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Staminali del cordone ombelicale: come scegliere la banca

     
  Staminali  
 

Una coppia di genitori che decida per la conservazione cellule staminali del cordone ombelicale del proprio figlio deve, come prima cosa, scegliere a quale società rivolgersi. La raccolta del campione di sangue che verrà conservato nel tempo avviene a pochi istanti dalla nascita, si tratta di un momento delicato che deve essere gestito in maniera sicura.

Esistono molte biobanche private, ma la qualità dei servizi offerti da ciascuna varia sensibilmente. Di seguito presentiamo alcuni criteri che possono aiutare ad effettuare una scelta serena e consapevole.

In primo luogo, il numero dei campioni conservati e dei trapianti effettuati rappresenta un indicatore affidabile dell’esperienza e della competenza di una banca nel conservare i campioni di sangue prelevati.

Inoltre, è bene accertarsi della presenza di una certificazione di qualità riconosciuta a livello internazionale che imponga standard elevati. La più importante, in questo settore, è la GMP (Good Manufacturing Practice).

Un altro aspetto rilevante è l’autorevolezza del Comitato Scientifico che presiede le attività della biobanca, che è possibile valutare attraverso la quantità e la qualità delle pubblicazioni edite dai suoi componenti.

Bisogna poi considerare l’esistenza di misure volte a tutelare sotto il profilo legale ed economico i clienti che si rivolgono a una certa struttura: è opportuno che il contratto sia afferente al diritto italiano, e che risponda alle normative fiscali nazionale ed europee.

Inoltre, in caso di insolvenza o di altri problemi finanziari, il cliente deve essere protetto da un’assicurazione che garantisca la crioconservazione del cordone ombelicale per tutti gli anni previsti.

Un ultimo aspetto che può aiutare una famiglia a orientarsi verso una banca piuttosto che un’altra è la presenza di servizi aggiuntivi quali l’assistenza a domicilio, il diritto di recesso, il funzionamento del servizio in qualsiasi momento del giorno, in qualsiasi giorno dell’anno.

Più alto è il numero dei criteri di qualità soddisfatti da una banca del cordone ombelicale, più sarà facile che le famiglie vi si affidino in completa tranquillità.

 

Per ulteriori informazioni: www.sorgente.com 

 

A cura di: Ufficio Stampa Sorgente

 
     
 

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I molti gusti del cibo

Nel suo “Compendio di psicoanalisi”(1938, Opere, Vol. XI) Freud affermava che “L’amore nasce in appoggio al bisogno soddisfatto di nutrimento”, a sottolineare l'importante relazione di una funzione  fisiologica. Dopo Freud sono stati condotti diversi studi che dimostrano come non sia solo l'apporto nutrizionale del cibo a determinare un adeguato sviluppo fisico nei bambini ma anche la qualità psico-affettiva che accompagna l'atto stesso del nutrire.

Il cibo è l’anticamera della capacità di godere della vita, dell’ambiente, dell’esplorazione di sé e dell'altro. Il cibo è conoscenza!

Oggi sappiamo che il rapporto con il cibo ci parla di noi a livelli molto profondi e non solo individuali ma anche di società. Basti pensare ai gravi disturbi alimentari (di cui non ci occuperemo in questo post) per pensare come nella società occidentale attraverso il rifiuto o l'avidità di cibo si manifestino questioni molto complesse.

Al di là delle più note anoressia e bulimia si sente oggi parlare anche di ortoressia, ovvero il bisogno portato ai suoi estremi di adeguarsi ad un regime alimentare che evita e predilige determinati cibi in modo intransigente, in nome della guarigione, purificazione o più genericamente, di uno stato di benessere psicofisico permanente. Un atteggiamento sempre più diffuso, socialmente accettato, che però nelle sue forme più inflessibili denuncia una problematica da non sottovalutare.

In determinati momenti della nostra vita sarà capitato forse a tutti noi di  affidarci alla speranza di proprietà benefiche e salvifiche di un determinato cibo o terrorizzati all'idea di consumarne un altro. Per quanto possiamo concordare sul fatto che esistano cibi migliori per il nostro organismo e cibi che è meglio limitare nella nostra dieta, quando questi diventano oggetto di dettami inviolabili allora dovremmo prenderci cura dell'angoscia profonda che minaccia la nostra salute, incolumità e benessere.

A questo punto potremmo chiederci come  il cibo possa diventare un veicolo così potente di paure e speranza legate al nostro benessere.

La risposta arriva da molto lontano, forse da prima ancora della nostra nascita, fin dal rapporto con quel cordone ombelicale che ci nutriva e da qui dipendeva la nostra esistenza in modo totale.

Cibo come sopravvivenza:

per molto tempo la sopravvivenza dell’uomo è stata legata ad un meccanismo molto semplice: mangiare o essere mangiati. Oggi questo meccanismo non è così evidente, ma forse nasconde, in modo più sottile, meccanismi che organizzano le nostre abitudini.

