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Farmaci in gravidanza: sì o no?

     
  Gravidanza e farmaci  
 

Per le donne in stato interessante è fondamentale prendersi cura della propria salute e quella del feto in sviluppo. A tal fine, è importante che la gestante si sottoponga sempre agli esami di controllo, ad un test di screening prenatale e infine trovi il tempo per se stessa e per compiere scelte importanti come considerare se conservare le cellule staminali del cordone ombelicale.
Nonostante le accortezze per salvaguardare la salute, la gestante potrebbe comunque trovarsi in situazioni che richiedano di fare uso di farmaci. Come comportarsi? 

Alcune mamme hanno molti dubbi in merito all’assunzione dei farmaci in gravidanza, poiché temono che siano dannosi per la salute del bambino. Questo è un falso mito e per sfatarlo e promuovere una migliore tutela della salute delle donne in gravidanza, l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ha aperto un sito internet dedicato alla corretta informazione sui farmaci. 

Per quanto riguarda l’assunzione di farmaci in gravidanza, innanzitutto è bene considerare che non tutti i farmaci sono dannosi per il bambino e, se sono stati prescritti dal proprio medico, possono essere utilizzati senza preoccuparsi. In particolare per le donne che soffrono di malattie croniche che richiedono una costante medicazione, è importante valutare con il medico specialista come proseguire. In questi casi spesso non è indicato sospendere improvvisamente la terapia, ma il medico aiuterà a trovare i corretti dosaggi adattati alla gravidanza o un eventuale farmaco alternativo da assumere per questo periodo. 

Se l’utilizzo dei farmaci in gravidanza tende a essere ridotto dalle mamme per paura di complicazioni, dopo la nascita del bambino, sarebbe bene mantenere una certa cautela anche nella somministrazione dei farmaci ai neonati.

Come ha ricordato l’AIFA nelle sue recenti campagne di comunicazione1, molti genitori credono che ai bimbi possano essere somministrati gli stessi farmaci usati per gli adulti a patto di diminuire il dosaggio. Ma è sbagliato. Per l’utilizzo dei farmaci nei bambini è necessario avere indicazioni dal medico pediatra che conosce la terapia giusta da somministrare anche ai più piccoli. 

Talvolta, purtroppo, nei bambini e negli adulti potrebbero insorgere patologie che non possono essere trattate con i farmaci ma per i quali si può ricorrere ad altri trattamenti. Il Ministero della Salute Italiano, ad esempio, riconosce a scopo terapeutico per il trattamento di 80 patologie, il trapianto di cellule staminali del cordone ombelicale2

Dunque, la prevenzione delle malattie e la tutela della salute è fondamentale ma occorre tenere in considerazione che ogni tipo di terapia deve essere prescritta dal proprio medico o da uno specialista, in grado di indicare il trattamento più adeguato per ogni disturbo, dalle terapie farmacologiche a quelle di altro tipo (come il trapianto di cellule staminali) che abbia anche il minor impatto sulla salute e il minor rischio di effetti avversi. 

Per informazioni sulle staminali del cordone ombelicale visita: www.sorgente.com

 A cura di: Ufficio Stampa Sorgente

 Fonti:

1. Campagna di comunicazione AIFA "Farmaci e pediatria" (anno 2014)

2. Decreto ministeriale 18 novembre 2009 Disposizioni in materia di conservazione di cellule staminali da sangue del cordone ombelicale per uso autologo-dedicato”

 
     
 

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Tumori: ecco i falsi miti più diffusi

     
  Tumori  
 

Esistono molte credenze errate, spesso senza dati scientifici a supporto,  sull'origine di alcuni tumori tra cui il tumore al seno, sugli effetti positivi di una determinata alimentazione o sugli effetti negativi della tecnologia.

Un falso mito, oltre che teoria errata, è ritenere che il cancro sia contagioso. L'unica eccezione è connessa ai trapianti. Si sono avuti casi in cui chi ha subito un trapianto di organo proveniente da un donatore affetto da cancro, è stato colpito da una malattia oncologica1. Alcune volte il cancro può originarsi da certi virus (es. HPV), ma è il virus a essere contagioso, non il cancro.

Altro falso mito è credere che l'uso di deodoranti anti-traspiranti e sviluppo di cancro mammario siano correlati. Molte ricerche hanno sfatato questo mito, e hanno rilevato che non esiste alcuna connessione fra sviluppo di cancro alla mammella e uso di tali prodotti2.

