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Fitoterapia

MANGOSTANO

  

GARCINIA MANGOSTANA 

 

FAMIGLIA:

Clusiaceae.

HABITAT:

pianta sempreverde tropicale originaria delle Isole della Sonda e dell'Arcipelago delle Molucche.

PARTE USATA:

il frutto.

PROPRIETA' TERAPEUTICHE:

Da secoli nel sud est asiatico il Mangostano viene usato per preservare lo stato di salute, prevenire le infiammazioni, trattare varie malattie della pelle, abbassare la febbre. Le ricerche sono promettenti: il mangostano risulterebbe 50 volte più potente della vitamina E come antiossidante, contiene catechina come il té verde (per mantenere un buon metabolismo, normalizzare il colesterolo, mantenere sano il sistema immunitario, abbassare trigliceridi), contiene proantocianidine 20 volte più potenti della vitamina C (prevenzione cardiovascolare, salute del sistema immunitario, prevenzione dei danni a DNA e membrana cellulare), nonché polisaccaridi come l'aloe. Tra gli alimenti antiaging, il mangostano batte anche la papaya fermentata: contiene 43 dei 200 xantoni, gli antiossidanti identificati finora in natura, in grado di legarsi con i radicali liberi per proteggere le cellule dal danno ossidativo di età e malattie.

Fonte ANSA 

EFFETTI COLLATERALI E CONTROINDICAZIONI:

è una droga priva di evidente tossicità. 

Leggi anche la Relazione del Dr. Felice Strollo e quella della Dr.ssa Maria Elena Carrabetta sulle proprietà della Garcinia Mangostana 

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Naturale non è sinonimo di innocuo

     
 

"Primum non nocere", era quanto raccomandava Ippocrate (460-375 a.C., circa) e "Phàrmakon" veniva definita, nei primi poemi omerici, qualunque sostanza che, se introdotta nell'organismo, poteva divenire, in base al suo dosaggio, un rimedio, un medicamento oppure un veleno. E' da questa ambivalenza, da un equilibrio tra "morte" e "vita", tra superstizione e scienza che l'umanità seppe costruire farmaci per contrastare i morbi che la affliggevano.

"L'ingegnosità dell'uomo l'ha portato sempre ad appassionarsi nel cercare di variare forme e combinazioni di medicamenti", affermava William Withering nel 1875, ma già molti secoli prima Crateva, medico e farmacologo di Mitridate, re del Ponto (132-66 a.C.), aveva elaborato un medicamento che si basava sull'equilibrio tra veleni e  contravveleni. Tale medicamento, composto essenzialmente da piante medicinali e da carne di vipera, veniva chiamato "Teriaca" ed è stato utilizzato per circa diciotto secoli ( sì, avete letto bene!), fino quasi alla fine dell'Ottocento.

Si deve proprio a Withering, medico inglese, la prima valutazione clinica con i relativi dosaggi, della Digitale, pianta notevolmente tossica ma contenente importanti sostanze che la rendono utilizzabile, ancora oggi, nella terapia della insufficienza cardiaca.

Importante è sapere che non tutte le piante sono innocue, e che non esistono piante buone o cattive, ma che dipende sempre dall'utilizzo che l'uomo ne fa.

La corretta preparazione dei rimedi vegetali è importante per ottenere la massima efficacia e per evitare fenomeni tossici. Fondamentale è anche stabilire il giusto dosaggio di ogni pianta, nelle varie forme farmaceutiche, utilizzato in terapia. Va poi fatto presente che tra le cause di tossicità va considerata la contaminazione ambientale delle zone di raccolta, l'interazione tra diverse piante, le sofistificazioni, ecc... Come si può facilmente intuire, l'utilizzo delle piante medicinali non è poi così semplice come sembra.