Cibo come espressione creativa:

Il cibo manifesta la capacità dell’uomo di trasformare in modo creativo ciò che la natura ci offre costituendo dei veri e propri rituali quotidiani: guai a tradire le ricette di famiglia!!!

Cibo come fonte di piacere e gratificazione

Il piacere offerto dal cibo è un piacere multiplo e complesso, noi mangiamo il cibo con tutti i sensi: la vista (mangiarsi qualcosa con gli occhi), l’olfatto, il tatto ed, infine, il gusto.

Ma nella nostra cultura il piacere richiama l’idea di peccato (i peccati di gola!) e il conseguente senso di colpa.

Il cibo arriva pertanto sulla tavola accompagnato da elementi emotivi e relazionali molto definiti, anche quando non riconosciuti consciamente:

Gusto e emozione sono due esperienze inseparabili

Il cibo può essere fonte di piacere o frustrazione, spesso le due cose diventano simultanee, provocandoci un senso di esasperazione. Come si diceva prima, “Mangiare è un piacere complesso” (Roccato) non nel senso di complicato ma di composto da differenti tipi di piacere, é infatti un piacere che coinvolge molti sensi e molte modalità di fare esperienza di sé. Esso comprende un piacere corporeo che coinvolge i sensi (il calore, l'odore, il sapore, la consistenza), è un piacere relazionale, fin dai primi istanti di vita, è un piacere mentale, legato al percepirsi in armonia con se stessi e con il mondo esterno.

Proviamo a chiederci, come reagiamo di fronte  ad un cibo nuovo? come ci sentiamo? Spaventati, incuriositi, attrattati, indifferenti? Forse scopriremo che i nostri atteggiamenti verso il cibo e verso le situazioni nuove, in generale, non sono così differenti. Per andare a ricercare connessioni ancora più lontane, ma più profonde e significative, cosa si racconta di noi riguardo il modo in cui abbiamo iniziato a mangiare: eravamo dei piccoli divoratori o i nostri genitori hanno dovuto diventare dei saltimbanchi per farci deglutire una forchettata di pasta? Ingordi fino all'ultima briciola o iper-selettivi? Per quanto oggi sia cambiato il nostro atteggiamento verso il cibo, come reagiamo al nuovo e alle esperienze che nutrono  lo spirito? 

Cibo e cultura

Il cibo ha anche a che vedere con il definirsi della nostra identità, sia sul piano individuale che culturale. In questo senso “noi siamo ciò che mangiamo” per le scelte consapevoli fatte su questo piano.

Sappiamo bene quanto sia stretta la relazione cibo/religione, basti pensare ai sacrifici, alle restrizioni alimentari in certi periodi particolari, ai cibi tabù, alle celebrazioni dove il cibo non è mai assente dalla scena. 

Oppure pensiamo  all'ospitalità, sia nelle grandi occasioni che nelle piccole, è difficile pensare ad un gesto di ospitalità senza l'offerta di qualcosa da bere o da mangiare, quando qualcuno di realmente benvenuto varca la soglia della nostra casa.

Come abbiamo solo potuto intravvedere in queste poche righe, il rapporto con il cibo è sempre complesso e profondo, in ogni sua espressione, sia che lo evitiamo sia che lo ricerchiamo senza sosta. Alla base di molte diete e dei relativi insuccessi, c'è spesso un mancato riconoscimento del fatto che il problema si pone ad un altro livello, che il modo in cui ci relazioniamo al cibo rappresenta, simbolicamente, altro.

Posso concludere proponendovi un piccolo gioco. La prossima volta che siederete a tavola per il consueto pasto, o che vi proporranno un cibo completamente nuovo, fate un esperimento su voi stessi: provate ad ascoltarvi/osservarvi: cominciate dal corpo nello spazio, la vostra postura, le azioni che state compiendo, poi passate ai muscoli del vostro viso, alle sensazioni interne alla bocca, ed infine fate caso al vostro respiro, frequenza, profondità, senza voler modificare nulla, ma solo prendendo coscienza di come vanno la cose in quel preciso istante e di cosa questo significhi per voi…   Se riuscite a fare tutto questo prima che il cibo sia scomparso dal vostro piatto mentre altri pensieri vi hanno distratti, noterete qualcosa di nuovo che vi sorprenderà.

 Dott.ssa Giorgia MicenePsicologa e Psicoterapeuta


Bibliografia

P. Rozin,  in THE SELECTION OF Food BY RATS,HUMANSAND OTHERS ANIMALS,Universita`della Pennsylvania

S.Freud  Compendio di Psicoanalisi

M. Pollan “Il dilemma dell’onnivoro

Winnicot Dalla pediatria alla psicoanalisi

 

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Staminali del cordone ombelicale, donarle o conservarle?