La familiarità con il cancro incute timore così come il falso mito secondo cui, chi ha un consanguineo affetto da tumore, svilupperà la stessa patologia. Sebbene certi tipi di cancro si possano ritenere ereditari (il 5-10% dei tumori mammari è ereditario e connesso ad alterazioni dei geni BRCA3,4), ciò non implica lo sviluppo del cancro. Viceversa, non avere familiarità non esula la persona dal seguire un percorso di screening o di prevenzione, perché è sbagliato pensare che non potrà sviluppare un cancro.

Altro falso mito è credere che la diffusione del tumore sia agevolata dalle operazioni chirurgiche. Pensiero forse dovuto dai casi dove il paziente ammalato, dopo l'intervento, aveva tumori in altri organi o metastasi. Ciò può verificarsi se dopo l'asportazione del cancro, restano cellule tumorali o se durante l'intervento si constata che il cancro è più diffuso di quanto previsto dagli altri esami.

Falso è anche credere che ci sia relazione fra lo sviluppo di un tumore e l’utilizzo dei telefoni cellulari. Le ricerche hanno rilevato che non sussistono relazioni fra onde elettromagnetiche (emesse da cellulari, elettrodomestici, linee elettriche) e insorgenza di tumori5.

Si consiglia di contattare il proprio specialista per qualunque interrogativo o informazione sulla prevenzione dei tumori.

Per maggiori informazioni: www.brcasorgente.it

 

A cura di: Sorgente Genetica

 

Fonti:

1. Chapman JR, Webster AC, Wong G. Cancer in the transplant recipient. Cold Spring Harb Perspect Med. 2013 Jul 1;3(7) 

2. Mirick DK, Davis S, Thomas DB. Antiperspirant use and the risk of breast cancer. Journal of the National Cancer Institute 2002; 94(20):1578–1580 

3. Campeau PM, Foulkes WD, Tischkowitz MD. Hereditary breast cancer: New genetic developments, new therapeutic avenues. Human Genetics 2008; 124(1):31–42 

4. Pal T, PermuthWey J, Betts JA, et al. BRCA1 and BRCA2 mutations account for a large proportion of ovarian carcinoma cases. Cancer 2005; 104(12):2807–16

5. SCENIHR. 2015. Scientific Committee on Emerging and Newly Identified Health Risks: Potential health effects of exposure to electromagnetic fields (EMF)

 
 

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Guida alla difesa dalla Processionaria

CHE COS'E' LA PROCESSIONARIA

La Processionaria del pino (Thaumetopoea Pityocampa) o della quercia (Thaumetopoea Processionea) è un lepidottero diffuso in Eurasia e Nordafrica che con l’arrivo dei primi caldi in primavera non sono difficili da incontrare. Sono bruchi buffi e in apparenza innocui che prendono il nome dall’abitudine di muoversi sul terreno in fila in una sorta di “processione”. A vederli sembrano normali “millepiedi”, ma in realtà sono pericolosissime per l'uomo e per gli animali. ”. Il periodo di maggior rischio di contatto con le processionarie inizia a marzo, fase in cui solitamente le larve abbandonano i nidi, e dura almeno fino alla fine di aprile. Le processionarie nidificano soprattutto su pini e querce e sono estremamente dannose anche per la stessa pianta poiché la priva di parte del fogliame, compromettendone così il ciclo vitale.

IL PERICOLO

Il pericolo è rappresentato dai peli urticanti che ricoprono il loro corpo, questi vengono rilasciati nell’aria quando il bruco è in pericolo e la loro forma uncinata gli permette di agganciarsi alla vittima provocando reazioni cutanee ed urticanti alle mucose, agli occhi e alle vie respiratorie ed in casi gravi può verificarsi uno shock anafilattico.

EFFETTI DA CONTATTO COSA FARE

Se il vostro animale ha avuto un contatto più o meno prolungato con i peli della processionaria potete accorgervene dai sintomi in base alla gravità come: evidenti segni di debolezza, rifiuto del cibo, possibili sintomi febbrili, improvvisa e intensa salivazione, a cui fa spesso seguito il vomito, dopodiché la lingua si ingrossa notevolmente e inizia il processo di necrosi della parte che è venuta a contatto con il bruco, con la possibilità anche di conseguente perdita di porzioni di lingua. In caso di contatto da parte dell’uomo si possono verificare reazioni epidermiche e allergiche e reazioni infiammatorie locali in caso di inalazione particolarmente pericolose per i soggetti più sensibili. In caso di contatto si consiglia di lavare abbondantemente le zone interessate per rimuovere i peli e consultare un medico e per gli animali il veterinario (si consiglia di indossare occhiali, guanti di lattice per evitare di toccare a propria volta i peli urticanti e mascherina).

