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Esami genetici e tumori ereditari: ecco i rischi delle mutazioni ai geni BRCA

     
  prevenzione  
 

Diverse sono le cause che portano all’insorgenza di tumori: età, cause ambientali, stile di vita, predisposizione genetica. Le patologie di tipo oncologico sono diverse, per tale motivo è essenziale fare dei test genetici e informarsi su tutto ciò che concerne la prevenzione tumore al seno e ad altri organi, per rilevare un’eventuale predisposizione.

Le anomalie nella produzione di cellule sono tra le cause dell’origine dei tumori. Se ci sono delle mutazioni di tipo genetico, la produzione di cellule (necessaria per sostituire cellule morte o per far crescere l’organismo) avviene in modo ripetuto ed esse non svolgono più le proprie funzioni. Con l’aumentare di queste cellule, aumenta la probabilità che diventino maligne e che aggrediscano i tessuti limitrofi.

Ciò che può essere indice di ereditarietà di un cancro è la trasmissione di un gene mutato che potrebbe accrescere la possibilità di essere predisposti all’insorgenza di quel tipo di tumore. L’insorgere di una patologia oncologica in famiglia, può aumenta le possibilità di sviluppo della stessa malattia nei parenti.

I tumori al seno e alle ovaie sono i più diffusi tra la popolazione femminile e lo screening per individuare anomalie genetiche è sempre più considerato. Circa il 5-10% dei tumori al seno e il 15% di quelli che colpiscono le ovaie sono associati alle mutazioni dei geni BRCA1,2.

L’eventualità che insorga un tumore al seno è dell’87% e alle ovaie è del 40%3 in quelle donne che presentano mutazioni nei geni BRCA1 e BRCA2. Il cancro della mammella è la causa principale di decesso per patologia di tipo oncologico tra le donne. Il cancro all’ovaio è conosciuto come “silente” poiché mostra chiaramente i suoi sintomi solo quando è in fase avanzata. Le mutazioni dei geni BRCA1 e BRCA2, legate alla predisposizione all’insorgenza di alcune forme di tumori al seno e all’ovaio, possono essere individuate con un test genetico fatto su un campione di saliva o di sangue. Si tratta di un percorso di prevenzione tumore al seno e all’ovaio importante per quelle donne che presentano maggiori fattori di rischio.

Se un test genetico rileva una mutazione nei geni, non significa che si svilupperà una forma tumorale. Il 10% dei soggetti cui è stato diagnosticato un tumore ha una predisposizione genetica all’aumento del processo di degenerazione delle cellule e quindi si tratta di una forma di cancro ereditaria.

Per mettere in atto misure di prevenzione tumore al seno e ovaio e intraprendere un percorso di screening mirato, è molto importante indagare la predisposizione genetica, e consultare specialisti in genetica e in oncologia.

 

A cura di: Sorgente Genetica 


1 Campeau PM, Foulkes WD, Tischkowitz MD. Hereditary breast cancer: New genetic developments, new therapeutic avenues. Human Genetics 2008; 124(1):31–42 2 Pal T, Permuth-Wey J, Betts JA, et al. BRCA1 and BRCA

2 mutations account for a large proportion of ovarian carcinoma cases. Cancer 2005; 104(12):2807–16

3 I numeri del cancro 2014 – pubblicazione a cura di Aiom, Ccm e Artum Rischio di cancro ereditario, a cura della Lega svizzera contro il cancro – 3° edizione

 

 
     
 

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Cellule staminali e falsi miti: cosa serve sapere

     
  staminali  
 

Uno dei quesiti che i genitori in attesa di un bambino si pongono, riguarda la possibilità o meno di conservare il cordone ombelicale. Si tratta di una scelta importante che può essere fatta in maniera consapevole a patto che si abbiano le giuste informazioni a riguardo. Spesso infatti circolano notizie sulla raccolta delle cellule staminali del cordone ombelicale che sono incomplete o non corrette.