     
  Staminali  
 

Numerosi studi internazionali hanno ampiamente confermato il valore delle cellule staminali utilizzate in ambito clinico per il trattamento di molteplici patologie. Tali cellule si possono trovare anche all’interno del sangue cordonale di ogni neonato. Questo è il motivo principale che dovrebbe spingere ogni famiglia che sta per avere un figlio ad informarsi sul prelievo e sulla conservazione cordone ombelicale, sia privatamente che attraverso una donazione al sistema pubblico.

E’ necessario allora fare chiarezza sull’argomento, per permettere ad ogni coppia di futuri genitori di compiere una scelta consapevole e ragionata.

La prima via possibile riguarda la donazione delle cellule staminali raccolte dal cordone ombelicale del proprio bambino al servizio pubblico. La proprietà del campione passa quindi dai genitori al sistema sanitario nazionale e viene conservato in una struttura pubblica per poi essere utilizzato nel caso in cui venga riscontrata la compatibilità necessaria per effettuare un trapianto allogenico. L’unica eccezione da ricordare, come predisposto dal Ministero della Salute (1), riguarda la possibilità di rinvenire rischi di patologie “geneticamente determinate” per il nascituro. Qualora si dovesse presentare questo rischio infatti, la famiglia del bambino può richiedere il campione e conservarlo per uso autologo. Ma quali sono i dati in Italia? Sono 19 le biobanche pubbliche nel nostro Paese (pari al 10% delle strutture su scala mondiale) ma il numero di campioni bancati è ancora piuttosto basso. I dati forniti dal CNS (Centro Nazionale Sangue) sono chiari: nel 2011 sono state conservate solo 3.142 unità (2), a fronte delle 22.166 prelevate e ad un numero di nascite complessivo di circa 550 mila neonati (3). Ciò dimostra come gran parte dei cordoni ombelicali finisca direttamente tra i rifiuti organici.

La seconda via percorribile riguarda la conservazione privata, metodo che permette alla famiglia di mantenere la priorità sulle cellule staminali cordonali prelevate e di poterle utilizzare in caso di necessità. Come stabilito dal Decreto Minesteriale del 18 Novembre 2009 però, la conservazione può avvenire solo in biobanche con sede in territorio estero. Queste sono le modalità previste per l’utilizzo delle staminali sia per effettuare trapianti autologhi (cellule infuse nella stessa persona che le ha generate), sia per trapianti allogenici intrafamigliari (cellule destinate ad un membro della famiglia del donatore). In questo secondo caso è importante ricordare come un rapporto di parentela più stretto assicura una maggiore possibilità di compatibilità: fino al 50% con i genitori e fino al 25% con fratelli e sorelle.

La scelta della conservazione all’interno di banche private non devo spingere a dubitare sulla qualità del servizio offerto rispetto alle banche pubbliche.

Diversi i casi con esito positivo. Ad esempio una bambina affetta da leucemia linfoblastica acuta, sottoposta a trapianto autologo all’età di tre anni e oggi, a distanza di sei, perfettamente sana e in grado di condurre una vita normale (4). Un altro esempio, questa volta di trapianto intra-famigliare, riguarda Jan (5), un bambino affetto da anemia aplastica, che grazie alle cellule trapiantate dal fratellino può vivere oggi una vita serena.

Entrambe le strade dunque (conservazione pubblica e privata) sono meritevoli; inutili le competizioni e le rivalità tra i due sistemi. E’ importante invece cooperare serenamente per l’obiettivo comune: evitare il continuo spreco di una risorsa preziosa come le staminali del cordone e migliorare costantemente il servizio offerto alle famiglie.

Per ulteriori informazioni: www.sorgente.com 

 

A cura di: Ufficio Stampa Sorgente


1) Decreto Ministeriale 18 novembre 2009 “Disposizioni in materia di conservazione di cellule staminali da sangue del cordone ombelicale per uso autologo-dedicato”.

2) Report 2011 riportato dal CNS. 

3) Dati Istat.

4) Clicca qui per scaricare il documento.

5) Clicca qui per scaricare il documento 

 
     
 

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I vantaggi del massaggio neonatale

     
  Massaggio neonatale  
 

Dopo nove mesi nel calore del ventre materno, venire a contatto con il mondo esterno rappresenta una sorta di trauma per il neonato. Per aiutarlo a prendere confidenza con la quotidianità può rivelarsi molto utile frequentare un corso post parto di massaggio neonatale. Che non solo rassicurerà il bambino alleviando piccoli fastidi fisiologici, ma contribuirà a creare un legame affettivo profondo fra genitore e neonato.

La tecnica del massaggio neonatale infatti, rivolta non solo alle mamme ma anche ai papà, è il modo ideale per stabilire una connessione affettiva autentica con il proprio bambino. Grazie a una delicata manipolazione fisica e al contatto visivo, il bambino impara a conoscere l’odore del genitore, il suono della sua voce e i tratti del suo viso.