DISINFESTAZIONE OBBLIGATORIA

In Italia dal 1998 la lotta a questo insetto è obbligatoria nelle aree ritenute a rischio infestazione (cfr. Decreto Ministeriale 17.04.1998, poi abrogato e sostituito con D.M. 30.10.2007, pubbl. in G.U. 16 febbraio 2008, n. 40).

COME COMBATTERLA

Deputati alla rimozione dei nidi di processionaria sono il Comune, il Corpo Forestale o professionisti della disinfestazione. Se la pianta infestata è in una proprietà privata la spesa della disinfestazione è a carico del proprietario del terreno.

Questo lepidottero può essere combattuto utilizzando diversi metodi:

UTILIZZO DI INSETTICIDI Innanzi tutto con trattamenti insetticidi diretti sulle larve all'aperto e poi bruciandole (ma prestare molta cautela alle ceneri ed al fuoco per la possibilità della dispersione dei peli urticanti durante questa operazione (adottare le necessarie protezioni del corpo nel farlo).

LOTTA MECCANICA Rimuovendo manualmente i nidi di processionaria tagliando le estremità della pianta infestate. Di solito questo metodo viene effettuato d’inverno, prima che le larve siano uscite dal nido. Si ricorda che se si opera nelle vicinanze delle larve occorre coprire ogni parte del corpo ed in seguito lavare i vestiti utilizzati.

UTILIZZO DI FEROMONI Questo metodo prevede trappole ai feromoni che simulando le sostanze rilasciate dalla femmina di falena di Processionaria attraggono il maschio durante il periodo dell’accoppiamento, riducendo la possibilità di incontro e procreazione. Il periodo migliore per posizionare queste trappole è il mese di giugno

Ulteriori informazioni sulla processionaria

Dott. Carlo Giulianelli

Medico Veterinario 

Torino 

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Cancro ovarico: sintomatologia, caratteristiche, screening

     
  Cancro ovarico  
 

Il tumore alle ovaie è uno dei tipi di cancro più pericolosi poiché difficile da diagnosticare in modo precoce.

Si posiziona al 10° posto tra tutte le forme di tumore che colpiscono le donne. 1 donna su 74 ogni anno si ammala di tumore all’ovaio, che costituisce il 30% di tutti i tumori maligni connessi all’apparato riproduttivo femminile (1).

Le ovaie producono ovuli e ovociti (cellule riproduttive). Quando la produzione di cellule delle ovaie diviene incontrollata, è possibile che si originino delle forme di tumore. I tipi maligni sono:

epiteliali: nascono dalle cellule che rivestono le ovaie. 90% dei casi;

stromali: originano dal tessuto di sostegno delle ovaie (stroma gonadico) (2). 4% dei casi.

germinali: originano dalle cellule che producono ovuli. 5% dei casi.

L'età è un fattore di rischio. I tipi germinale e stromale colpiscono di più le donne minori di 20 anni (40-60% dei casi). Il tipo epiteliale interessa sia le donne fertili sia quelle in età avanzata. Metà delle donne colpite da cancro ovarico ha oltre 60 anni (3).

Ormoni, ambiente, predisposizione familiare sono fattori di rischio. La predisposizione genetica sembra legata ad alterazioni dei geni BRCA1 e BRCA2 che in donne over 70 sono connesse a un rischio tumore del 30-60%. Ciò che causa il cancro ovarico non è chiaro, tuttavia il 10% è una forma ereditaria e il 90% sporadica.

Il tumore ovarico è "silente" perché solo in stadi avanzati sono evidenti i suoi sintomi. Parte della sintomatologia è comune a vari disagi quotidiani. Ventre gonfio, aerofagia, minzione frequente, calo di peso repentino, se persistenti potrebbero indicare un cancro alle ovaie. La percentuale di guarigione aumenta con la diagnosi precoce: se il tumore è al 1° stadio, il tasso di sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi è del 90% (si parla di guarigione) (4).

Lo screening prevede visite regolari (es. controlli ginecologici, ecografie transvaginali). Se tali esami rilevano anomalie, di solito si procede con una risonanza magnetica, una tomografia e test sui marcatori tumorali (CA 125). Lo screening prevede anche esami genetici per le mutazioni ai geni BRCA1 e BRCA2 (implicati nello sviluppo del tumore al seno e all'ovaio). La presenza di mutazioni non indica che si svilupperà il tumore, ma è essenziale per intraprendere con il medico un percorso di prevenzione personalizzato.