Molto spesso chi parla di conservazione privata sostiene si tratti di conservazione autologa. Questa è una definizione errata in quanto confonde l’utilizzo che si fa delle staminali, ossia autologo o allogenico, con il tipo di conservazione (donazione pubblica o conservazione privata). Il campione di sangue cordonale conservato in forma privata può essere per un trapianto autologo, ossia viene infuso nel donatore che le ha generate. Oppure, come avviene nella maggior parte dei casi (Fonte EBMT)¹, il campione di sangue cordonale può essere trapiantato in un familiare di primo grado del donatore: è questo il caso del trapianto allogenico intra-familiare.

Sostenere che il trapianto autologo di staminali sia inutile perché si vanno a infondere cellule malate della medesima patologia che devono trattare, è altresì errato. Le staminali infatti non possono essere utilizzate solo nell’ambito emato-oncologico ma sono applicate anche nella medicina rigenerativa e nell’ambito immunologico². Tra l’altro, è lo stesso Ministero della Salute³ che sostiene la validità dell’infusione autologa delle staminali e favorisce la conservazione dedicata ad uso autologo per quelle famiglie che hanno più probabilità di avere figli affetti da malattie genetiche3.

Studi scientifici hanno dimostrato la vitalità delle staminali cordonali dopo 24 anni di crioconservazione, ma non solo. Ecco perché affermare che possono essere conservate solo per 10-15 anni è errato. Le staminali, infatti, riescono a mantenere inalterata la loro capacità di generare cellule appartenenti a diversi tessuti⁴′⁵ insieme alla capacità di autoreplicarsi, per oltre 20 anni.

Un’errata informazione su queste tematiche può precludere a molte famiglie la possibilità di prendere una decisione consapevole sulla conservazione privata o sulla donazione pubblica del sangue cordonale. Questo è infatti un prezioso patrimonio biologico che può essere utilizzato per il trattamento di numerose malattie, come riconosce lo stesso Ministero della Salute Italiano3. A oggi il 95% dei cordoni viene buttato via, vanificando la possibilità di mettere al sicuro un potente strumento terapeutico.

Per questi motivi è consigliabile essere ben informati per effettuare la scelta giusta in tutta serenità. Una biobanca privata ad esempio, è in grado di garantire la raccolta delle cellule staminali cordonali per un potenziale futuro utilizzo per il bambino o per un familiare⁶.

Per ulteriori approfondimenti: www.sorgente.com 

 

A cura di: Ufficio Stampa Sorgente


Fonti:

1. EBMT - European Group for Bone and Marrow Transplantation

2. Francese, R. and P. Fiorina, Immunological and regenerative properties of cord blood stem cells. Clin Immunol. 136(3): p. 309-22.

3. Decreto ministeriale 18 novembre 2009

4. Broxmeyer HE: Cord blood hematopoietic stem cell transplantation In StemBook Community TSCR, Ed., May 26, 2010

5. Broxmeyer, H. E., M. R. Lee, et al. "Hematopoietic stem/progenitor cells, generation of induced pluripotent stem cells, and isolation of endothelial progenitors from 21- to 23.5-year cryopreserved cord blood." Blood 117(18): 4773-7.

6. Compatibilità totale tra fratelli del 25% che decresce col diminuire del grado di parentela

 
     
 

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Test di screening e diagnosi prenatale: le differenze

     
  Test prenatale  
 

Durante la gravidanza vi sono diversi esami da effettuare per tenere sotto controllo la salute della futura mamma e del suo bambino e si dividono in test prenatali non invasivi, come il Bi Test o il Tri Test, e test prenatali invasivi, come l’amniocentesi o la villocentesi. La domanda più frequente tra le gestanti è questa: quali sono le differenze tra i test di screening e i test di diagnosi prenatale?

I test di screening sono esami non invasivi la cui caratteristica è quella di combinare analisi biochimiche sul sangue materno ed esami ecografici, per scoprire se vi sono risultati anomali rispetto agli standard. Non essendo invasivi sono esami molto sicuri, che non compromettono in alcun modo la salute della mamma o del piccolo, e sono di tipo probabilistico in quanto calcolano la percentuale di probabilità che si possano riscontrare anomalie fetali, come le trisomie o difetti nel tubo neurale, combinando i risultati del test con i parametri standard.

Il Bi Test, il Tri Test e il Quadri Test analizzano i valori di alcune proteine presenti nel sangue materno e vengono solitamente combinati con la translucenza nucale, ovvero un esame ecografico che permette di effettuare delle misurazioni sul feto.  Questi esami hanno una percentuale di attendibilità dell’85%1.