Le tecniche di massaggio infantile sono varie e vengono acquisite solo attraverso i consigli e la guida di un operatore esperto, mai in autonomia, altrimenti invece di trasmettere benessere al neonato, si rischia di infastidirlo. Obiettivo del massaggio neonatale è, in sostanza, infondere benefici a lungo e breve termine: attenuare dolori, malesseri e piccole tensioni, stimolare i sensi del bambino, contribuire a regolarizzare il sistema circolatorio, i ritmi del sonno e della veglia e le attività neuro ormonali.

Ma come si effettua? Ci sono alcune accortezze da seguire: anzitutto è preferibile che il piccolo non indossi né indumenti né pannolini, e che venga disteso su un piano morbido e situato in un ambiente caldo e confortevole. La mamma o il papà dovranno avere le mani pulite e calde, prive di anelli o bracciali che potrebbero ferire involontariamente il bambino e avere le unghie corte. Infine  non vanno usati oli profumati, che rischierebbero di irritare la pelle delicata del neonato.

Le zone dove si concentra il massaggio infantile  neonatale sono il visino, la pancia, le gambe e i piedini. Il massaggio al viso, forse il momento di maggior coinvolgimento emotivo, va effettuato con movimenti molto delicati. Il massaggio a gambe e piedi rilassa il bambino e, se rivolto a determinati punti, può portare diversi benefici, come evidenzia anche la riflessologia plantare. Mentre il massaggio al pancino e alla zona inguinale può alleviare dal dolore delle coliche e liberare il bebè dall’aria in eccesso.

Il massaggio infantile è una fase importante per la crescita e lo sviluppo fisico ed emotivo del neonato e rappresenta uno scambio emotivo intenso fra genitore e figlio. 

Vuoi scoprire dove frequentare corsi di massaggio neonatale? Cerca su www.corso-preparto.it

 

A cura di: Ufficio Stampa Ok Corso Preparto

 
     
 

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Snellire fianchi e glutei

Spesso mangiano leggero, latte e cereali, pasta integrale, verdure, bresaola... eppure, senza movimento od attività fisica, il gonfiore su gutlei, cosce e fianchi perdura e si formano più rotolini del consueto.

D'altra parte è proprio la zona privilegiata per il deposito dei grassi proveniente dal metabolismo dei  carboidrati. Per fortuna per le donne, l'accumulo di grassi in questi punti resta spesso in superficie e non va a depositarsi a livello più profondo, negli organi interni, come accade spesso negli uomini.
Questo sighifica che è più facile scioglierlo! Inoltre, bisogna limitare le farine raffinate ed i derivati, in quanto hanno un alto contenuto di carboidrati e richiamano acqua nei tessuti, da cui la formazione di gonfiore. Per stimolare il drenaggio è innanzitutto opportuno almeno un ciclo di 8-10 linfodrenaggi aiutati dalla fitoterapia, in particolare i macerati glicerici di Juglans Regia e Betula Pubescens ( il noce e la betulla). Posologie e modalitò di assunzione spettano al terapeuta.

Per aiutare l'organismo a smaltire i "rotolini", riducendo l'alterata risposta dell'insulina, l'ormone sensibile al livello degli zuccheri circolanti nel sangue e responsabile dei depositi adiposi. è indicata invece la tintura spagirica di Erba Spagna ( Erba Medica) . Per una cura d'urto bisogna sempre abbinare un bicchiere di acqua oligominerale, in  modo da espellere gli eventuali acidi urici che creano gonfiore.

Una attività fisica intensa ma breve è l'ideale per stimolare il metabolismo e bruciare di più. Con la bella stagione, è perfetta l'acquagym  ( mezz'ora 4 volte alla settimana) da associare a bagni serali con 2 kg di sale grosso, che asciuga i ristagni. 

Dr. Angelo Carli

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La menopausa e i mille colori dell'autunno

La jeunesse n'a que du vert; et nous autres gens d'arrière-saison,

nous sommes de cent mille couleurs, les unes plus belles que les autres

(Comte de Bussy in Lettres de M.me de Sévigné)

 

[In questo breve contributo parlerò della menopausa naturale, pur sapendo che esistono altre forme di menopausa, artificiale o precoce che meritano un'attenzione specifica. Per le donne che attraversano questa esperienza sono disponibile a rispondere ad eventuali domande attraverso l' e-mail]

 

La menopausa è una tappa naturale e fondamentale nella vita di ogni donna, nonchè un'occasione per ripensare se stesse, ridefinirsi, ritrovare un nuovo equilibrio.

È importante che ogni donna possa vivere con la serenità che merita una fase in cui cambiamenti interni (biologici, psicologici, affettivi) si combinano con quelli esterni (sociali, lavorativi, famigliari), fase in cui ci si può riposizionare al centro della propria esistenza, grazie ad una maggiore maturità e consapevolezza di sé stesse.  
 

Una fase naturale nel ciclo di vita

Generalmente attribuiamo, più o meno inconsciamente, alla menopausa un giudizio negativo, qualcosa di temuto che si spera tardi il più possibile e il cui arrivo, se anticipato rispetto alle nostre aspettative, ci coglie alla sprovvista, interrogandoci immediatamente sul nostro stato di salute o, peggio, sulla nostra sfera femminile.