Un aiuto notevole ci viene dalle conoscenze e dalle informazioni scientifiche, che consentono di individuare le piante più adatte per una cura medica. Tale somma di conoscenze non solo garantirà l'efficacia del trattamento, ma ridurrà al minimo il rischio di effetti collaterali. Ecco perché bisogna rivolgersi a dei professionisti, come i fitoterapeuti, i farmacisti, gli erboristi e non azzardare cure "fai da te" o consigliate dalla vicina di casa, dalla zia, o dai canali di vendita on line o di vendita diretta effettuati da persone che di giorno fan gli impiegati o gli idraulici e poi la sera si travestono da consulenti della salute, con pappe e pappine "naturali" .

Nel nostro Paese c'è una ricchissima tradizione di cultura erboristica e di medicina popolare. Ognuno di noi conosce certamente, almeno per sentito dire, erbe, fiori o semi con azioni benefiche sul nostro organismo: l'infuso di foglie di Malva come emolliente, il decotto di Gramigna per la cistite, l'infuso di foglie di Alloro come digestivo, gli estratti di Ginseng contro la stanchezza e così via. Va tuttavia detto che le proprietà di certe erbe possono essere anche frutto della sola fantasia popolare, diventata tradizione e tramandata di generazione in generazione: basti pensare alla cosiddetta "erba della paura", che in Toscana viene ancora utilizzata per fare dei bagni, in quanto allontanerebbe dalla mente dell'individuo qualsiasi pensiero di paura.

In molti centri universitari ed ospedalieri italiani si fa seria ricerca in questo settore, studiando la composizione chimica delle piante, ricercando i migliori metodi estrattivi, cercando di capire il meccanismo d'azione sull'organismo biologico, gli effetti farmacologici e i possibili impieghi terapeutici corretti. E di questa realtà possiamo davvero andare fieri ed esserne contenti.

Con tutta tranquillità possiamo oggi affermare che la fitoterapia, intesa appunto come cura delle malattie con le piante medicinali e loro derivati, può rappresentare realmente un aspetto anche importante della moderna terapia medica, e non tanto una medicina alternativa, termine ormai troppo carico di significati negativi.

Vi sono piante che pur essendo pericolose, se ingerite, possono fornire alcuni principi di validissimo aiuto per molte e anche gravi patologie. E' il caso, ad esempio, del Tasso (Taxus baccata), conosciuto anche come "albero della morte", che contiene una importante sostanza, il tassolo, sulla quale sono in atto studi antitumorali. L'avvelenamento che si ha ingerendo i semi di questo albero può avere esiti letali. Ovviamente il tasso non va prescritto nelle comuni preparazioni fitoterapiche, ma questo non toglie che ha proprietà terapeutiche molto interessanti.

Altra pianta pericolosa è l'Aconito ( Aconitum napellus), molto tossico: evitate di raccogliere i suoi splendidi fiori azzurro-violacei a forma di elmo, il veleno di questa pianta può penetrare attraverso la pelle. Pericolosa è anche l'Edera ( Hedera helix), un rampicante sempre verde che si attacca a tronchi, muri, fessure di rocce e assai comune... è velenosa tutta la pianta e in particolar modo i frutti, l'uso per via interna è sconsigliato, mentre viene adoperata per uso esterno con ottimi risultati.  Un'altra pianta dotata di notevole tossicità è il Bosso (Buxus sempervirens) che per gli antichi Greci era sacro a Plutone, dio protettore degli alberi sempreverdi. Il Bosso è un arbusto sempreverde proprio del territorio mediterraneo, generalmente coltivato come siepe per il suo aspetto ornamentale. Le sue foglie sono molto tossiche sia per gli uomini che per gli animali, e anche il solo contatto può provocare dermatiti.

Anche il Fico (Ficus carica), pur avendo interessanti virtù terapeutiche, contiene nelle sue foglie alcune importanti sostanze dette furocumarine che hanno una azione fotosensibilizzante. Il decotto abbronzante, adoperato sconsideratamente da alcune persone, può risultare estremamente pericoloso e comportare ustioni gravi. Né tanto meno va dimenticata l'altrettanta pericolosità del lattice, che è stato utilizzato per la cura di verruche, spesso con esiti da pronto soccorso.

