritizi alla difesa dell’organismo, alla detossificazione. Le specie ossidanti ed i radicali liberi svolgono cioè importantissimi ruoli fisiologici quale la trasmissione di segnali chimici fra cellule, la difesa nei confronti di batteri, il controllo sulla pressione sanguigna. E’ quindi solo l’eccesso, di una o più classi ossidanti, che è implicato nello stress ossidativo e dannoso per l’organismo.

Nel corso degli ultimi decenni lo stress ossidativo ha suscitato enorme interesse, perché si è constatato che lo stesso, per le sue più o meno capacità ossidanti, può indurre danni su qualsiasi componente strutturale del sistema, in maniera indiscriminata, senza prevedibilità degli effetti.

Gli organismi hanno sviluppato una serie di sistemi di difesa contro le specie chimiche reattive e le specie reattive dell’ossigeno (ROS), che sono potenzialmente lesive. Questi sistemi si chiamano antiossidanti. Questi possono essere endogeni (glutatione, superossidodismutasi), quindi prodotti dal nostro organismo, o esogeni (vit. C, vit. E) e quindi introdotti con gli alimenti. Se questi ultimi fossero insufficienti, si renderebbe necessaria l’introduzione di integratori specifici da parte del medico competente.

Inoltre, senza entrare troppo nello specifico, si può dire che gli antiossidanti si dividono in :

1) preventivi, la cui funzione è quella di impedire o ritardare l’ossidazione, tramite rimozione o inibizione dell’agente ossidante e quindi prevengono l’inizio dell’ossidazione rimuovendo i radicali iniziatori.

2) secondari, quando interrompono l’ossidazione una volta avvenuta.

Il sistema antiossidante è ubiquitario nell’organismo, sia nei distretti extracellulari che in quelli intracellulari.

Si può essere esposti in maniera episodica a fattori pro-ossidanti, quali stili di vita non corretti, inquinanti atmosferici ambientali, fumo di sigaretta, infezioni, utilizzo di farmaci, quali la pillola, la radioterapia.

Si è detto che l’eccesso dello stress ossidativo non compensato è direttamente responsabile di tutta una serie di alterazioni che si ripercuotono sul piano fisico, dal semplice invecchiamento, anche precoce, alla comparsa di tutta una serie di patologie molto comuni come l’ipertensione, ictus, l’infarto, il diabete, l’artrite reumatoide, alcuni tumori; oggi infatti si ritiene molte malattie siano associate allo stress ossidativo.

Si può quantificare lo stesso attraverso analisi di laboratorio specifiche, individuando poi se vi è un’aumentata produzione di radicali liberi o una riduzione delle difese antiossidanti.

Per mantenere le difese antiossidanti performanti è importante seguire uno stile di vita corretto, che comprenda un’alimentazione equilibrata e bilanciata, ricca di sostanze antiossidanti, quali frutta e verdura ed un corretto esercizio fisico. Queste sono misure semplici per controllare il metabolismo ossidativo attraverso la riduzione della produzione delle specie reagenti e l’attivazione dei sistemi metabolici antiossidanti.

Dr.ssa Monica Viotto

 
     
 

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Alcolismo e fitoterapia

Da sempre l’uomo ha ricercato sostanze che gli procurassero o prolungassero il piacere. Ha sempre tentato di scoprire piante che stimolassero il desiderio sessuale (afrodisiache) o piante che, trattate opportunamente,  lo inebriassero procurandogli condizioni di piacere fisico e mentale: a tale scopo ha prodotto e consumato sostanze alcoliche. Per la produzione di bevande alcoliche, la pianta più utilizzata inizialmente fu l’albero della palma, ma anche la canapa, l’agave, il riso, il grano, l’orzo. Tra le bevande moderne la birra ha le più antiche tradizioni, ve ne sono tracce risalenti a 10.000 anni prima di Cristo, mentre la “scoperta” del vino è relativamente più recente e datata intorno al 4.000 a. C.  Questa differenza è data dal fatto che l’orzo era molto più diffuso geograficamente e più facile da conservare, quindi era possibile produrre la bevanda quando lo si voleva. La coltivazione dell’uva, invece, era meno diffusa, richiedeva una coltivazione più complessa e sia il raccolto che l’utilizzo erano legati a quel solo periodo dell’anno: la vendemmia.

La vite e il vino hanno un ruolo centrale in diverse religioni, specie in quelle ebraica e cristiana: la tradizione legata a Noè, il vino delle nozze di Cana e come Sangue di Cristo. Nella tradizione ebraica il vino è il simbolo della festa e della gioia del Giorno fuori dal Tempo oltre che segno di alleanza fra Dio e il popolo eletto.