Sempre più autori ci invitano finalmente a pensare la menopausa non più come una temibile e inevitabile tappa, preludio di una fase di decadenza, definita solo in negativo (scomparsa di aspetti positivi e comparsa di sintomi negativi) ma, al contrario, come una fase naturale da valorizzare.

Sotto questo aspetto può esserci di aiuto osservare cosa accade nelle altre culture, non per idealizzare l'erba del vicino ma solo per renderci conto quanto cultura-psiche-corpo siano intimamente legati e come al variare dei contesti socio-culturali variino anche le percezioni dell'esperienza che attraversiamo.

In alcune culture sintomi per noi scontati e inevitabili come le vampate, sono praticamente sconosciuti o irrilevanti, così come molti altri sintomi (cefalee, stanchezza, disturbo del sonno, calo del desiderio sessuale, sbalzi d'umore, … ), anche quando presenti, non vengono necessariamente collegati alla menopausa ma a fattori o eventi contingenti della vita.

Anche nella nostra società l'entità delle vampate di calore, il sintomo per eccellenza, varia da donna a donna:  ben tollerate da alcune, tendono a scomparire più rapidamente, mentre in coloro che ne sono più disturbate o, addirittura, spaventate, aumentano di intensità e frequenza; altre donne non le hanno mai neanche sperimentate. Ma da cosa può dipendere il nostro grado di accettazione e tolleranza di queste sensazioni nuove e la loro intensità ? Certamente da più fattori, per esempio: il nostro temperamento, sicuro e curioso o, al contrario ansioso; il nostro livello di autostima; il giudizio (esplicito o implicito) di chi ci sta accanto; l'educazione che abbiamo ricevuto e l'esempio delle donne che hanno giocato un ruolo significativo nella nostra vita.
 

Konenki e menopausa

Nella lingua giapponese, medici e pazienti utilizzano questo termine per parlare di menopausa, pur riferendosi ad un concetto molto più ampio. Infatti letteralmente konenki significa svolta, transizione, cambiamento di vita (Lock, 1993). Come illustrato da Diasio e Vinel nel “Il tempo incerto: antropologia della menopausa”, con questo termine più che al cambiamento biologico ci si riferisce ad un insieme di trasformazioni che riguardano la sfera famigliare, sociale e affettiva della donna, interpretandolo in modo diverso e soggettivo e collocandolo in un momento della propria vita per ognuna diverso: per qualcuna indicherà l'inizio della vecchiaia, per altre la fine del ciclo mestruale, oppure una transizione lenta che può durare anche alcune decadi, altre ancora affermano di non averlo mai vissuto (Diasio Vinel, 2003).

Questo per farci capire che la menopausa si colloca all'interno di un processo molto complesso. L'OMS definisce questa processo come transizione menopausale, un periodo la cui durata e caratteristiche variano da donna a donna. Le fonti mediche dicono che può durare anche 20 anni, iniziando 10 anni prima e terminando 10 anni dopo l'ultimo ciclo mestruale, che finisce con il diventare, suo malgrado, simbolo di un potente spartiacque tra un prima e un dopo nell'identità femminile, quasi un evento traumatico, temuto per alcune ma, non stupiamoci troppo, liberatorio per altre.

Queste definizioni ampie ci aiutano a capire che la menopausa non segna un passaggio immediato, un brusco salto dalla giovinezza alla senilità ma è un processo lento e graduale, di cui ognuna di noi diventa consapevole in tempi e modi diversi.

Dobbiamo uscire dall'idea che in questa fase la donna vada riparata e mantenuta il più possibile uguale a prima, per questo è importante sottolinearne non solo gli aspetti negativi, di cui è comunque fondamentale prendersi cura qualora si presentino, ma anche quelli creativi e trasformativi, dal momento che la menopausa rappresenta sopratutto un'altra tappa fondamentale dello sviluppo umano femminile.

Definirei un diritto quello di concedersi l'opportunità di vivere il più serenamente possibile un momento della vita che ci porta a riflettere su noi stesse, che ci impone di trovare nuovi equilibri e aspirazioni, che ci invita a risolvere quei conflitti che nonostante tutto sono rimasti ancora irrisolti; infatti è nei momenti di crescita che tutti i nodi tornano al pettine e, come ogni crisi, anche questa rappresenta un momento di potenziale rinascita e trasformazione.
 

Mi piace concludere con le parole poetiche di Alda Merini  “la menopausa è il periodo dorato dell'amore”, che io interpreto come un invito a coltivare un sentimento di amore pieno, consapevole e meritato verso noi stesse e, di conseguenza, verso chi ci sta accanto … e non viceversa !

