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L'alimentazione come terapia

     
 

Da più di 20 anni insegno e prescrivo un’alimentazione che sia non solo un modo di mangiare, ma un modo di alimentarsi tale da influenzare e conservare la salute. E’ una cultura che mi sono costruita nel corso del tempo e dell’esperienza, osservando il comportamento alimentare dei miei pazienti. Purtroppo nella facoltà di Medicina il corso di Scienze dell’Alimentazione era corso complementare, posto in pausa pranzo, in cui veniva insegnato tutto il discorso sulle chilocalorie, sulla quantità dei nutrienti da ingerire, tralasciando il discorso della qualità degli alimenti, che mi sono ricostruita con l’osservazione e dagli studi pionieristici di uomini illuminati, che mettevano in correlazione la patologia con lo stile di vita, non ultimo il come si mangia. Oggi posso dire che il centro di tutte le mie terapie parte sempre dalla valutazione alimentare ed ho visto che anche nelle patologie più complicate, si riescono ad ottenere risultati tali che le persone riprendono a vivere una vita normale. Soggetti con malattie autommuni, fibromialgie, sclerosi multiple, psoriasi, diabete..., ma anche stanchezze croniche, raffreddori recidivanti, .... E’ invece molto più difficile lavorare sulle resistenze che gli schemi mentali esercitano nel seguire l’abbandono di certe vecchie abitudini alimentari. Questo è senz’altro l’ostacolo più difficoltoso da far superare al malato. Solo attraverso un regime alimentare adeguato si potrà far riparlare al paziente di benessere.

Chiaramente l’alimentazione è la base per la terapia in corso e per mantenersi in salute, poi ad essa posso associare molte altre cose.

Sono sempre più decisa a dare indicazioni precise sugli stili di vita, perché da lì parte il problema salute.

Gli alimenti sono molecole, quindi elementi farmacologicamente attivi, che possono modificare o mantenere uno stato di benessere. Gli alimenti sono in grado di “accendere” e di “spegnere” i geni. Quando in un tessuto si sviluppa il cancro, l’organismo risponde con un meccanismo di difesa che consiste nella morte cellulare programmata. Le errate abitudini alimentari potrebbero modificare questo stato di difesa e rendere il sistema compromesso, favorendo un meccanismo di proliferazione delle cellule malate. Sta quindi a noi prendere consapevolezza e responsabilità della nostra salute e decidere di intraprendere un nuovo percorso di vita.

Al giorno d’oggi c’è una netta prevalenza del concetto di cibo visto come piacere sulla semplice necessità di nutrirsi, questo ha alterato i rapporti tra sistema immunitario e cibo, fra intestino e funzionalità fisiologica. Infatti le scelte alimentari non corrispondono più ai ritmi e ai tempi della natura.

Oltre un terzo della popolazione dei paesi industrializzati ha ipersensibilità alimentari. Sono cambiate le modalità di coltivazione, i processi produttivi e le tecniche di conservazione, quindi di per sé gli alimenti hanno perso le loro caratteristiche originarie.

Il cibo non è quindi solo un veicolo di calorie o nutrienti, ma occorre considerare anche il suo ruolo “non self” immunologico e di agente che induce infiammazione anche a distanza. L’incremento dei fenomeni allergici respiratori, cutanei, ... è sempre da ricercarsi in un carico tossinico che in prima battuta ha radici nella mal alimentazione, nell’utilizzo del cibo spazzatura (troppi zuccheri in orari sbagliati o consumo di alimenti troppo raffinati o di poche fibre vegetali) e nell’incapacità di riscoperta di tutta una serie di sapori che facevano parte del passato e che sono stati soppiantati da quelli chimici e manipolati. Così pure molte altre patologie cronico degenerative, possono essere ricondotte proprio a questi fenomeni.

Senza soffermarmi troppo sul discorso intestino, posso affermare che una buona funzionalità intestinale (regolarità dell’alvo, assenza di gonfiore, meteorismo, ...), possono già essere buoni indicatori di una funzionalità intestinale adeguata. Se ci si alimenta in maniera corretta si preserva l’intestino dalle alterazioni mucosali e quindi si ha un riflesso positivo su tutto ciò che riguarda il sistema immunitario, neuroendocrino ed anche sullo stato di intossicazione.

E’, a mio avviso, il modo più saggio per garantirsi salute, energia e benessere. E’ l’unica polizza assicurativa che garantisce entusiasmo e capacità di resistenza, oltre che felicità per affrontare le sfide quotidiane della vita.

Quindi non si può disgiungere una terapia farmacologica integrata o allopatica senza ri-sistemare il quadro alimentare.

Unico grosso limite applicativo di questa modalità terapeutica siamo noi stessi, che spesso ci sabotiamo. Qua si seguito due esempi che mi capitano, anche in situazioni patologiche invalidanti. Appena si sta un po’ meglio, mi viene chiesto di dimagrire, ma spiego che il dimagrimento è in funzione dello stato di benessere dell’organismo, quindi, un organismo infiammato, farà molta più fatica a ridurre il proprio peso, rispetto ad un organismo che abbia tassi di infiammazione più bassi. E spesso i pazienti, invece di porre pazienza nel seguire quanto viene indicato, optano per diete iperproteiche o adducono la causa del loro peso a situazioni di intolleranze alimentari, concetti molto alla moda, ma poco salutari per il sistema uomo. Le diete iperproteiche, aumentano lo stato infiammatorio e le intolleranze il più delle volte sono riconducibili a stati di malessere dell’intestino, come detto sopra. Se la pazienza fosse un’alleata dei pazienti, questi manterrebbero lo schema suggerito e otterrebbero i risultati previsti. Per fortuna a questa categoria di persone appartiene solo un numero esiguo che sicuramente ha ancora bisogno di fare lavori su di sè sul piano prevalentemente emotivo.