Fino al XIX secolo l’acqua è stata considerata nella società occidentale sostanza inadatta al consumo, poiché spesso infetta. Il rifiuto dell’acqua come bevanda è unanime da parte delle civiltà più antiche, dalla egizia alla babilonese, dall’ebraica all’assira, dalla greca alla romana. Nel corso dei secoli si era constatato che l’acqua era nociva e poteva provocare malattie acute e croniche, se non addirittura mortali: di conseguenza si evitata di berla, specie se il suo sapore era sgradevole.

L’alcol, in quanto ingrediente della birra e del vino, veniva consumato in piccole quantità e le conseguenze negative, sia individuali sia sociali, erano poche o nulle. E’ molto probabile che il contenuto alcolico di tali bevande fosse a quei tempi talmente basso da produrre ben pochi effetti nocivi che solo secoli più tardi divennero oggetto di seria attenzione e preoccupazione. Gli effetti generati da un consumo eccessivo di alcol erano, beninteso, ampiamente noti e stimolavano la speculazione di filosofi come Platone, Socrate e Senofonte.

Attualmente l’alcolismo sta diventando sempre di più una ferita sociale che produce danni fisici e mina le relazioni interpersonali. Le conseguenze in termini di salute, sociali ed economiche sono ormai allarmanti: aumentata mortalità, perdite economiche, effetti nocivi sulla salute e sulle nascite.

Molti studi scientifici si stanno realizzando sia sull’uomo che su animali per dimostrare l’efficacia delle piante medicinali utili nell’alcolismo. Diversi sono già conclusi ed hanno dimostrato come la PUERARIA LOBATA sia in grado di ostacolare l’assorbimento dell’alcol a livello gastrico diminuendo la sua entrata nel circolo sanguigno, tornando così utile nell’alcolismo cronico (genisteina e diadzeina sono due potenti inibitori degli isoenzimi gamma-2-alcoldeidrogenasi) per l’effetto di contrasto sugli effetti ansiogeni associati all’astinenza, inoltre aumenta la circolazione sanguigna cerebrale con notevoli effetti protettivi sul cervello e possiede una azione protettiva sull’ischemia miocardica, favorendo la formazione di circolo collaterale coronarico.  Da evitarne l’assunzione in età pediatrica, donne gravide, soggetti in terapia ormonale sostitutiva o donne affette da tumori positivi ai recettori degli estrogeni e di uomini con tumore alla prostata.  [Non mi stuferò mai di ricordare che le piante hanno interazioni, effetti collaterali e controindicazioni !!!]

L’ALISMA PLANTAGO ACQUATICA, rizoma,  è una pianta con notevoli effetti diuretici, ipotensivi, lievemente ipoglicemizzante ed ipocolesterolomizzante, utilissima nella fase di drenaggio degli organi emuntori. Usata in miscela con altre piante medicinali  provoca un decisivo rientro verso i parametri emato-biochimici normali di pazienti con steatosi epatica alcolica ( ALT/AST – Trigliceridi – Colesterolo) grazie al ripristino della funzione della PPAR (peroxisome proliferator activate receptor), essenziale per la regolazione degli acidi grassi epatici.

L’ASTRAGALUS MEMBRANACEUS, radix, ha un’azione epatoprotettrice ben nota, sia mediante le frazioni polisaccardiche che lo compongono, noti immunostimolanti, sia per l’intrinseca capacità di inibire l’accumulo di lipidi intracellulari indotta da alcol. La capacità di modulare la produzione di interferoni endogeni (sia alfa che gamma) e di potenziare fino al 600% la contemporanea somministrazione esogena di interferone di sintesi ne fanno una droga preziosa nel trattamento e nella prevenzione della steato-epatite.

LA SCUTELLARIA BAICALENSIS è la pianta più ricca in melatonina attualmente conosciuta (la seconda è l’Iperico): le sue attività epatoprotettrici, ansiolitiche, antitumorali (specialmente per il carcinoma della prostata) grazie ai suoi componenti flavonoidi, compresa la baicalina  e la baicaleina, esercitano anche una potentissima attività scavenger sui radicali liberi. La sua azione è diretta ai recettori neuronali delle benzodiazepine ove mediante la sua azione GABA-ergica, favorisce l’ingresso di ioni Cl nel neurone effettore, iperpolarizzando la cellula e riducendone, di conseguenza la eccitabilità; non ha alcuna interazione nella capacità cognitiva e di usare macchine, non provoca dipendenza.  E’ quindi da tenere in alta e seria considerazione sia nella fase di dissuafezione alcolica, grazie alla sua particolare azione sedativa, sia in quella terapeutica nel trattamento della patologia epatica.