Ricordate poi che il Bergamotto ( Citrus bergamia risso) contiene furocumarine e i prodotti solari contenenti olio essenziale di bergamotto possono provocare dermatiti bollose. Idem per il sedano, il limone e il pompelmo.

La più magica e misteriosa delle erbe, conosciuta nell'antichità come afrodisiaca, è la Mandragora, che godeva  fama di straordinarie virtù terapeutiche, come ad esempio la cura della sterilità femminile. Entrò a far parte anche della Teriaca di cui abbiam parlato, e venne usata come antidolorifico. Attualmente però si è stabilito che la pianta è assai tossica e ha scarsa importanza farmacologica.

Altra pianta magica è lo Stramonio (Datura stramonium) che era utilizzata già  dagli antichi Greci e dagli Arabi come inebriante nei riti magici e sacri. La pianta è molto tossica ed è meglio starne alla larga.

Usata nel XVI secolo dalle donne veneziane per ravvivare la luminosità dello sguardo e dilatare le pupille è la Belladonna (Atropa belladonna). Anticamente serviva per preparare la "pomata della strega", uno dei primi anestetici locali. La pianta è molto tossica e le sue bacche nere, se ingerite, possono essere mortali. La Belladonna però contiene atropina, utilizzata in medicina per la sua azione antispasmodica, antiasmatica e midriatica (provoca dilatazione della pupilla).

Altra pianta molto conosciuta è l'Agrifoglio (Ilex aquifolium) arbusto o piccolo albero sempreverde molto longevo, diffusissimo in Italia e simbolo della tradizione natalizia. Le sue bacche rosse sono in grado, se ingerite, di provocare uno stato infiammatorio di notevole gravità all'apparato gastrointestinale oltre a fenomeni convulsivi.

Sempre famosa nel periodo natalizio c'è anche la pianta del Vischio (Viscum album), dai frutti bianchi, perlacei e con polpa gelatinosa. E' una pianta tossica che va usata con molta cautela; la sua principale indicazione terapeutica è come ipotensivo e diuretico. L'intossicazione si manifesta con diarrea sanguinolenta, vomito ed estrema sete che porta ad un quadro di rallentamento del battito cardiaco e a shock.

E non possiamo non citare la "Stella di Natale" ( Euphorbia pulcherrima) che non ha alcuna indicazione terapeutica ma è una pianta notevolmente tossica.Le foglie, se ingerite, possono essere mortali.Anche il lattice del frutto al contatto con la pelle o con le mucose provoca fenomeni infiammatori.

Veniamo ora alla Canfora (Cinnamomum camphora), albero della Cina e del Giappone, diffuso anche in India e coltivato anche nelle zone miti dell'Europa. Distillando il legno dell'albero si ottiene la canfora, che viene impiegata come antitarme in tavolette allo stato solido o in soluzione oleosa o alcolica al 10% per frizioni e massaggi muscolari. La canfora, però, è anche notevolmente tossica e l'ingestione di circa un grammo può dare avvelenamento mortale in  un bambino.

Altra pianta particolare è l'Assenzio (Artemisia absinthium), pianta molto aromatica dal sapore amarissimo che presenta foglie dotate di una peluria biancastra che le dona un caratteristico colore argenteo. Dioscoride tramanda che l'assenzio era usato contro le tarme, le cimici, le pulci e i topi, mentre nel 1900 lo si riteneva utile contro le febbri intermittenti e come antielmintico. Caratteristica dell'assenzio è quella di contenere una sostanza molto tossica, il thujone (presente anche in altre piante) e intossicazioni molto gravi si sono avute in seguito all'ingestione di decotti molto concentrati di questa pianta, utilizzata a scopo abortivo.