Fanno parte dei test di screening prenatale anche gli esami non invasivi che analizzano il DNA fetale.  Vengono svolti su un campione di sangue materno, nel quale si individuano i frammenti di DNA del feto per permettere di effettuare analisi in grado di indicare l’eventuale presenza nel bambino di anomalie cromosomiche, come la trisomia 18 e 13 o la Sindrome di Down.  Il tasso di affidabilità di questo test è più alto e raggiunge il 99,9%2.

Gli esami diagnostici  sono, invece, di tipo invasivo, come l’amniocentesi, la villocentesi e la cordocentesi, e analizzano campioni di liquido o tessuto prelevati dal feto per fornire una diagnosi sulla salute del bambino, individuando con certezza la presenza di anomalie cromosomiche. L’amniocentesi consiste nel prelievo di un campione di liquido amniotico, la villocentesi nel prelievo di un campione di tessuto della placenta e la cordocentesi nel prelievo di sangue dal cordone ombelicale.

Tutti e tre i tipi di prelievo vengono effettuati tramite l’utilizzo di una siringa, inserendo l’ago direttamente nella pancia della gestante. Essendo esami invasivi, presentano una percentuale di rischio di aborto dell’1%.

Il ginecologo deciderà quali esami far effettuare alla gestante in base all’età materna e alla familiarità con anomalie genetiche.

Per conoscere un test prenatale non invasivo di analisi del DNA fetale visita il sito www.testprenataleaurora.it.

A cura di: Aurora Test Prenatale


Fonti:
1. Medicina dell’età prenatale: Prevenzione, diagnosi e terapia dei difetti congeniti e delle principali patologie gravidiche – Di Antonio L. Borrelli, Domenico Arduini, Antonio Cardone, Valerio Ventrut.
2. Poster Illumina ISPD_2014 Rev A

 
     
 

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I molti gusti del cibo - Parte II

Cibo come comunicazione

In un unico atto coesistono funzione biologica e sociale, con tutte le sfumature psicologiche, simboliche e affettive. Essere nutriti è la prima attività sociale ricorrente che sperimentiamo quando veniamo al mondo. 

Nell’allattamento i turni di attività-pausa durante la suzione rappresentano la prima forma di dialogo tra il neonato e il caregiver (alcuni studi hanno evidenziato come le madri tendono ad interagire in sincronia con il ritmo attività/pausa del bambino, rimanendo più tranquille e inattive durante le poppate e parlando e accarezzando il bambino durante la pause). 

Il cibo è anche il primo campo d’azione dei conflitti emotivi, in quanto luogo di gratificazione, controllo e   potere.   Intorno al cibo iniziano a crearsi fin da subito azioni e reazioni complesse che da un lato richiamano aspetti legati al piacere, all’amore e alla gratificazione ma dall'altro richiamano la loro controparte di potere, odio e rabbia. Fin dai primi mesi di vita si intreccia uno scambio relazionale fra bambino e genitore fatto di gratificazione, frustrazione, reazioni distruttive e riparative che saranno alla base della capacità relazione del futuro individuo adulto. 

A loro volta i genitori reagiscono sulla base delle proprie esperienze evolutive, diventando particolarmente protettivi e ansiosi o incoraggiando l’autonomia del bambino.

Tornando a Freud e alla sua idea che l'amore nasca dal “bisogno soddisfatto di nutrimento” abbiamo capito che nutrire non è un atto meccanico proporzionale alla quantità e alla qualità del cibo. 

Questo l'ho toccato con mano durante la mia esperienza in contesti di emergenza quando un medico impegnato in un progetto di malnutrizione infantile mi spiegava che non tutti i bambini cui venivano somministrati le stesse dosi di potenti integratori alimentari recuperavano peso e salute. A proposito del mio ruolo di psicologa nel progetto mi disse che aveva capito che bisognava lavorare con i genitori e supportare la relazione genitore-bambino se si voleva ottenere il risultato sperato per il bambino malnutrito.

Forse non saremo in grado di ricordare – almeno coscientemente - le sensazioni che abbiamo provato da molto piccoli, però sappiamo quanto sia incredibilmente buono  un pasto anche semplice se consumato in condizioni molto gradevoli, così come diventi immangiabile un ottimo cibo, se consumato in stato di grande frustrazione.