Concludo questo mio breve discorso con questa frase: “E’ l’alimentazione che promuove la vita!” 

 Dr.ssa Monica Viotto

 
     
 

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Fibromialgia: la stanchezza cronica

     
 

E’ una malattia multifattoriale che colpisce i muscoli e le strutture connettivali fibrose (tendini e legamenti), con dolore, associata ad affaticamento già presente al mattino, rigidità, già al mattino, parestesia (alterazione della sensibilità) e disturbi del sonno. La sintomatologia è ulteriormente esacerbata da stress di varia natura (freddo, umido, ansia, …). Il segno clinico tipico di questa malattia è la presenza di specifici punti dolorosi (tender point), che hanno una dolorabilità importante rispetto alle aree limitrofe e sono diffusi su tutto il corpo e dolenti alla digitopressione. I criteri con cui si pone diagnosi si rifanno a quelli indicati dall’ACR del 2011 ed includono 19 punti dolorosi e 6 sintomi auto riferiti: disturbi del sonno, fatica, difficoltà cognitive, mal di testa, depressione e dolore addominale e quelli 2013AltCr (nato dall’unione dei due questionari), entrambi i criteri sono utili nel follow-up del paziente, mentre la diagnosi vera e propria resta comunque una diagnosi di esclusione. Secondo il National Institutes of Health, la Fibromialgia (FM) colpisce 5 milioni di Americani adulti; l’80-90% dei pazienti con diagnosi certa sono donne.

La diagnosi è di tipo clinico, in quanto non ci sono né esami di laboratorio (infatti gli indici dell’infiammazione sono generalmente nella norma), né esami strumentali, che possano diagnosticare la patologia, ma possono solo fare diagnosi di esclusione. La diagnosi si basa cioè sulla presenza di dolore, muscoloscheletrico diffuso, con prevalente interessamento della zona della colonna vertebrale, spalle, braccia, polsi, cingolo pelvico e cosce. Caratteristico di questa malattia è spesso l’associazione con disturbi dell’umore, astenia ed affaticamento cronico.

L’ipotesi più vecchia sulla genesi della patologia è da attribuirsi alla serotonina (è un neurotrasmettitore, che è coinvolto nel tono dell’umore, ma agisce su diversi distretti), che ridurrebbe l’efficienza dello stimolo del dolore; un’altra ipotesi vede coinvolti fattori metabolici, con regolazione alterata della tiroide, che determinerebbe il dolore cronico e l’anomala dolorabilità, con conseguente aumentata percezione del dolore. Alla base comunque ci sarebbe un’alterata regolazione del sistema dolorifico dell’organismo.

Personalmente, posso dire che si ottengono ottimi risultati con diverse strategie, fra queste l’utilizzo di una corretta alimentazione, l’esercizio fisico aerobico di resistenza ed a bassa intensità, con intensità da moderata a elevata, migliora la funzione e la forza muscolare nelle donne affette da fibromialgia e l’esercizio aerobico aiuta la riduzione del dolore. Sono questi i risultati che sono emersi da uno studio pubblicato dalla COCHRANE. Si è visto che l’allenamento di resistenza confrontato al placebo ma anche ad altre tipologie di esercizio di resistenza ha dato risultati migliori sul dolore, funzioni fisiche, nel numero dei siti tender e nella forza muscolare. Studio che andrà approfondito, visto che il numero delle persone reclutate aveva un’ampiezza ridotta ed alcune valutazioni sono state ritenute di bassa qualità. Lo sport ad alta intensità tende ad acuire la sintomatologia dei pazienti. L’utilizzo di presidi strumentali che ripristino la ritmicità del sistema e l’eliminazione di sostanze di scarico o l’utilizzo di elementi terapeutici di disintossicazione ed una integrazione attraverso l’integrazione di prodotti omeopatici, fitoterapici, floriterapici, …, che vadano, cioè, alla radice del perché il soggetto si trova in quella situazione. Non si dimentichi mai che il nostro corpo sta cercando di dirci qualcosa e solo attraverso l’attento ascolto e l’attenta osservazione, riusciamo a identificare qual è il messaggio che ci sta inviando.

 Dr.ssa Monica Viotto

 
     
 

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I trattamenti di bellezza durante la gravidanza, ecco cosa si può fare

     
   bellezza  
 

 

Durante la gravidanza, sentirsi belle è molto importante. Proprio per questo, non si deve rinunciare ai trattamenti di bellezza come manicure, depilazione e sedute dal parrucchiere: durante un corso preparto, gli specialisti e le ostetriche possono rispondere ai dubbi circa i trattamenti di bellezza in gravidanza, spiegando che, a parte i primi tre mesi che richiedono un’attenzione massima – perché rappresentano la fase più delicata – non è necessario rinunciare ai trattamenti estetici, purché ovviamente vi sia l’autorizzazione del proprio ginecologo.