Dr. Angelo Carli

 
   

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Piccola guida all'olio d'oliva

     
 

Tutti i Paesi intorno al Mediterraneo sono produttori di olive e di oli di oliva, per lunga tradizione.
Ma non dappertutto vengono applicate le stesse regole rigorose nella raccolta e nella spremitura, la quale dovrebbe avvenire nel più breve tempo possibile, cioè entro le 24 ore.

La Comunità Europea tende a favorire la conoscenza dell’olio di oliva, ma al tempo stesso ha aperto le frontiere in modo indifferenziato, rendendo quasi impossibile riconoscere l’origine di un olio. Così arrivano per esempio dalla Spagna dei grossi quantitativi di olio d’oliva che viene imbottigliato (qualche volta dopo la miscelazione con oli di varia provenienza geografica) in Italia, e dall’etichetta sembra un olio tutto italiano. La battaglia non è ancora conclusa e probabilmente andrà per le lunghe, ma l’Italia, per difendere l’immagine del proprio olio e  i propri consumatori, ha messo in atto diverse strategie: 

-  olio DOC, di origine controllata come i vini

-  olio extravergine certificato dal marchio dei Mastri Oleari e con il bollino CSQA, dopo esami chimici e organolettici assai più severi di quelli comunitari

-  dicitura sull’etichetta “olio proveniente da olive coltivate esclusivamente in Italia” (soggetta a contestazione da parte della UE) Vi sono comunque aspetti che non si vedono almeno per ora, in nessun tipo di etichetta, per esempio il fatto che l’olio di oliva italiano è quello più ricco in acido oleico, un aspetto molto importante per la salute, ma poco conosciuto dai consumatori. 

Se si vuole un prodotto di alta qualità, andrebbe acquistato biologico, il che dà la sicurezza che sia esente da trattamenti chimici dissennati. Alcune etichette però non sono così esplicite, e questo rende estremamente difficile, per il consumatore, conoscere esattamente il contenuto della bottiglia.

Comunque ci sono alcune regole di base che possono aiutarci a decidere cosa comprare. 

  • Scegliete oli con una colorazione naturale abbastanza pronunciata, e con un leggero profumo di noce o fruttato, secondo le caratteristiche della materia prima di origine. Ciò significa che l’olio non è stato decolorato né deodorato
  • Preferite un olio non miscelato a un olio di semi vari. Con l’olio puro, almeno sapete di cosa si tratta; inoltre, l’olio più delicato al calore deteriora le caratteristiche di idoneità a eventuali fritture di tutta la miscela
  • E’ bello vedere il colore dell’olio attraverso una bottiglia di vetro trasparente, anche per poterlo meglio scegliere, ma le bottiglie scure e le lattine metalliche proteggono meglio dalla luce. Il contatto con il metallo può però alterare il sapore originario dell’olio, per cui si può adottare questa soluzione: avvolgere le bottiglie di vetro, specie se trasparenti, con carta stagnola, e comunque conservarle sempre in un luogo buio.
  • Controllare sempre la data di scadenza. Gli oli di semi non raffinati, grazie ai loro antiossidanti naturali, durano circa 9 mesi; l’olio di oliva tra i 12 e i 18 mesi.
  • Ogni volta che aprite una bottiglia di olio, il contenuto viene attaccato dalle molecole di ossigeno, quindi richiudetele sempre subito e scegliete bottiglie piccole da sostituire più spesso, invece di acquistare contenitori grandi. Una bottiglia, una volta aperta, deve essere consumata nell’arco di un mese.
  • Una volta acquistato l’olio, tenetelo in un posto fresco e scuro, al riparo dalla luce. Può verificarsi un intorbidimento naturale ( soprattutto quando fa freddo) e questo è un buon segno, perché indica che l’olio non è stato raffinato o eccessivamente filtrato. Il frigorifero  può essere adatto per conservare un olio di semi molto ricco di acidi grassi polinsaturi ( per esempio l’olio di lino), ma NON l’olio d’oliva.