Un altro importane elemento di cui tener conto è il rapporto tra attesa e gratificazione. Il bambino, come l'adulto, deve sentirsi almeno un po' affamato per poter godere del senso di sazietà e sviluppare riconoscimento verso chi lo nutre.

Qui ci è di grande aiuto Winnicot con il suo fondamentale concetto di madre sufficientemente buona. Un genitore sufficientemente buono deve insegnare gradualmente al proprio bambino che il mondo esterno non è al suo completo servizio ma che l’ambiente che lo circonda lo ama e si occupa di lui anche quando non risponde immediatamente alle sue richieste. In questo modo il bambino sviluppa la capacità di saper posticipare il soddisfacimento dei propri bisogni, saper attendere e saper anche accettare una frustrazione, competenza fondamentale nello sviluppo di un adulto equilibrato. 

Per poterlo fare il genitore deve anche lui imparare a fare i conti con gli attacchi rabbiosi e che seguono la frustrazione nel bambino e trovare l’equilibrio ottimale tra gratificazione immediata e posticipata dal momento che per il genitore è certamente un’esperienza dolorosa imporre un certo grado di dispiacere al proprio figlio.

In tutta questa dinamica i bambini, tutt'altro che passivi, si impongono fin da subito come agenti attivi gratificando o frustrando, a loro volta, chi desidera nutrirlo.

Ai due estremi possiamo identificare il bambino avido e il bambino rifiutante, questi due opposti rispecchiano due opposte modalità di difendersi da esperienze emozionali difficili: in un caso il bambino reagisce cercando di divorare tutto allo scopo difendersi, riempendosi, dall'ansia e dal vuoto che genera depressione, nell'altro estremo rivela un atteggiamento estremamente sospettoso nei confronti di ciò che dovrebbe nutrirlo, come se dubitasse dell'amore incondizionato di chi lo nutre   e/o della bontà di ciò che gli viene offerto (Winnicot). 

Entrambi questi stati sono collegati ad un senso di angoscia profonda, un disturbo emozionale che trova nel rapporto con il cibo il modo di esprimersi. Bisognerebbe quindi fare attenzione ad incoraggiare o giustificare troppo un bambino più vorace che goloso, così come a non interpretare come semplici capricci le reazioni di un bambino che si rifiuta categoricamente di mangiare.

Nello sguardo materno

Ed infine non si poteva concludere senza fare accenno ad un importantissimo elemento nutritivo: lo sguardo materno (o meglio dire genitoriale).

Durante il periodo dell’allattamento il bambino è chi lo nutre, vivono una relazione esclusiva. In questi primissimi mesi, lo sguardo riveste una funzione fondamentale, è nello sguardo della madre che il bambino si riconosce, proprio come se si guardasse in uno specchio (D.Winnicot), durante il pasto il bambino non si nutre solo del cibo ma anche dello sguardo di chi lo nutre. Questo sguardo è uno specchio molto speciale, in quando rimanda al bambino l'immagine che l'altro si fa di lui. Un’immagine fatta di emozioni, sensazioni e pensieri.

Attraverso lo sguardo e il contenimento fisico del genitore il bambino inizia a percepire e riconoscere i propri confini e quindi a sentire se stesso.

Tutte le azioni e le sensazioni che accompagnano l’assunzione di cibo servono al bambino a costruire la prima immagine di sé attraverso la persona che si prende cura di lui, allo stesso modo in cui i nutrienti del latte costruiscono tessuti, ossa e muscoli. 

  Dott.ssa Giorgia MicenePsicologa e Psicoterapeuta


Bibliografia 

P. Rozin,   in THE SELECTION OF Food BY RATS,HUMANSAND OTHERS ANIMALS,Universita`della Pennsylvania

S.Freud   Compendio di Psicoanalisi

M. Pollan “Il dilemma dell’onnivoro 

Winnicot Dalla pediatria alla psicoanalisi

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Farmaci e calore

Conservare i medicinali in modo corretto è molto importante per garantirne l’integrità e quindi l’efficacia e la sicurezza.