Tra i trattamenti di bellezza a cui è difficile rinunciare vi sono le sedute dal parrucchiere: dopo i primi tre mesi ci si può sottoporre a trattamenti come tinte e colpi di sole, purché si avvisi il proprio parrucchiere di essere incinta. Esistono, infatti, prodotti specifici che oltre ad essere privi di ammoniaca, sono particolarmente indicati perché non contengono sostanze tossiche; i colpi di sole, invece, non comportano alcun problema perché gli agenti chimici non entrano in contatto con la cute. Per quanto riguarda il trattamento colorante naturale all’henné, in genere esso non comporta pericoli per il bambino perché è composto da sostanze naturali, ma potrebbe provocare qualche irritazione alla mamma.

I trattamenti di manicure o pedicure richiedono una maggiore attenzione: infatti, sebbene essi non siano sconsigliati, è bene essere certi che le strumentazioni utilizzate siano sterilizzate e perfettamente pulite, e che il trattamenti abbia luogo in un ambiente areato, per evitare di respirare sostanze tossiche. Lo smalto può essere applicato, a patto di evitare la zona delle cuticole, e non è indicata l’applicazione di unghie finte, la cui colla potrebbe essere dannosa.

Per quanto riguarda i massaggi, sono particolarmente consigliati sia perché aiutano la gestante a rilassarsi ed a ritrovare una sensazione di benessere generale, sia perché hanno una funzione linfodrenante, che aiuta ad eliminare il gonfiore. Tuttavia, sono sconsigliati i massaggi nella zona della pancia.

Anche il trattamento depilatorio non è da evitare, a patto che si rispettino alcune regole e che si presti la massima attenzione, specialmente se si utilizza rasoio o lametta, che potrebbe provocare dei taglietti e quindi dare vita a qualche infezione e irritazione. Il tipo di ceretta da preferire è quella a freddo, perché la cera a caldo potrebbe provocare stress ai capillari, mentre la crema, a patto che se ne faccia un uso parsimonioso, non è sconsigliata perché gli agenti chimici di cui è composta non penetrano oltre il livello superficiale della pelle. Da evitare, invece, la depilazione definitiva: per trattamenti come laser ed elettrocoagulazione è necessario attendere la fine della gravidanza.

I trattamenti di bellezza, pertanto, non sono quasi mai sconsigliati, ma è sempre importante prendere tutte le precauzioni necessarie e consultare il proprio ginecologo.

Per conoscere le attività con cui mantenerti in forma durante la gravidanza, visita Ok Corso Preparto!, il motore di ricerca numero 1 per i corsi preparto in Italia!

 

A cura di: Ufficio Stampa Ok Corso Preparto

 
     
 

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Il Trattamento conservativo della lombalgia cronica: ruolo dei Corsetti oggi e la terapia multidimensionale combinata

     
 

Per funzionare in maniera efficiente la colonna presenta delle naturali curvature su un piano dello spazio, le cosidette "lordosi lombare e cervicale" e la "cifosi dorsale". Rimanendo entro un certo range di valori tali curvature contribuiscono all'armonica distribuzione delle forze sulle diverse componenti portanti e favoriscono il lavoro della muscolatura paravertebrale, generando bracci di leva vantaggiosi.

L'origine della lombalgia (mal di schiena) dell'adulto di solito risiede nella patologia degenerativa cronica, ovvero nell' "usura" di alcuni elementi della colonna vertebrale (disco, faccette, legamenti). Frequentemente con l'andare del tempo si instaurano delle alterazioni della morfologia normale vertebrale in toto: la degenerazione porta alla deformità anatomica (per crolli vertebrali, spondilartrosi, discopatie gravi) e alla formazione di "curvature" anomale.  Queste possono realizzarsi su piani diversi da quello in cui normalmente è presente, cioè determinare scoliosi; fenomeno ancora più rilevante dal punto di vista clinico è tuttavia l'alterazione di lordosi e cifosi.  Si determinano anomali stress sulle strutture passive (legamenti, articolazioni faccettarie) ed attive (muscolatura) della schiena, con un contributo determinante al quadro algico (al dolore).

 

Nell'adulto, al contrario che nell'adolescente, non è più possibile influenzare la forma della colonna attraverso l'applicazione di forze esterne, come quelle generate da corsetti e busti, relegati ad un ruolo secondario negli scorsi decenni. Un fattore sfavorevole per questo tipo di approccio è anche la scarsa "compliance" del paziente: in pratica i corsetti, impegnativi da portare e spesso mal tollerati o fastidiosi, venivano dismessi dopo breve tempo.

Recenti studi tuttavia hanno modificato nuovamente la situazione e la prospettiva di utilizzo dei presidi. Oggi si riconosce nella lombalgia la presenza di "circoli viziosi" del dolore, per cui allo stimolo meccanico sopra descritto si somma la cosidetta "sensibilizzazione centrale", ovvero un dolore "amplificato  e fissato" nel cervello, per un fenomeno noto come "plasticità cerebrale". 

Sconfiggere la lombalgia con terapia conservativa è possibile in molti casi, ma solo utilizzando un approccio combinato e mirato alle varie compoenti del dolore.

L'approccio si basa sulla combinazione dei tre strumenti a disposizione, che ne amplificano le possibilità terapeutiche.

1) In anni recenti la disponibilità di tecnologie di scannerizzazione laser del corpo umano e ricostruzione tridimensionale, accoppiata alla disponibilità di materiali particolarmente leggeri e modellabili, ha consentito la realizzazione di busti su misura particolarmente precisi nell'esercitare spinte e di dimensioni ridotte, molto leggeri. 
Riducendo lo stress apportato sulle varie strutture e la mobilità della colonna si riesce a ridurre la "produzione" di dolore perifericamente, ovvero a livello dei recettori presenti nelle strutture meccaniche.