    Dr. Angelo Carli
 
   

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Le dislipidemie e la fitoterapia

     
 

Il colesterolo è una sostanza cristallina costituita da grassi. Si trova naturalmente nel cervello, nei nervi, nel fegato, nel sangue e nella bile sia degli esseri umani sia degli animali vertebrati.

E’ questo il motivo per cui, a chi desidera abbassare il proprio livello di colesterolo, viene detto di stare lontano dalla carne e da altri alimenti contenuti nei prodotti animali o derivati dagli animali.

Il colesterolo è necessario per un corretto funzionamento dell’organismo e viene prodotto principalmente nel fegato. E’ utilizzato dalle cellule per la costruzione delle membrane, come pure dagli ormoni sessuali e per aiutare la digestione.

Questo colesterolo naturale viaggia dal fegato attraverso il flusso sanguigno dove viene distribuito alle cellule. Le cellule utilizzano solo le quantità loro necessarie, e l’eccesso di colesterolo rimane nel sangue. Il colesterolo in eccesso spesso forma delle placche che si attaccano alle pareti arteriose e possono alla fine causare malattie cardiovascolari.

I ricercatori hanno scoperto che esistono due tipi di colesterolo: le lipoproteine a bassa densità (LDL) e le lipoproteine ad alta densità (HDL). Le prime sono dannose, le seconde salutari.

Le LDL vengono ricavate attraverso la dieta alimentare dai prodotti animali. L’organismo non è in grado di utilizzare questo tipo di colesterolo perché non si presenta nella forma richiesta, e spesso finisce per costituire le placche sulle pareti arteriose. Indipendentemente dalle quantità ricavate dalla dieta, l’organismo continua a produrre colesterolo naturale, che è in grado di utilizzare.

Invece le HDL eliminano gli eccessi di colesterolo da sangue e tessuti, ed è questo il motivo per cui vengono considerate salutari. La loro esatta funzione è ancora oggetto di studi, ma è ormai accertato che le persone con bassi livelli di LDL  e alti livelli di HDL sono sottoposte a basso rischio cardiovascolare.

Dopo che le HDL hanno viaggiato attraverso il flusso sanguigno e raccolto gli eccessi di colesterolo, ritornano al fegato, dove spesso il colesterolo viene trasformato in LDL.

Poiché le LDL sono dannose, è imperativo rendersi conto dell’importanza della dieta per la diminuzione dei livelli di colesterolo.

Il colesterolo alto è anche una delle cause dei calcoli biliari, dell’impotenza sessuale, dell’ipertensione e del deterioramento cerebrale. I polipi al colon sono stati collegati ad alti livelli di colesterolo.

Le ricerche effettuate indicano che le fibre alimentari idrosolubili sono molto importanti per ridurre il colesterolo. Queste si trovano nell’avena, nei fagioli, nella frutta, nel glucomannano, nella gomma guar, nell’orzo e nel riso integrale. La crusca d’avena e la crusca di riso integrale sono gli alimenti migliori per abbassare il colesterolo. Poiché le fibre assorbono i minerali dagli alimenti, è sempre opportuno integrare l’assunzione di minerali separatamente dalle fibre.

La carne e i prodotti caseari sono i principali colpevoli a causa del loro alto contenuto di colesterolo. I livelli di colesterolo vengono alzati anche dal caffè, dallo stress e da una tensione prolungata. L’alcol, gli steroidi, i contraccettivi orali, i diuretici e alcune droghe sono colpevoli di innalzamento del colesterolo.