Durante la stagione estiva e comunque quando ci si trova in località e luoghi caldi occorre avere alcuni accorgimenti e precauzioni. Inoltre con il caldo anche gli effetti dei farmaci che assumiamo possono cambiare.

L'AIFA, Agenzia Italiana del Farmaco, ha realizzato due opuscoli che potete scaricare qui per avere informazioni su questi argomenti.

 Farmaci & estate

e per approfondimenti:

Dossier AIFA

 


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Test prenatale non invasivo: ecco come sceglierlo

     
  Test prenatale  
 

Durante la gravidanza le decisioni da prendere sono diverse, in particolare per quanto concerne il benessere di mamma e bimbo. Non solo occorre condurre uno stile di vita sano ed equilibrato e seguire una corretta alimentazione, ma bisogna anche sottoporsi a controlli medici regolari e fare un test del dna fetale.

Per controllare il proseguimento della gravidanza, i ginecologi consigliano una serie di visite standard. I test di screening prenatale sono molto importanti e danno una risposta sullo stato di salute del bimbo già nelle prime settimane della gravidanza. I futuri genitori spesso non sanno quale test di screening prenatale scegliere, poiché ve ne sono di vari tipi.

Un primo consiglio è ponderare con quanto anticipo si vuole conoscere lo stato di salute del nascituro. Il test che analizza il DNA fetale è uno dei più importanti test di screening cui ci si può sottoporre già dalla 10ª settimana di gestazione. Segue il Bi Test in combinazione con la translucenza nucale tra l'11ª e la 13ª settimana, e il Tri Test, tra la 15ª e la 17ª.

Si deve considerare anche il grado di affidabilità nella scelta del test di screening prenatale. Questo grado si misura sulla percentuale delle anomalie trovate (come la Trisomia 21) e la percentuale di falsi positivi (esiti dei test in base ai quali è stata trovata un'anomalia che però in realtà non c'è). Bi Test e translucenza nucale rilevano la Trisomia 21 con un'affidabilità che va dall'80% al 90% e danno fino al 5% di falsi positivi. Il Tri test ha un grado di affidabilità del 60% e di falsi positivi fino all'8%. Arriva invece al 99% il grado di affidabilità del test del DNA fetale nella rilevazione delle maggiori trisomie del feto, mentre la percentuale di restituzione falsi positivi è inferiore allo 0,3%.

I test descritti sono esami di screening e restituiscono il valore in percentuale delle possibilità che il nascituro possa presentare un'anomalia cromosomica. In caso di rilevazione di un'anomalia da parte di uno di questi test, o di un risultato ambiguo, occorre eseguire esami diagnostici invasivi per validare l'esito precedente. Questo è uno dei motivi per cui diventa essenziale valutare bene il test di screening da fare, in modo da scegliere quello con più alta percentuale di affidabilità, e ridurre di conseguenza l'eventualità di dover eseguire un test invasivo. Il ginecologo di fiducia saprà consigliare gli esami più adatti da fare.

Per maggiori informazioni: www.testprenataleaurora.it

 

A cura di: Aurora Test Prenatale

 
     
 

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Staminali del cordone ombelicale: come scegliere la banca

     
  Staminali  
 

Una coppia di genitori che decida per la conservazione cellule staminali del cordone ombelicale del proprio figlio deve, come prima cosa, scegliere a quale società rivolgersi. La raccolta del campione di sangue che verrà conservato nel tempo avviene a pochi istanti dalla nascita, si tratta di un momento delicato che deve essere gestito in maniera sicura.

Esistono molte biobanche private, ma la qualità dei servizi offerti da ciascuna varia sensibilmente. Di seguito presentiamo alcuni criteri che possono aiutare ad effettuare una scelta serena e consapevole.

In primo luogo, il numero dei campioni conservati e dei trapianti effettuati rappresenta un indicatore affidabile dell’esperienza e della competenza di una banca nel conservare i campioni di sangue prelevati.

Inoltre, è bene accertarsi della presenza di una certificazione di qualità riconosciuta a livello internazionale che imponga standard elevati. La più importante, in questo settore, è la GMP (Good Manufacturing Practice).

Un altro aspetto rilevante è l’autorevolezza del Comitato Scientifico che presiede le attività della biobanca, che è possibile valutare attraverso la quantità e la qualità delle pubblicazioni edite dai suoi componenti.