2) Contemporaneamente, per contrastare la sensibilizzazione centrale sono utilizzati farmaci specifici, diversi dagli antalgici tradizionali, cui sono associati per aumentarne notevolmente l'efficacia. Protocolli particolari sono ormai stati studiati

3) l' aggressiva rieducazione fisioterapica è il terzo fondamento; è indispensabile per coadiuvare l'effetto del busto in antitesi allo stress meccanico e contemporaneamente per minimizzarne gli effetti negativi, di riduzione riflessa del tono della muscolatura addominale e paravertebrale attraverso esercizi specifici.

Attraverso controlli seriati, l'ortopedico esperto di terapia è in grado di modulare l'utilizzo di tutori, dei diversi farmaci associati e dell'intensità della fisioterapia fino a ridurre nei casi in cui sia possibile la sintomatologia dolorosa, ricondotta sotto controllo.

Tale approccio può essere un'alternativa alla chirurgia in pazienti selezionati.

L'utilizzo di corsetti "generici" o degli strumenti terapeutici sopra indicati, in maniera non coordinata o isolata, non può condurre al medesimo successo.

Dott. Davide Caldo

Specialista in Ortopedia

Chirurgia Mini-Invasiva ed Endoscopica Vertebrale

 
 

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Dott. Davide Caldo

Psicodipendenze: nuove frontiere

     
 

La dipendenza secondo Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM IV) è collocata tra i disturbi mentali nel capitolo “Disturbo da uso di sostanza”. Qua di seguito un brevissimo excursus su cos’è la dipendenza, prima di trattare le nuove frontiere.

Elemento “cardine” comune a tutte le sostanze è la capacità di stimolare il sistema meso-limbo-corticale (sistema di ricompensa); tipici della dipendenza sono: una modalità patologica d’uso della sostanza che conduce:

- a menomazione e

- a disagio clinicamente significativo.

La dipendenza è definita da un pattern comportamentale complesso, che comprende sempre l’appetito patologico per la sostanza stessa, il cambiamento di stile di vita e di pensiero, la mancanza di controllo sull’uso, la presenza di problemi di varia natura causati o esacerbati dall’uso della sostanza stessa.

Le cause sono da ricercare in un’alterazione dei meccanismi cerebrali che controllano la gratificazione e gli stati motivazionali.

Le sostanze psicoattive agiscono sui neuroni situati in zone profonde del cervello, in particolare modo nelle aree limbiche.

Ho anche avuto l’opportunità di lavorare lungamente nell’ambito delle dipendenze e di poter acquisire un’esperienza tale da poter dire che se si lavora in maniera capillare, costruendo una relazione di reciproca stima e rispetto e se si lavora in maniera sinergica con il paziente, la probabilità di abbandono della sostanza è molto alta. Chiaramente ogni caso è a sé stante ed ogni situazione va valutata nel contesto della propria estrinsecazione. Anche il momento in cui si decide di attivare una terapia di questo tipo è importante, perché si bisogna avere la sicurezza di voler veramente voltar pagina. Sarà solo la genuina volontà di cuore che darà l’input adeguato a desiderare di intraprendere il percorso terapeutico. Ogni cosa ha il suo tempo, bisogna essere bravi ad afferrarlo e a sfruttare il momento giusto!

Il sistema che abitualmente adotto è molto diverso dai modelli classici pur avendo una base comune, quello farmacologico di stabilizzazione del sistema di craving e quello di stabilizzazione dell’abuso della sostanza, quando necessario, per mettere in sicurezza la salute e la vita del paziente. Per tutto il resto del programma il sistema terapeutico è un lavoro su ciascuna dimensione della persona, che avendo gradi importanti di sensibilità, è scivolata verso la dipendenza.

E’ un aiutare a destarsi dal torpore che la sostanza o la dinamica ripetuta del comportamento induce, è un far emergere le risorse che ciascun individuo possiede in potenza dando la forza di porsi in una condizione differente rispetto a quella che si sta vivendo e che pare ineluttabile e definitiva.

E’ riarmonizzare il senso di vuoto che è una proiezione delle proprie paure reali o vissute, ma dare a questo vuoto la giusta collocazione, esortando a sviluppare tutte quelle capacità che hanno solo bisogno di essere attivate.

La mia esperienza mi permette di dire che le persone affette da questo disturbo hanno immense risorse, che sono lì, in attesa di essere dischiuse ed espresse.

Qualsiasi patologia ha radici profonde, non solo in disturbi fisiopatologici, ma anche a livello di conflitti emotivi, di incapacità di bypassare le proprie resistenze, le proprie convinzioni e le proprie vecchie registrazioni, che bloccano la persona in quella dimensione. La patologia è l’opportunità di porsi davanti a se stessi e di porsi quesiti per sciogliere il nodo che sostiene la situazione in corso.

Credo profondamente nelle capacità di reselienza delle persone che sono affette dalla dipendenza. E’ solo insegnando loro a guardare da un angolatura differente gli eventi del passato e del presente che tutto diventa possibile.

Il programma è personalizzato ed altamente individualizzato in base alla dinamica e alla storia della persona in questione, in base alla situazione biochimica  oltre che emotiva, in base a come vive la dipendenza, in base al perché si accende la richiesta della sostanza o del comportamento, che è richiesta legata a circuiti ben specifici, che hanno basi ben precise. Si utilizzano sistemi differenti per eradicare o rimodulare circuiti biochimici o mentali che si sono tarati su livelli scorretti di funzionalità. Unica cosa che si richiede al paziente è l’essere sinergico col medico e/o lo psicologo ed affidarsi a quanto gli viene consigliato in ogni seduta, senza porsi troppe domande o senza porsi obiettivi troppo sovradimensionati. Ogni consiglio, esercizio o quant’altro che viene impartito durante i colloqui viene motivato e spiegato in modo tale che il paziente sia consapevole del percorso che sta attuando e di quali saranno i benefici che ne riceverà.