 

Qualche consiglio pratico: Alimentazione e buone abitudini quotidiane:

Per coloro alle quali è rimasto il desiderio di qualche indicazione pratica su questo argomento, qui di seguito troverete alcuni spunti tratti dal libro: “Climaterio e menopausa (naturale o indotta): suggerimenti utili” (Giorgio Secreto. 2009 ATTIVEcomperima Onlus, Milano), nel quale, l'alimentazione è indicata come fattore particolarmente importante nella prevenzione e trattamento di alcuni disturbi; vengono indicati 4 fattori principali:

  1. fornire un adeguato supporto di calcio e vitamina D;
  2. ridurre l’apporto di colesterolo e di grassi, soprattutto di grassi saturi
  3. mantenere sotto controllo il peso corporeo;
  4. arricchire la dieta con un adeguato supporto di fibre.

Per la prevenzione dell'osteoporosi, uno dei fattori più comunemente connessi alla menopausa,vanno reintegrati sia il calcio che la vitamina D, in quanto ne facilita l’assorbimento.

Al contrario di quanto comunemente si crede; pur essendo ricchi di calcio; i prodotti caseari, non hanno una dimostrata azione protettiva sulle fratture da osteoporosi, al contrario, un consumo eccessivo di latticini non è consigliabile per il loro alto contenuto di grassi saturi. Una fonte apprezzabile è rappresentata dalle acque minerali in commercio ricche di calcio. Viene inoltre consigliata un aumento del consumo di pesce ricco di grassi insaturi e di vitamina D a discapito di carni rosse, per l'alto contenuto di colesterolo e grassi saturi.


Se l'alimentazione può essere molto utile nel ridurre i sintomi e prevenirli è importante introdurre anche qualche accortezza nelle abitudini quotidiane, per esempio: evitare gli eccessi in fumo, alcol e caffeina e praticare un'attività fisica costante. Si tratta di accorgimenti validi per qualunque fascia di età ed è ovvio che se si arriva in questa fase in buona salute sarà più semplice affrontare i cambiamenti che essa comporta...

L'utilità di ricordare queste semplici norme di cui siamo probabilmente tutte consapevoli è dato dal fatto che in questa fase si rischi di essere troppo indulgenti con se stesse, pensando che non vi sia più nulla da perdere o sentendo la necessità di concedersi premi autoconsolatori in risposta ad un senso di insoddisfazione che nasce da dentro e che non si risolverà in questo modo.

Al contrario, queste concessioni, se diventano la norma, innescheranno un circolo vizioso peggiore della menopausa stessa, che va quindi smorzato sul nascere, ricreando spazi (come le attività legate al benessere psico-fisico) personali e sociali che possano aiutarci a distogliere la nostra mente dai vissuti negativi di perdita e a rielaborare una nuova identità anche più ricca, stabile e solida di quanto potessimo immaginare, come ricordava il Conte di Bussy in una lettera a Madame De Sévigné: “la giovinezza non ha che il verde mentre noi dell'autunno abbiamo mille colori, uno più bello dell'altro”.

 

Dott.ssa Giorgia MicenePsicologa e Psicoterapeuta

 

Bibliografia

Il tempo incerto: antropologia della menopausa.  Nicoletta Diasio,Virginie Vinel, 2007.

Encounters with Aging: Mythologies of Menopause in Japan and North America. Margaret Lock, 1993 

Are we there yet? The menopause and older women’s lives. Jacqueline Christodoulou, 2011 

Climaterio e menopausa (naturale o indotta): suggerimenti utili. Giorgio Secreto. 2009 

 

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Mindfulness in pillole - Parte II

Mindfulness in pratica.  


“Se la tua mente si allontana dal respiro cento volte,

il tuo compito è semplicemente quello di ricondurla al respiro cento volte,

qualunque sia la preoccupazione che l'ha distratta” (J. Kabat Zinn)

 

La mindfulness va sperimentata per poter essere davvero capita. Le tecniche sono  strumenti – e non obiettivi di per sé. Esse ci sono d'aiuto nel coltivare la consapevolezza del nostro “essere” attraverso il “non-fare”. Avvicinarsi alla minduflness significa essenzialmente proprio questo: prendere coscienza di quanto sia difficile per noi e per la nostra mente “non-fare”.

Per sua natura la mente tende ad essere irrequieta e, specialmente all'inizio, la presenza di qualcuno che ci guida, un esperto e un gruppo di riferimento, possono essere di grande aiuto a superare la frustrazione e la sensazione di sbagliare.

La mindfulness può essere praticata attraverso due modalità diverse ma complementari: quella formale (o strutturata) e quella informale.

È possibile alternare momenti di pratica formale,  in cui ci si dedica completamente alla nostra innata capacità di consapevolezza

  • in un momento predefinito della nostra giornata,
  • per un tempo prestabilito,
  • attraverso focalizzazioni specifiche, ad esempio sul respiro, sul corpo, o sui suoni,

e quella quotidiana informale, che propone di vivere in modo consapevole alcuni momenti specifici della nostra routine quotidiana (per esempio quando mangiamo, sparecchiamo, portiamo fuori la spazzatura...)