Bisogna poi considerare l’esistenza di misure volte a tutelare sotto il profilo legale ed economico i clienti che si rivolgono a una certa struttura: è opportuno che il contratto sia afferente al diritto italiano, e che risponda alle normative fiscali nazionale ed europee.

Inoltre, in caso di insolvenza o di altri problemi finanziari, il cliente deve essere protetto da un’assicurazione che garantisca la crioconservazione del cordone ombelicale per tutti gli anni previsti.

Un ultimo aspetto che può aiutare una famiglia a orientarsi verso una banca piuttosto che un’altra è la presenza di servizi aggiuntivi quali l’assistenza a domicilio, il diritto di recesso, il funzionamento del servizio in qualsiasi momento del giorno, in qualsiasi giorno dell’anno.

Più alto è il numero dei criteri di qualità soddisfatti da una banca del cordone ombelicale, più sarà facile che le famiglie vi si affidino in completa tranquillità.

 

Per ulteriori informazioni: www.sorgente.com 

 

A cura di: Ufficio Stampa Sorgente

 
     
 

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I molti gusti del cibo

Nel suo “Compendio di psicoanalisi”(1938, Opere, Vol. XI) Freud affermava che “L’amore nasce in appoggio al bisogno soddisfatto di nutrimento”, a sottolineare l'importante relazione di una funzione  fisiologica. Dopo Freud sono stati condotti diversi studi che dimostrano come non sia solo l'apporto nutrizionale del cibo a determinare un adeguato sviluppo fisico nei bambini ma anche la qualità psico-affettiva che accompagna l'atto stesso del nutrire.

Il cibo è l’anticamera della capacità di godere della vita, dell’ambiente, dell’esplorazione di sé e dell'altro. Il cibo è conoscenza!

Oggi sappiamo che il rapporto con il cibo ci parla di noi a livelli molto profondi e non solo individuali ma anche di società. Basti pensare ai gravi disturbi alimentari (di cui non ci occuperemo in questo post) per pensare come nella società occidentale attraverso il rifiuto o l'avidità di cibo si manifestino questioni molto complesse.

Al di là delle più note anoressia e bulimia si sente oggi parlare anche di ortoressia, ovvero il bisogno portato ai suoi estremi di adeguarsi ad un regime alimentare che evita e predilige determinati cibi in modo intransigente, in nome della guarigione, purificazione o più genericamente, di uno stato di benessere psicofisico permanente. Un atteggiamento sempre più diffuso, socialmente accettato, che però nelle sue forme più inflessibili denuncia una problematica da non sottovalutare.

In determinati momenti della nostra vita sarà capitato forse a tutti noi di  affidarci alla speranza di proprietà benefiche e salvifiche di un determinato cibo o terrorizzati all'idea di consumarne un altro. Per quanto possiamo concordare sul fatto che esistano cibi migliori per il nostro organismo e cibi che è meglio limitare nella nostra dieta, quando questi diventano oggetto di dettami inviolabili allora dovremmo prenderci cura dell'angoscia profonda che minaccia la nostra salute, incolumità e benessere.

A questo punto potremmo chiederci come  il cibo possa diventare un veicolo così potente di paure e speranza legate al nostro benessere.

La risposta arriva da molto lontano, forse da prima ancora della nostra nascita, fin dal rapporto con quel cordone ombelicale che ci nutriva e da qui dipendeva la nostra esistenza in modo totale.

Cibo come sopravvivenza:

per molto tempo la sopravvivenza dell’uomo è stata legata ad un meccanismo molto semplice: mangiare o essere mangiati. Oggi questo meccanismo non è così evidente, ma forse nasconde, in modo più sottile, meccanismi che organizzano le nostre abitudini.

Cibo come espressione creativa:

Il cibo manifesta la capacità dell’uomo di trasformare in modo creativo ciò che la natura ci offre costituendo dei veri e propri rituali quotidiani: guai a tradire le ricette di famiglia!!!

Cibo come fonte di piacere e gratificazione

Il piacere offerto dal cibo è un piacere multiplo e complesso, noi mangiamo il cibo con tutti i sensi: la vista (mangiarsi qualcosa con gli occhi), l’olfatto, il tatto ed, infine, il gusto.