Non ci sarebbe lo spazio per menzionare tutti i risultati ottenuti, per poter trascrivere le testimonianze di chi è passato dall’ombra alla luce della vita. Sicuramente è un buon sistema attraverso cui si possono sciogliere o rivedere vecchi schemi di comportamento che minano la salute propria e quella dei propri cari.

 

 Dr.ssa Monica Viotto

 
     
 

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Haemobartonellosi (Anemia infettiva felina)

L’agente eziologico della malattia è il Mycoplasma haemofelis (precedentemente classificato come haemobartonella felis), un microorganismo parassita dei globuli rossi.

I gatti si possono infettare 

· Attraverso il morso delle pulci 

· Durante la gravidanza, per via transplacentare 

· Durante il parto per contatto di sangue dalla madre infetta al gattino 

· Durante l’allattamento 

· A causa di trasfusioni di sangue infetto 

Non è ancora del tutto noto come avvenga la trasmissione della malattia da gatto a gatto. Le gatte clinicamente malate possono infettare i gattini ma non è stato determinato se la trasmissione avvenga in utero, durante il parto o attraverso l’allattamento. 

E’ stata ipotizzata la trasmissione attraverso il morso. I combattimenti e l’infestazione di pulci hanno un ruolo nella trasmissione dell’infezione.

Il tempo di incubazione è solitamente di 6-17 giorni. I microorganismi si fissano alla superficie della membrana eritrocitaria ed inducono un danno strutturale, che abbrevia la vita dei globuli rossi e provoca la perdita di emoglobina. L’esposizione e l’alterazione degli antigeni associati alla membrana eritrocitaria determinano la produzione di autoanticorpi che rivestono gli eritrociti e possono dare inizio a un’emolisi. Gli anticorpi fissati alle membrane degli eritrociti possono causare l’agglutinazione, inibendo la circolazione dei globuli rossi attraverso la milza ed altri letti vascolari. La maggior parte della perdita degli eritrociti è dovuta alla loro fagocitosi nella milza. 

Sintomi 

L’anemia infettiva felina, causa anemia che si può accompagnare a febbre nei primi stadi della malattia. I segni clinici includono stanchezza, depressione, inappetenza e pallore delle mucose, talvolta associati a perdita di peso o manifestazioni respiratorie.  

Tali segni clinici sono comuni a molte altre patologie che causano anemia e non specifici dell’emobartonellosi. 

Altri segni clinici possono essere aumento di volume della milza e dei linfonodi. Le prime due o tre settimane dall'infezione sono asintomatiche: il gatto sta apparentemente bene. Alcuni gatti riescono a rimanere in questa fase per molto tempo, anche per tutta la vita: nonostante si siano infestati con Mycoplasma haemofelis non manifestano alcun problema. Sono per questo detti portatori sani. 

La maggior parte dei gatti però non rimane asintomatica e svilupperà la malattia. E’ necessario un fattore stressante, come una patologia o un intervento chirurgico per scatenare la malattia.

L'emobartonellosi inizia con una fase acuta caratterizzata da una grave anemia che può anche portare a morte il gatto. I parassiti infatti si legano alla membrana dei globuli rossi, danneggiandoli e rendendoli così soggetti all'azione della milza che li distrugge. Se l'animale non muore durante la fase acuta inizia la fase di guarigione nella quale i globuli rossi non vengono più alterati ed Mycoplasma haemofelis viene imprigionato nella milza, senza tuttavia venire eliminato del tutto. Nonostante il gatto cominci a stare meglio e l'anemia a risolversi, il parassita è quindi ancora presente e può rimanere anche per anni. 

Fattori stressanti possono quindi causare un calo delle difese immunitarie del micio e una conseguente ricomparsa della fase acuta della malattia. 

I gatti a rischio sono quelli che possono uscire all’aperto, ma non sono fuori pericolo quelli che vivono esclusivamente in casa. 

La stagione più a rischio è la stagione calda, dove il numero di pulci è più elevato. 

Diagnosi 

Essenziale eseguire un esame del sangue (emocromocitometrico completo) che ci rivelerà con certezza la presenta di una grave anemia.   

Esame parassitologico diretto: consiste nell’individuare il Mycoplasma haemofelis attaccato ai globuli rossi. 

PCR (polimerase chain reaction): è in assoluto il metodo più sicuro per diagnosticare l'emobartonellosi. 

E’ utile anche effettuare esami per escludere la presenza di altre malattie infettive del gatto (FIV, FELV) di cui questa può essere opportunista. 

Trattamento 

Per trattare la Emobartonellosi si utilizzano farmaci antibiotici ed anche corticosteroidei per contrastare l’emolisi immunomediata. 

Il Medico Veterinario saprà scegliere il farmaco migliore 

Prevenzione 

E’ opportuno prevenire le infestazioni da pulci e limitare le aggressioni tra gatti. 

Negli allevamenti è necessario tenere sotto controllo tutti i soggetti in modo da evitare che l’Emobartonella si insinui.