Per maggiori informazioni: www.brcasorgente.it

A cura di: Sorgente Genetica

Fonti

1. I numeri del cancro – edizione 2014

2. Airc – Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro

3. Cancro dell’ovaio Guide Esmo/AFC, a cura dell’Anticancer Fund e della European Society for Medical

Oncology, ed. 2014

4. ACTO – Alleanza Contro il Tumore Ovarico, intervista alla dottoressa Nicoletta Colombo, Direttore di

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Ginecologia Oncologica Medica, Istituto Europeo di Oncologia, Milano

 
     
 

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Conservazione del cordone ombelicale: una scelta consapevole

     
  Cordone ombelicale  
 

Si sente spesso parlare di conservare le cellule staminali cordonali, anche se non sempre le informazioni sono così corrette e precise da permettere alle famiglie di scegliere consapevolmente.

Al momento del parto, la famiglia ha la possibilità di effettuare la conservazione delle cellule staminali del cordone ombelicale. Ad oggi una famiglia italiana può decidere di donare il sangue cordonale del proprio bambino a banche pubbliche oppure di conservarlo privatamente all’interno di biobanche situate all’estero.

In Italia sono presenti 19 biobanche, il 10% delle banche mondiali, ma, nonostante questo, il sistema pubblico di raccolta e conservazione del cordone ombelicale ha diversi limiti.

Di tutte le biobanche presenti sul territorio nazionale soltanto 8 hanno accolto in un anno più di 1.200 campioni.  Un numero insufficiente per garantire un percorso di qualità e per giustificare l’esistenza di tutte queste strutture sia in termini economici che di utilità terapeutica per il cittadino. 

Ad oggi, tuttavia, in Italia il 95% dei cordoni ombelicali vengono gettati tra i rifiuti (Fonte ADUC). Per evitare questo enorme e insensato spreco potrebbe essere molto utile istituire canali informativi imparziali che forniscono notizie corrette e puntuali sui vantaggi della conservazione privata del cordone ombelicale e sulla sua donazione. Le famiglie che si trovano di fronte ad una decisione così importante e delicata devono ricevere tutte le informazioni corrette, utili, veritiere e neutrali per essere aiutate a prendere una decisione pensata e consapevole.

Per maggiori informazioni: www.sorgente.com

A cura di: Ufficio Stampa Sorgente


Riferimenti bibliografici

1. Clicca qui per vedere il grafico

2. Broxmeyer HE: Cord blood hematopoietic stem cell transplantation In StemBook Community TSCR, Ed., May 26, 2010


3. Broxmeyer, H. E., M. R. Lee, et al. "Hematopoietic stem/progenitor cells, generation of induced pluripotent stem cells, and isolation of endothelial progenitors from 21- to 23.5-year cryopreserved cord blood." Blood 117(18): 4773-7.

 
     
 

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Domande frequenti

Quando ci si rivolge allo psicoterapeuta?

Ci si può rivolgere allo psicologo o psicoterapeuta in qualunque momento se ne senta la necessità.

In un certo senso non è mai né troppo tardi né troppo presto.

Certamente bisognerebbe non sottovalutare il fatto  che alcune circostanze ci rendono particolarmente vulnerabili. In questo caso un numero molto limitato di colloqui potrebbero aiutare a superare un disagio prima che questo si trasformi in un malessere profondo 

Per quali ragioni?

Le ragioni che portano a fare una richiesta di consulenza,  supporto psicologico o psicoterapia possono essere molto varie e, soprattutto, non oggettivamente quantificabili e classificabili.

Le persone reagiscono agli urti della vita in maniera molto differente.

La stessa persona può manifestare capacità di reazione diverse, di fronte ad analogo evento critico, in fasi differenti della propria vita.
Nonostante questo è prudente non sottovalutare l'impatto di alcuni 
EVENTI IMPORTANTI O TRAUMATICI, come un lutto, una separazione, una grave malattia, propria o di un familiare.

La cosa più importante è superare il pregiudizio, piuttosto radicato nella nostra società, per arrivare a capire che non è un segno di debolezza decidere di farsi accompagnare  in questi momenti, anche quando pensiamo che il non poter cambiare la situazione renda inutile ogni  tipo di supporto. 

Quando siamo più vulnerabili?

Alcune FASI DEL CICLO DI VITA sono caratterizzati da cambiamenti significativi.