Ma nella nostra cultura il piacere richiama l’idea di peccato (i peccati di gola!) e il conseguente senso di colpa.

Il cibo arriva pertanto sulla tavola accompagnato da elementi emotivi e relazionali molto definiti, anche quando non riconosciuti consciamente:

Gusto e emozione sono due esperienze inseparabili

Il cibo può essere fonte di piacere o frustrazione, spesso le due cose diventano simultanee, provocandoci un senso di esasperazione. Come si diceva prima, “Mangiare è un piacere complesso” (Roccato) non nel senso di complicato ma di composto da differenti tipi di piacere, é infatti un piacere che coinvolge molti sensi e molte modalità di fare esperienza di sé. Esso comprende un piacere corporeo che coinvolge i sensi (il calore, l'odore, il sapore, la consistenza), è un piacere relazionale, fin dai primi istanti di vita, è un piacere mentale, legato al percepirsi in armonia con se stessi e con il mondo esterno.

Proviamo a chiederci, come reagiamo di fronte  ad un cibo nuovo? come ci sentiamo? Spaventati, incuriositi, attrattati, indifferenti? Forse scopriremo che i nostri atteggiamenti verso il cibo e verso le situazioni nuove, in generale, non sono così differenti. Per andare a ricercare connessioni ancora più lontane, ma più profonde e significative, cosa si racconta di noi riguardo il modo in cui abbiamo iniziato a mangiare: eravamo dei piccoli divoratori o i nostri genitori hanno dovuto diventare dei saltimbanchi per farci deglutire una forchettata di pasta? Ingordi fino all'ultima briciola o iper-selettivi? Per quanto oggi sia cambiato il nostro atteggiamento verso il cibo, come reagiamo al nuovo e alle esperienze che nutrono  lo spirito? 

Cibo e cultura

Il cibo ha anche a che vedere con il definirsi della nostra identità, sia sul piano individuale che culturale. In questo senso “noi siamo ciò che mangiamo” per le scelte consapevoli fatte su questo piano.

Sappiamo bene quanto sia stretta la relazione cibo/religione, basti pensare ai sacrifici, alle restrizioni alimentari in certi periodi particolari, ai cibi tabù, alle celebrazioni dove il cibo non è mai assente dalla scena. 

Oppure pensiamo  all'ospitalità, sia nelle grandi occasioni che nelle piccole, è difficile pensare ad un gesto di ospitalità senza l'offerta di qualcosa da bere o da mangiare, quando qualcuno di realmente benvenuto varca la soglia della nostra casa.

Come abbiamo solo potuto intravvedere in queste poche righe, il rapporto con il cibo è sempre complesso e profondo, in ogni sua espressione, sia che lo evitiamo sia che lo ricerchiamo senza sosta. Alla base di molte diete e dei relativi insuccessi, c'è spesso un mancato riconoscimento del fatto che il problema si pone ad un altro livello, che il modo in cui ci relazioniamo al cibo rappresenta, simbolicamente, altro.

Posso concludere proponendovi un piccolo gioco. La prossima volta che siederete a tavola per il consueto pasto, o che vi proporranno un cibo completamente nuovo, fate un esperimento su voi stessi: provate ad ascoltarvi/osservarvi: cominciate dal corpo nello spazio, la vostra postura, le azioni che state compiendo, poi passate ai muscoli del vostro viso, alle sensazioni interne alla bocca, ed infine fate caso al vostro respiro, frequenza, profondità, senza voler modificare nulla, ma solo prendendo coscienza di come vanno la cose in quel preciso istante e di cosa questo significhi per voi…   Se riuscite a fare tutto questo prima che il cibo sia scomparso dal vostro piatto mentre altri pensieri vi hanno distratti, noterete qualcosa di nuovo che vi sorprenderà.

 Dott.ssa Giorgia MicenePsicologa e Psicoterapeuta


Bibliografia

P. Rozin,  in THE SELECTION OF Food BY RATS,HUMANSAND OTHERS ANIMALS,Universita`della Pennsylvania

S.Freud  Compendio di Psicoanalisi

M. Pollan “Il dilemma dell’onnivoro

Winnicot Dalla pediatria alla psicoanalisi

 

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