Dott. Carlo Giulianelli

Medico Veterinario 

Torino 

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Intossicazione da cioccolata

L`intossicazione da cioccolata, spiegano i tossicologi, è una delle più comuni che si possono verificare negli animali domestici e nei cuccioli. Se sulle confezioni dei detersivi c’è scritto «tenere fuori dalla portata dei bambini», sulle tavolette di cioccolata, specie quella fondente, dovrebbe comparire a chiare lettere la scritta «tenere fuori dalla portata dei cani». Basta che il proprio cane trovi in casa un pò di cioccolata, e ne mangi una ventina di grammi, per rischiare gravissime intossicazioni, fino alla morte dell’animale.

L’allarme viene dal sito Tox.it , redatto da specialisti tossicologi e operatori di Centri Antiveleni. L’intossicazione da cioccolata, spiegano i tossicologi, è una delle più comuni che si possono verificare negli animali domestici e nei cuccioli. Fortunatamente la maggior parte dei casi si dimostra di scarsa gravità; alcune volte, però, si verificano casi seri con rischio di vita per l’animale. Il rischio deriva dalla presenza nel cioccolato di composti chimici chiamati metilxantine. Le metilxantine, tra cui anche la caffeina e la teobromina, sono eccitanti del sistema nervoso e del sistema cardiocircolatorio e provocano tremori, scosse muscolari, convulsioni, aritmie cardiache, crisi di ipertensione arteriosa. L’entità del quadro tossico è direttamente proporzionale alla dose ingerita.

A rischio è soprattutto il cioccolato fondente: più è dolce la cioccolata, minore la quantità di metilxantine presenti. Ad esempio il cioccolato al latte contiene circa 140-173 mg di metilxantine per 100 grammi di prodotto mentre quello fondente ne contiene 1198- 1232 mg per 100 grammi. Sintomi di media gravità compaiono per dosaggi intorno ai 20 mg per chilo di peso dell’animale mentre l’intossicazione è severa per dosaggi intorno ai 40 mg/kg. Quindi, la dose fatale di cioccolata al latte per un piccolo cane come un barboncino è compresa tra 140 e 280 grammi, mentre quella di cioccolata fondente è tra 14 e 28 grammi. La dose fatale di cioccolata al latte per un cane di media taglia come un segugio è compresa tra 450 e 700 grammi, mentre quella di cioccolata fondente è tra 55-80 grammi. Mentre un grande cane come il Labrador rischia se ingurgita uno o due chili di cioccolata al latte o 100-200 grammi di cioccolata fondente. Chi ha entrambe le passioni, quella per i cani e quella per il «cibo degli Dei», deve insomma stare molto attento a non dimenticare per casa tavolette di cioccolata aperte: il cane mangia di tutto, e le conseguenze possono essere disastrose.

Se si sospetta che il proprio cane abbia ingerito della cioccolata, avvertono i tossicologi, bisogna anzitutto cercate di capire la quantità ingerita, e poi chiamare il veterinario e sperare che il proprio amico a quattro zampe abbia una fibra resistente.

Dott. Carlo Giulianelli

Medico Veterinario 

Torino 

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Perché scegliere un corso preparto in acqua

     
   Preparto  
 

L’acqua è l’elemento indispensabile per la vita: allontana la fatica, favorisce il rilassamento e rappresenta uno dei segreti per il benessere quotidiano di grandi e bambini. Anche nel corso della gravidanza l’acqua può avere un ruolo molto importante: molte strutture propongono dei corsi preparto in acqua, che possono aiutare le future mamme a vivere al meglio i mesi della gravidanza e a prepararsi al travaglio, attraverso esercizi mirati.

Questo tipo di corso preparto suscita un notevole interesse nelle donne in dolce attesa, che spesso però hanno dubbi e domande: come si svolgono le lezioni di questi corsi? Occorre saper nuotare? Il corso preparto in acqua viene consigliato solamente alle donne che hanno scelto di far nascere il proprio figlio in acqua o anche a chi vuole partorire in modo “tradizionale” all’ospedale? Proviamo a riepilogare le principali informazioni sui corsi preparto in acqua, chiarendo i dubbi più comuni.

Nei corsi preparto in acqua, gli esercizi vengono svolti in piscine colme di acqua riscaldata (la temperatura è variabile e oscilla tra i 29 e i 32 gradi). Dal momento che nella vasca l’altezza dell’acqua raggiunge al massimo gli 80 centimetri, non è importante tanto saper nuotare, quanto piuttosto avere confidenza con l’ambiente acquatico, in modo da poter affrontare il corso in modo sereno e positivo. Un altro dubbio comune riguarda il fatto che tale corso preparto possa essere consigliato solo a chi ha deciso di partorire in acqua. In realtà, tutte le future mamme possono frequentare questo tipo di corso, anche quelle che partoriranno in modo “tradizionale” (a patto che la gravidanza non presenti particolari complicazioni). Certamente, chi ha già optato per il parto in acqua è più stimolato a iscriversi: esistono infatti corsi progettati in modo specifico per chi partorirà in acqua, che hanno lo scopo di supportare la futura mamma a prendere sempre più confidenza con questo elemento.

Le lezioni dei corsi preparto in acqua sono tenute da un insegnante di nuoto o di acquagym e da un’ostetrica e propongono una serie di esercizi mirati, che hanno l’obiettivo di andare a stimolare proprio i distretti muscolari maggiormente colpiti dai cambiamenti fisici della gravidanza. Accanto a questi esercizi, vengono presentate anche attività legate al rilassamento e al controllo della respirazione, in grado di favorire nella donna una maggiore di presa di coscienza del proprio fisico.