Qualunque cambiamento rappresenta sempre un momento delicato, anche quando è stato cercato e desiderato per esempio la nascita di un figlio, un trasferimento desiderato, addirittura una promozione professionale.

La realtà, anche in queste circostanze positive, ci mette a confronto con l'idealizzazione operata durante l'attesa, oppure il raggiungimento di un certo obiettivo ha forse mobilitato tutte, o gran parte, delle nostre energie, lasciandoci con poche risorse personali disponibili per affrontare il cambiamento in corso, una volta raggiunta la meta.

Inoltre il normale corso della vita ci pone  di fronte a periodi di maggiore stress:  incomprensioni in famiglia o sul lavoro, lo stesso prendersi cura dei propri figli durante la loro crescita, attraverso i momenti delicati dell'infanzia, dell'adolescenza, ma anche accompagnandoli nei momenti importanti dell'età adulta; ed infine nello stare accanto ai propri genitori anche quando invecchiano  e devono affrontare un declino naturale ma pur sempre difficile da accettare completamente per chi gli è vicino.  

A quali segnali dobbiamo prestare attenzione?  

Alcuni segnali ci dicono chiaramente che stiamo attraversando un periodo di stress, difficoltà o sofferenza.

Come le difficoltà del sonno, dell’alimentazione, della sfera sessuale, fino a problematiche più gravi come le dipendenze da sostanze, alcol, gioco d’azzardo

Spesso tendiamo a sperare che questi sintomi scompaiano da soli, talvolta invece si finisce con il convivere con essi per anni, con dei costi emotivi,  psicologici e anche fisici piuttosto elevati. 

Alcune tra le situazione più diffuse che sono fonte o segnale di malessere:

  •    condizione di forte stress
  •   incomprensioni in famiglia o sul lavoro
  •   difficoltà a capire e farsi capire dagli altri
  •   scegliere o cambiare un percorso di studi o il lavoro
  •   una separazione, dal coniuge e/o dai figli
  •   problematiche legate alla fertilità e  alla procreazione
  •   problemi di peso e rapporto con il cibo
  •   dolori generali che non trovano spiegazioni mediche
  •   difficoltà del sonno
  •    stati d'ansia
  •   attacchi di panico
  •   una condizione di salute critica
  •   un lutto 

Dott.ssa Giorgia MicenePsicologa e Psicoterapeuta

 

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Tutto quello che c’è da sapere sulle staminali del cordone ombelicale

     
  Nuova scoperta  
 

Quali sono le caratteristiche delle cellule staminali del cordone ombelicale? E come mai attirano così tanto interesse per la loro applicazione clinica?

Il cordone ombelicale ha la funzione di permettere lo scambio di nutrienti tra madre e figlio. È un organo che contiene mediamente 60-80cc di sangue, dove troviamo una popolazione eterogenea di cellule staminali, chiamate staminali cordonali.

Diversi studi scientifici hanno individuato i seguenti diversi tipi di cellule staminali cordonali:

  • staminali cordonali simil-embrionali: sono in grado di differenziare in cellule di tessuti endotermici, come l’intestino, mesodermici, come il derma, ed ectodermici, come il midollo spinale;
  • staminali cordonali mesenchimali:  possono generare cellule del tessuto osseo, cartilagineo, adiposo e nervoso o staminali cordonali ematopoietiche: differenziandosi, danno origine alle cellule midollari e a quelle del sangue;
  • staminali cordonali progenitrici endoteliali: sono capaci di originare le cellule che costituiscono i vasi sanguigni [1,2]; 


Le staminali cordonali sono, inoltre, capaci di esercitare un’azione anti-infiammatoria, attraverso il rilascio di specifici fattori, chiamati fattori umorali, come ad esempio la prostaglandina E2 [4,5]


L’interesse verso queste cellule è dovuto soprattutto alla loro capacità differenziativa e proliferativa. Grazie a queste caratteristiche le staminali cordonali possono essere usate nell’ambito della medicina rigenerativa, quella branca di medicina moderna che si occupa della rigenerazione degli organi e dei tessuti danneggiati, offrendo un’alternativa alla loro sostituzione.

È importante sottolineare che solo il trapianto autologo (effettuato con cellule prelevate dal paziente) ha un livello di efficacia elevato in medicina rigenerativa. In questo contesto, il trapianto allogenico (effettuato con cellule prelevate da un soggetto terzo) espone il paziente a reazioni immunitarie come il rigetto, che lo costringerebbero a sottoporsi a terapie mirate a vita.