Ognuno può dedicare alla pratica formale il tempo che sente possibile ritagliarsi per un periodo significativo (2 -3 mesi almeno per capirne l'effetto su di noi) , per non meno di  5 minuti al giorno. Alcuni studi hanno dimostrato che un impegno costante di 10-15 minuti al giorno produce effetti a livello del funzionamento corticale già dopo 3 mesi di pratica.

I corsi di minduflness propongono più esercizi durante la giornata che variano  dai 15 ai 45 minuti, per una durata totale che può raggiungere anche un'ora e mezza al giorno. 

Le tecniche qui riportate sono tratte dal libro di J.Kabat Zinn “Vivere momento per  momento”.


Pratica strutturata:

La prima regola di qualunque pratica strutturata è: “rispetta i tuoi limiti”. Dobbiamo imparare e conoscere e rispettare i nostri limiti, perchè è esplorandoli in maniera rispettosa e delicata, evitando di forzarli, che riusciremo ad espanderli in modo naturale.  


L'esplorazione del corpo (durata 30-45 minuti): il corpo è la nostra finestra sulla mente

È la prima pratica di consapevolezza in cui ci si impegna nella maggior parte dei percorsi di mindfulness, insieme all'osservazione del respiro è il fondamento di tutte le altre tecniche di meditazione. In questa pratica, l'esplorazione del corpo diventa un modo per stare con se stessi, attraverso il nostro corpo, senza obiettivi specifici di rilassamento, cura, miglioramento.

Si tratta di abbandonare ogni obiettivo di miglioramento e benessere,  per provare a sentirci come siamo, perché è solo attraverso l'accettazione della realtà così com'è, per quanto spaventosa e dolorosa, che possono prodursi cambiamento, crescita, trasformazione.

Sdraiati sulla schiena, si concentra l'attenzione sulle varie parti del corpo in successione.

Completata l'esplorazione del corpo restiamo sdraiati in silenzio. Dopo un po', rientriamo in contatto con la sensazione complessiva del corpo. Torniamo a sentirlo come solido. Muoviamo leggermente mani e piedi. Dondoliamo un po’ e ci massaggiamo la faccia e poi ci alziamo.

 

Pratica del respiro 

esercizio 1 (durata 10-45 minuti)

Fai questo esercizio per 15 minuti al giorno ad un'ora che ti è comoda, ogni giorno, che tu ne abbia voglia o meno, per una settimana. Coricati sulla schiena o seduti assumendo una postura fiera e dignitosa, ma non rigida (colonna diritta e spalle rilassate) su una sedia o sul pavimento, con il bacino poco più in alto delle ginocchia e la schiena staccata dallo schienale.

Chiudere gli occhi, se non crea disagio.

Portare l'attenzione alla pancia, sentendola sollevare o espandersi leggermente con l'ispirazione e abbassarsi o sgonfiarsi con l'espirazione

Mantieni l'attenzione sul respiro, restando con ciascuna ispirazione ed espirazione per tutta la loro durata .

Quando noti che la tua mente si è allontanata dal respiro, nota cosa l'ha distratta e poi, delicatamente, riporta l'attenzione alla pancia e alla sensazione del respiro che entra e che esce


Camminare consapevolmente: Durata 10 minuti

Per praticare la meditazione del camminare non dobbiamo andare da nessuna parte. Al riparo da sguardi altrui, provate a camminare in tondo o avanti e indietro in una stanza o in un cortile, é sufficiente avere uno spazio che ci permetta di procedere per 10 passi senza interromperci. 

Questa pratica favorisce l'attenzione cosciente all'esperienza del camminare in se stessa: la postura, il portamento, il contatto dei piedi con il terreno, le gambe che si muovono oppure tutto il corpo che cammina.

Una volta che siamo diventati famigliari con questa pratica possiamo applicarla a momenti della giornata in cui ci spostiamo a piedi.


Spazio di respiro di 3 minuti

Adottare una posizione fiera e dignitosa, eretta o seduta, possibilmente ad occhi chiusi, se le circostanze lo permettono.

I fase: chiedetevi: “qual è la mia esperienza in questo momento? Quali pensieri stanno attraversando la mia mente?”  “Quali sono le mie emozioni in questo momento?” Aprendosi ad ogni sensazione sgradevole o spiacevole.  “Quali sensazioni fisiche sono presenti in questo momento?” magari esplorando rapidamente il corpo per notare qualunque impressione di tensione o fastidio.

II fase: Raccogliersi. Portare l'attenzione sulle sensazioni fisiche del respiro, nell'addome che si contrae e si espande. Seguendo il respiro per tutto il suo movimento dentro e fuori. Usando il respiro come ancoraggio al momento presente.

III Fase: Espandersi. Ora estendo la consapevolezza intorno al respiro, estendendo alla percezione del corpo come un tutt'uno, la postura e l'espressione del viso, accogliendo sia le sensazioni piacevoli che spiacevoli.