È un fatto noto che l’ambiente acquatico riduca il peso di un corpo a circa un sesto rispetto a quello a terra. Per questo, l’esercizio in acqua è meno faticoso per le donne in gravidanza: i movimenti necessitano di minore sforzo, senza caricare di lavoro le articolazioni, ma con identici benefici a livello muscolare rispetto all’esercizio a terra. Inoltre, la compressione graduata dell’acqua sulle gambe è una preziosa alleata per sconfiggere i gonfiori, con un effetto linfodrenante che genera benessere. Infine,  sempre grazie all’alleggerimento del peso corporeo nell’acqua, in questo elemento vengono alleviati i dolori alla schiena e nella zona lombo sacrale, che subiscono le conseguenze della progressiva crescita del peso del bambino.

Sei interessata a un corso preparto in acqua a Milano? Consulta Ok Corso Preparto per trovare il corso più adatto alle tue necessità.

 

A cura di: Ufficio Stampa Ok Corso Preparto

 
     
 

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Primum non nocere: Medicina Funzionale di Regolazione

     
 

La Medicina Funzionale di Regolazione (M.F.R.) è quella disciplina che focalizza la propria attenzione sui disturbi funzionali manifestati dalla persona, andando a ricercare la causa prima di questo disturbo.  Favorisce, sostiene ed attiva il processo di autoguarigione nell’organismo. E’ quella branca della medicina che basa il proprio metodo sulla fisiologia. E’ cioè quell’intervento atto a sostenere, ripristinare le capacità di guarigione proprie della persona, rispettandone l’equilibrio. Individuando ed eliminando tutti i fattori che ostacolano il buon esito della terapia e quindi della cura. Rimuovendo cioè i campi di disturbo (stati d’intossicazione, presenza eccessiva di metalli pesanti, inquinanti di varia natura, alimenti intolleranti o che creano allergie, cicatrici, disagi emotivi, …) si può riacquistare la capacità di guarire.

E’ una metodica che mette in relazione i punti di forza e di debolezza della persona, ponendo l’attenzione su questi ultimi al fine di cercare di ottenerne il miglioramento.  Attraverso la Medicina Funzionale di Regolazione si riarmonizza il sistema in modo che lo stesso dia il meglio di sé, senza entrare in distress e al deragliamento del sistema stesso.

E’ una medicina a misura d’uomo, personalizzata e “cucita” sul soggetto in esame. E’ una modalità che aiuta a migliorare se stesso partendo dai propri talenti. E’ come se si slatentizzasse la capacità del sistema uomo, in maniera fisiologica.

La M.F.R. modernizza i concetti della risposta allo stress di Cannon W. E. (intorno agli anni 20 del secolo scorso) e i concetti della sindrome generale di adattamento di Selye, alla luce degli ultimi studi della PNEI (psiconeuroendocrinoimmunologia). Storicamente agli inizi degli anni cinquanta, Cannon e Selye sono le due figure a cui si deve il termine di stress. Cannon considerò l’importanza dell’attivazione del sistema nervoso autonomo in risposta ad un evento stressogeno, quindi lo stress veniva definito in base agli stimoli necessari per ottenere queste risposte fisiologiche. Selye invece fu il primo a far partecipare alla definizione di stress il sistema endocrino. Inoltre secondo questo studioso, le manifestazioni si verificano in maniera aspecifica, in seguito a qualsiasi tipo di stimolo ed indipendentemente dal tipo di stimolo.

La M.F.R. è quindi un ponte fra medicina accademica e medicina non convenzionale, si può dire che è una medicina integrata, infatti è suo compito comprendere il senso biologico dei meccanismi di regolazione del soggetto vivente (sistema nervoso autonomo, sistema metabolico e regolazione cerebrale). La M.F.R. oltre ad avere un approccio differente al paziente, perché valutato come individualità biochimica, pone attenzione sulla matrice extracellulare, quel sistema che si occupa del nutrimento delle cellule e della rimozione dei prodotti di scarto.

La maggior parte dei medici funzionalisti italiani fa riferimento alla scuola tedesca, ricca di materiale scientifico sul versante bioenergetico, omeopatico e omotossicologico. Per la medicina convenzionale italiana, quella della mutua e degli ospedali per capirci, il termine “funzionale” il più delle volte non è conosciuto o confuso con le metodiche riabilitative del sistema osteo-mio-articolare o, per coloro che si sono documentati un po’ di più,  è collegato esclusivamente a malattie senza sintomi, psicosomatiche o addirittura immaginarie.

Lo studio funzionale del sistema neuro-endocrino, del sistema immunitario e di quello nervoso autonomo, è nient’altro che la comprensione dei mediatori dell’adattamento alla quotidianità della vita. Questo permetterà al medico di fornire strumenti di osservazione e di ragionamento innovativi in grado di valutare gli effetti cumulativi degli stressor e le capacità da parte del sistema di rispondere alle richieste poste.

La M.F.R. integra le metodologie diagnostiche convenzionali con sistemi di biorisonanza che analizzano la fisiologia energetica del soggetto. Con questi sistemi si riuscirà a cogliere i cambiamenti fisiologici che intercorrono fra disturbi pre-clinici e stressor e lo svilupparsi della patologia conclamata. Il supporto di strumentazione di biorisonanza, agevolerà sia il lavoro di anamnesi che quello di terapia, velocizzando il sistema di sblocco di tutta una serie di interferenze a cui l’organismo potrebbe essere sottoposto, dal semplice stato di intossicazione a quello legato a campi di disturbo alimentare, emozionale, ….