Non si dovrebbero consumare sale, grassi riscaldati od oli scadenti.  E’ estremamente benefico un digiuno mensile ( fatto sotto controllo medico) a base di spirulina con succo di carota e sedano o limone e acqua distillata. Il succo di carota aiuta a portare i grassi dalla bile al fegato, aiutando ad abbassare il colesterolo. Motivo per cui il succo di carota è sempre indicato nel trattamento delle ipercolesterolomie.

Alcune persone usano margarina od oli vegetali perché non contengono colesterolo. Tuttavia, una volta che queste sostanze vengono riscaldate e ingerite, l’organismo viene sovraccaricato di grassi fatali.

Da alcune parti si afferma anche che il carbone vegetale abbassa il colesterolo. Non consumate carbone attivo tutti i giorni poiché esso assorbe anche le sostanze nutritive necessarie. Non prendete carbone con altri medicinali.

Molti sono i farmaci di sintesi che abbassano il colesterolo nel sangue, ma i medici sono stati ampiamente messi in guardia dalle case farmaceutiche sugli effetti collaterali. Questi medicinali dovrebbero essere assunti e scelti solo come ultima preziosa risorsa.

Un recente lavoro clinico (Kurowska,2000) ha dimostrato come un’alta dose di succo d’arancia (750 ml/die) abbia aumentato del 21% la concentrazione di colesterolo HDL nel sangue, riducendo del 16% il rapporto LDL/HDL. Il risultato non è invece significativo per l’assunzione di quantitativi più limitati. L’assunzione di succo d’arancia, ma anche il consumo alimentare di frutti, potrebbe pertanto diventare un consiglio abituale per l’alimentazione del soggetto dislipidemico.

Ampiamente conosciuto e apprezzato in terapia come antiaggregante piastrinico e ipolipemizzante è il famosissimo Allium sativum (Aglio). Innumerevoli sono infatti attualmente gli studi condotti, e altri sono in atto, sulle proprietà farmacologiche di questo alimento-medicamento, che dovrebbe entrare a far parte della normale e quotidiana alimentazione, consumato fresco e abbondantemente.

Esistono ormai pubblicati numerosi trials clinici controllati e metanalisi che dimostrano l’efficienza dell’Aglio nel ridurre la colesterolemia di un valore oscillante intorno al 15%-20%.

Affinchè , però, il principio attivo sia efficace si devono utilizzare estratti standardizzati in allicina sufficienti a garantire il dosaggio terapeutico, motivo per il quale non tutti i prodotti in commercio possono essere ritenuti idonei alla terapia dell’ipercolesterolomia. Sarà il fitoterapeuta a prescrivere, se del caso, la posologia indicata a seconda della problematica soggettiva.

Il carciofo (Cynara scolimus) è il rimedio per eccellenza del paziente dislipidemico giovane o adulto senza ancora importanti manifestazioni cliniche di complicanze cardiovascolari, da assumersi in estratto secco titolato in polifenoli e luteina.

Il Guggul corrisponde alla resina di caucciù, ricavata dalla Commiphora mukul, appartenente alla famiglia delle Burseraceae, ed è utilizzato in Medicina per la sua attività ipolipemizzante ed antiaterogena, e anche antiaggregante piastrinica. In particolare, riduce il livello di trigliceridi, colesterolo, fosfolipidi e colesterolo LDL, aumentando al tempo stesso la quota di colesterolo HDL. E’ indicato come rimedio di seconda scelta nei casi resistenti alla comune terapia. Attenzione a non assumerlo in automedicazione specie se si assumono farmaci attivi sull’apparato cardiocircolatorio, in particolare propranolo e diltiazem, poiché ne riduce la concentrazione nel sangue.

La Soia invece può contribuire alla riduzione del tasso di colesterolo attraverso numerosi suoi costituenti: proteine, isoflavoni, lecitina, saponine, fibre.

Diventa fondamentale il ricorso alla Soia come alimento, utilizzata ad esempio nell’interno di zuppe di legumi e cereali integrali, ma anche come lecitina assunta pura alla dose di alcuni grammi al giorno, ed anche di isoflavoni qualora si sia di fronte ad una ipercolesterolomia in menopausa. L’integrazione dietetica con Soia può concorrere ad una riduzione tra il 15-25% del tasso di colesterolo.