IL SILYBUM MARIANUM è molto utile per l’alcolista specialmente in caso di importante interessamento epatico o di cirrosi epatica. La silimarina si è dimostrata efficace nel trattamento di tutte le patologie epatiche alcol correlate, dalle più lievi alle cirrosi gravi. Nella società occidentale, circa il 50% di tutti i casi di cirrosi epatica è correlato ad abuso alcolico. Il metabolita ossidativo  dell’etanolo, l’acetaldeide, spesso in associazione con malattie epatiche virali o metaboliche, è indicato come una delle cause principali della fibrosi epatica. L’acetaldeide danneggia le membrane cellulari, avvia la per ossidazione lipidica e forma prodotti proteici nocivi che innescano una attivazione delle cellule di Kupffer e dei lipociti e fibroblasti portali perisinusoidali. Un effetto antifibrotico è stato dimostrato dalla silimarina e l’acido ursodeossicolico, agendo con alto epatotropismo e buon profilo di sicurezza. Inoltre il beneficio più importante di questa pianta è quello di aumentare la sopravvivenza dei pazienti alcolisti affetti da cirrosi.

La SALVIA MILTIORRHIZA riduce l’assunzione di alcol stimolando nel contempo quella di acqua. Diversi studi hanno dimostrato la capacità della pianta di ridurre il consumo volontario dell’alcol.

Altri studi, invece, hanno esaminato il ruolo di alcuni oligoelementi nel metabolismo alterato dell’alcolista. Uno dei nutrienti  chiave coinvolti  è lo ZINCO. Sia il consumo acuto di alcol, sia quello cronico, ne comportano una carenza sia per scarso apporto dietetico che per ridotto assorbimento ileale. Bassi livelli di zinco sono associati a ridotto metabolismo dell’alcol, a una maggiore predisposizione alla cirrosi epatica e ad una ridotta funzione testicolare.

Negli alcolisti è anche comune una carenza di MAGNESIO. Infatti l’ipomagnesiemia  è presente nel 60% degli etilisti ed è strettamente collegata ad delirium tremens.

E’ quindi certo che la Fitoterapia può e deve dare un contributo terapeutico notevole alla persona alcolista, sia da un punto di vista preventivo, sia da un punto di vista terapeutico.

Per concludere è utile segnalare che diversi infusi, ma uno in particolare composto da Camomilla, Luppolo, Erba gatta ed altre piante mediche, sono utilizzati per la  loro azione rilassante e detossificante, con buoni risultati ormai da anni in molti centri americani per alcolisti.

Dr. Angelo Carli

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Consulenza psicologica post-parto: un supporto concreto per le neo-mamme

     
   bimbo  
 

Anche se la maternità è un momento meraviglioso nella vita di una donna, durante questa esperienza spesso la neomamma  può aver bisogno di un concreto supporto da alcuni specialisti. In questi casi si consiglia la frequenza sia a un corso preparto – utile per preparare fisicamente e psicologicamente alla maternità – sia a un corso postparto, in cui le mamme ricevono dagli esperti consigli pratici su come allattare e come comportarsi quando il piccolo si ammala e un concreto supporto psicologico.
Accade infatti che, dopo la nascita del bambino, la neomamma si trovi a conoscere emozioni nuove e stati d’animo mai provati prima. Avere un figlio costituisce infatti una vera e propria rivoluzione nella vita di una persona: per affrontare questo cambiamento in modo consapevole, il supporto di un esperto o di un gruppo di neomamme – che si affiancano al sostegno del compagno e della famiglia d’origine – può essere molto utile e, talvolta, estremamente necessario.  
Per venire incontro alle esigenze delle neomamme, sono stati progettati specifici corsi di supporto psicologico postparto. Uno degli obiettivi di tali corsi è quello di arginare i fenomeni del baby blues o della depressione post parto, condizioni di disagio che sono vissute, rispettivamente, da circa il 70% e il 20% delle neomamme. Il baby blues può manifestarsi solitamente a pochi giorni dalla nascita del bambino, quando la neomamma torna a casa dall’ospedale e si trova a dover gestire il neonato da sola. In questo nuovo ruolo, la donna può affrontare la nuova situazione con paura e depressione. Se però, nel caso del baby blues, questa condizione problematica dura solo poche settimane, la depressione post partum si manifesta con sintomi assai più gravi e duraturi: ansie, timori, stati di apatia, sonno disturbato e mancanza di appetito. In ogni caso, per entrambe queste condizioni, i corsi di supporto psicologico postparto assicura un sostegno estremamente efficace.  
La consulenza psicologica postparto però è consigliata non solo a chi soffre di disturbi come il baby blues o la depressione post parto, ma a tutte le neomamme: tali sedute, infatti, possono diventare un momento in cui comunicare e condividere le emozioni. Durante gli incontri, che possono essere individuali o di gruppo, con altre mamme, l’esperto guida la neomamma nella scoperta delle nuove sensazioni proprie della maternità. Inoltre, aiuta le donna a vivere con gioia e serenità i primi passi del bambino.  
Trova il centro che offre consulenza psicologica postparto più vicino a te, consultando Ok Corso Preparto, il motore di ricerca dei corsi preparto e postparto.

A cura di: Ufficio Stampa Ok Corso Preparto

 
     
 

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