Attraverso la M.F.R si ha la rivisitazione della semeiotica e la valutazione dei primi segnali disfunzionali, in modo da poter intervenire prima che il sistema si cronicizzi su una condotta non consona.

La M.F.R. offre la possibilità di avere un approccio in grado di spiegare la/e causa/e su un problema di salute, senza porre attenzione ed impostare una terapia solo sul sintomo.

La M. F. R., come è stato già detto è supportata da strumentazioni (Check, Audiocolor, Matrix, EmWave, Select), attraverso cui porre diagnosi e terapia utilizzando le leggi della biorisonanza.

Questa modalità terapeutica, negli ultimi anni ha trovato una collocazione importante all'interno di molte squadre sportive (Milan calcio, Novara calcio, Lega Nazionale Pallavolo serie B, Federazione Italiana Fitness, Aironi Italian Rugby, Grande Milan Rugby, Natural Bodybuilding, Fitness Italy, …)

Personalmente questo tipo di approccio al paziente ha cambiato in me, anni fa, la qualità del lavoro e il servizio offerto al paziente. Mi ha dato la possibilità di integrare le varie conoscenze di cui dispongo e di poter utilizzare i vari presidi terapeutici quali supporto nutrizionale, l’omeopatia, la fitoterapia, …. in modo da essere orchestrati da un filo comune che li tiene uniti e cioè la M.F.R. Si comprendono molto di più nel paziente le dinamiche fisiologiche che in quel momento non sono sufficientemente efficienti e si imposta una terapia personalizzata andando a risolvere la causa che sostiene il problema.

E’ sicuramente una modalità terapeutica che pone l’attenzione sul paziente, sulla propria individualità fisiologica, biochimica, emotiva, …

 Dr.ssa Monica Viotto

 
     
 

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Musicoterapia in gravidanza: comunicare con il bambino attraverso la musica

     
   Musicoterapia in gravidanza  
 

Alcune donne in dolce attesa scelgono di frequentare un corso preparto di musicoterapia in gravidanza perché credono fermamente che la musica possa rappresentare un utile strumento non solo per volersi bene, migliorando la relazione con il proprio corpo, ma anche per affrontare la gravidanza con maggiore serenità, nel corpo e nella mente, e per iniziare a comunicare con il piccolo che sta crescendo dentro di loro. In effetti, abbinare a un corso preparto tradizionale anche delle attività musicoterapiche può recare importanti benefici sia alla donna sia al nascituro.

In un feto, il senso dell’udito comincia a svilupparsi solo dalla ventisettesima/trentesima settimana di gravidanza. Attraverso un mezzo universale come quello della musica, vengono proposti alle donne in gravidanza alcuni esercizi di rilassamento e di respirazione che agevolano le future mamme ad abbandonare ansie e stress e a raggiungere e conservare uno stato mentale positivo. Inoltre, durante i corsi, le donne intraprendono un percorso di ascolto del bambino e delle sue reazioni alla musica o alle voci dei genitori.

Nei mesi di gravidanza, la musica può costituire un mezzo di comunicazione, semplice e insieme efficace, tra la mamma e il bambino. Al contempo, dal momento che tutti gli stimoli provenienti dall’ambiente prenatale, infatti, influenzano lo sviluppo del nascituro, anche la musica può contribuire ad aiutare lo sviluppo del sistema nervoso del feto. Sicuramente, il suono “musicale” più importante e veicolo di comunicazione con il nascituro è rappresentato dalla voce dalla voce della mamma: nell’atto di parlare o di cantare la futura mamma porge una vera e propria “coccola sonora” che il bambino è senza dubbio in grado di cogliere. In alcuni corsi preparto di musicoterapia, accanto all’ascolto di musica, gli operatori propongono anche attività di canto prenatale (importanti anche per apprendere le tecniche di respirazione da utilizzare al momento del parto) e di uso spontaneo della voce. In queste sedute entrambi i genitori vengono chiamati a entrare in comunicazione con il piccolo nel grembo materno, imparando a modulare la propria voce, attraverso nenie e filastrocche (non tutte cantate).

Ovviamente le melodie presentate durante il corso hanno un ritmo lento, che ha un effetto tranquillizzante sul feto. La scelta di musiche dolci fa sì che le donne vivano momenti di benessere psicofisico e vengano facilitate l’associazione e la rievocazione di momenti sereni. Spesso gli esercizi di rilassamento e di ascolto della musica vengono accompagnati anche con l'insegnamento di alcune tecniche di rilassamento. Tali tecniche possono essere impiegate anche senza sottofondo musicale; possono quindi tornare utili durante il travaglio e nelle ore del parto, momenti in cui è importante rilassare i muscoli della gestante e avere un buon controllo mentale.

I corsi preparto di musicoterapia in gravidanza sono particolarmente adatti agli ultimi tre mesi della gravidanza, poiché solo in questo ultimo periodo il neonato sviluppa la facoltà dell’udito ed è quindi in grado di avvertire in modo chiaro gli stimoli uditivi. Se la futura mamma decide, invece, di frequentare questi corsi nei sei mesi precedenti, può comunque avere notevoli benefici, imparando le tecniche per il rilassamento e per il controllo dello stress attraverso la musica.

Se cercate un corso di musicoterapia in gravidanza, consultate Ok Corso Preparto, il motore di ricerca italiano dedicato ai corsi preparto e postparto.


A cura di: Ufficio Stampa Ok Corso Preparto

 
     
 

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