Nell’alimentazione quotidiana, è inoltre raccomandato l’uso di olio di oliva: anche un recente studio pubblicato su Annals of Internal Medicine ha confermato l’importanza della dieta mediterranea nella riduzione del colesterolo totale e del livello di LDL. La dieta ricca di acidi grassi polinsaturi favorisce anche la vasodilatazione. L’unica avvertenza rimane nei confronti del contenuto calorico.

 
Dr. Angelo Carli

 
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SALVIA

  

SALVIA OFFICINALIS  salvia

 

FAMIGLIA:

Labiateae

HABITAT:

diffuso in tutto il bacino del Mediterraneo

PARTE USATA:

Foglie e sommita' fiorite.

PROPRIETA' TERAPEUTICHE:

Attività stimolante, cicatrizzante, antisettica, coleretica, antisudorifera.

EFFETTI COLLATERALI E CONTROINDICAZIONI:

Non va utilizzato in caso di ipertensione arteriosa. Sconsigliata in gravidanza e allattamento, puo' dare reazione allergica.

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DROSERA

  

DROSERA ROTUNDIFOLIA  Drosera

 

FAMIGLIA:

Droseraceae

HABITAT:

Acquitrini delle regioni temperate

PARTE USATA:

Pianta intera.

PROPRIETA' TERAPEUTICHE:

Ha proprietà espettorante, antispasmodica, decongestionante.

EFFETTI COLLATERALI E CONTROINDICAZIONI:

Evitare l'uso in gravidanza e allattamento

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Amni

  

AMNI VISNAGA  amni

 

FAMIGLIA:

Apiacee

HABITAT:

cresce spontanea nell'area mediterranea tra Egitto, Algeria e Marocco

PARTE USATA:

frutti

PROPRIETA' TERAPEUTICHE:

Ha attività spasmolitica sulla muscolatura liscia di coronarie, bronchi e vie urinarie.

EFFETTI COLLATERALI E CONTROINDICAZIONI:

Fotosensibilizzante. Non utilizzare in gravidanza e allattamento.

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Grindelia Robusta

  

GRINDELIA ROBUSTA  grindelia

 

FAMIGLIA:

Asteraceae

HABITAT:

diffusa in California e Messico.

PARTE USATA:

Capolini.

PROPRIETA' TERAPEUTICHE:

Ha proprietà espettorante, antispasmodica, disinfettante.

 

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TE'

  

CAMELLIA SINENSIS  tè

 

FAMIGLIA:

Theaceae

HABITAT:

Originario dell´India e Cina, diffuso in Asia e Africa.

PARTE USATA:

foglie.

PROPRIETA' TERAPEUTICHE:

Attività tonica, diuretica, digestiva, antiarteriosclerotica, astringente.

EFFETTI COLLATERALI E CONTROINDICAZIONI:

Sconsigliato in gravidanza. Se utilizzato a dosi eccessive e per periodi prolungati può dare effetti collaterali quali nervosismo, tremori, insonnia e tachicardia. Usare con cautela in caso di ulcera gastrica e duodenale.

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ELICRISO

HELICRYSUM ITALICUM  Elicriso

 

FAMIGLIA:

Compositae

HABITAT:

cresce nell'Italia peninsulare e insulare, nei terreni aridi pietrosi o sabbiosi

PARTE USATA:

pianta fiorita

PROPRIETA' TERAPEUTICHE:

Espettorante; coleretico, colagogo; antireumatico; drenante e antinfiammatorio a livello cutaneo.

EFFETTI COLLATERALI E CONTROINDICAZIONI:

Ostruzione delle vie biliari, litiasi biliare. Non utilizzare in gravidanza ed allattamento

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