Ed ora portiamo questa maggiore ed estesa consapevolezza ai momenti successivi della nostra giornata, qualunque siano le circostanze che ci aspettano.


Pratica non strutturata:

Portare la consapevolezza in qualsiasi attività trasformano quest'ultima in meditazione.

In questo senso la pratica della meditazione è soprattutto “ricordare” qualcosa che già sappiamo.

La sensazione di essere integri, di essere in contatto con il nostro essere e la pienezza di vedere le cose come se fosse la prima volta è qualcosa che abbiamo sicuramente già sperimentato ma che, immersi nella modalità del fare e sotto il controllo del pilota automatico, tendiamo a dimenticare.

Dott.ssa Giorgia MicenePsicologa e Psicoterapeuta

 

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Sorgente - Conservazione cordone ombelicale

     
 

Sorgente è la società leader, in Europa, per la crio-conservazione privata  delle staminali da cordone ombelicale.

E' legata in esclusiva nazionale alla biobanca leader in Europa per numero  di trapianti (VITA34 AG), con oltre 140.000 famiglie clienti, certificata  GMP, PEI, EFI, ISO, IATA e quotata alla borsa valori di Francoforte.

Si avvale di un Comitato Scientifico composto da medici e ricercatori di  spessore internazionale ed è l'unica società  in Europa ad offrire alle famiglie  clienti ben tre livelli di tutela: Contratto di diritto italiano, Subentro  della biobanca in caso di insolvenza di Sorgente e Assicurazione Generali AG  in caso di insolvenza della biobanca.

 

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Cellule staminali: cosa sono e come si classificano

     
  Cellule staminali  
 

Sui media si parla sempre più di frequente delle cellule staminali e del loro utilizzo nel trattamento di alcune patologie, anche gravi. Recentemente, hanno acquisito una rilevante importanza le cellule staminali del cordone ombelicale, che possono essere conservate privatamente in apposite banche.

Le staminali sono caratterizzate da tre proprietà esclusive fondamentali:

- sono cellule indifferenziate, cioè non possiedono una identità funzionale ancora definita;

- possono autorinnovarsi, ossia quando si replicano danno origine a nuove staminali;

- sono in grado di generare qualsiasi cellula presente in un organismo adulto [1].

Le  cellule staminali si possono distinguere in base alla loro capacità differenziativa:

- staminali totipotenti: capaci di originare tutte le cellule di un organismo, anche quelle degli annessi extraembrionali (per citare un esempio, la placenta);

- staminali pluripotenti: possono generare tutte le cellule di un organismo, fatta eccezione per quelle dei tessuti extraembrionali;

- staminali multipotenti: quando si replicano, danno origine a più tipologie di cellule, tutte però legate a un’unica particolare funzione. Fanno parte delle staminali multipotenti le cellule ematopoietiche (o staminali del sangue), che sono in grado di dare origine a tutte le cellule della linea ematica, ma non a quelle del cervello.

Un’altra classificazione comune delle cellule staminali si basa sulla loro sede di origine. In base a questa classificazione possiamo distinguere:

- cellule staminali embrionali: sono staminali pluripotenti che si trovano appunto nell'embrione [2]. Possono essere raccolte e dunque impiegate solo a costo della distruzione o forte manipolazione dell'embrione; per questo motivo il loro uso rappresenta un tema controverso sul piano bioetico.

- cellule staminali del cordone ombelicale: si tratta di staminali contenute nel sangue cordonale. Vengono raccolte subito dopo il parto, senza alcuna conseguenza negativa per il bebè, né per la mamma. Inoltre, l’operazione è totalmente indolore per entrambi. Per queste caratteristiche, l’uso di cellule staminali del cordone ombelicale non solleva alcuna problematica di tipo morale.

- cellule staminali adulte: tali cellule sono contenute verosimilmente in tutti i tessuti e gli organi dell’inviduo adulto. Le cellule staminali adulte più utilizzate per applicazioni cliniche sono quelle ematopoietiche, che generano ogni cellula del sangue esistente e quelle mesenchimali, che invece danno origine a più tipi cellulari (come, per esempio, cellule cartilaginee e adipose) [3].

Le cellule staminali rappresentano dunque un importante patrimonio biologico in grado, potenzialmente, di originare ogni organo o tessuto.

Per avere ulteriori informazioni sulle cellule staminali e sul loro utilizzo, è possibile visitare il sito www.sorgente.com

 

Note bibliografiche

1. Thomson, J.A., et al., Embryonic stem cell lines derived from human blastocysts. Science, 1998.

282(5391): p. 1145-7.

2. Menendez, P., et al., Human embryonic stem cells: potential tool for achieving immunotolerance? Stem Cell Rev, 2005. 1(2): p. 151-8.

3. Ikada, Y., Challenges in tissue engineering. J R Soc Interface, 2006. 3(10): p. 589-601.

 

A cura di: Ufficio Stampa Sorgente

 
     
 

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