Al di fuori delle applicazioni nella medicina rigenerativa, il trapianto allogenico di staminali cordonali è preferibile ad altre fonti cellulari in quanto le cellule del cordone, grazie alla loro “immaturità” immunologica [1,3] presentano un rischio minore di rigetto e di malattia del trapianto contro l’ospite (GvHD) rispetto alle staminali ottenute da altri tessuti.

Ad oggi le staminali cordonali sono impiegate per trattare oltre 80 malattie e per questa ragione è importante che siano conservate e non gettate tra i rifiuti biologici.

Per maggiori informazioni: www.sorgente.com

A cura di: Ufficio Stampa Sorgente


Note bibliografiche

1. Francese, R. and P. Fiorina, Immunological and regenerative properties of cord blood stem cells. Clin Immunol, 2010. 136(3): p. 309-22.
2. Mihu, C.M., et al., Isolation and characterization of stem cells from the placenta and the umbilical cord. Rom J Morphol Embryol, 2008. 49(4): p. 441-6.
3. Harris, D.T., Non-haematological uses of cord blood stem cells. Br J Haematol, 2009. 147(2): p. 177-84.
4. Jiang, X.X., et al., Human mesenchymal stem cells inhibit differentiation and function of monocyte-derived dendritic cells. Blood, 2005. 105(10): p. 4120-6.
5. Spaggiari, G.M., et al., MSCs inhibit monocyte-derived DC maturation and function by selectively interfering with the generation of immature DCs: central role of MSC-derived prostaglandin E2. Blood, 2009. 113(26): p. 6576
-83. 

 
     
 

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Rosolia in gravidanza: pericoli e strategie di prevenzione

     
  Rosolia in gravidanza  
 

Alcune malattie infettive vengono contratte soprattutto durante l’infanzia, ma può capitare che virus come morbillo, varicella o rosolia colpiscano anche gli adulti, risultando pericolosi. Per esempio, contrarre la rosolia in gravidanza può portare a serie complicazioni per il feto ed è importante sottoporsi ad un test di screening prenatale non invasivo e a controlli regolari per mantenere sotto controllo la salute di mamma e bambino.

La rosolia è una malattia infettiva causata dal Rubivirus, si trasmette per via aerea, tramite starnuti, tosse e goccioline di saliva e si manifesta attraverso la comparsa di un esantema, eruzione cutanea di piccole macchie rosacee simili a quelle della scarlattina e del morbillo. Il tempo di incubazione solitamente è di 2-3 settimane1 e dopo questo periodo inizia a manifestarsi l’esantema, prima su viso e collo e poi sul resto del corpo, e può durare dai 5 ai 10 giorni. Il alcuni casi possono presentarsi anche altri sintomi, come il mal di testa, la febbre, il raffreddore e l’ingrossamento dei linfonodi, ma nel 50% dei casi la malattia può passare inosservata perché i sintomi non sono evidenti2.

Contrarre la rosolia durante la gravidanza può portare allo sviluppo di gravi problemi per la salute del feto. Il bambino viene colpito da sindrome da rosolia congenita e i maggiori danni si presentano quando la gestante contrae la malattia nelle prime 12 settimane di gestazione3. Le conseguenze possono essere: morte intra-uterina, aborto spontaneo o sviluppo di gravi malformazioni e difetti congeniti.  Alcune ricerche hanno rilevato che il 62% di bambini colpiti da rosolia in gravidanza hanno sviluppato anomalie congenite, come la sordità (47% dei casi), lesioni cardiache (42% dei casi), difetti della vista (42% dei casi) e microcefalia (14% dei casi)4.

Al momento non esistono terapie contro la rosolia ma si può attuare una strategia di prevenzione tramite vaccinazione. Le donne che desiderano una gravidanza dovrebbero verificare già prima del concepimento se sono immuni al virus effettuando un esame del sangue chiamato Rubeotest, che viene effettuato periodicamente anche durante la gestazione dalle donne che risultano negative alla presenza di anticorpi contro la rosolia.

Tutte le gestanti devono affidarsi al ginecologo di fiducia per definire a quali test prenatali non invasivi e invasivi sottoporsi.

Per informazioni sullo screening prenatale non invasivo: www.testprenataleaurora.it

A cura di Ufficio Stampa  Sorgente Genetica

Fonti:
1. The New Harvard Guide to Women's Health - Di Karen J. Carlson,Stephanie A. Eisenstat,Terra Diane Ziporyn
2. epicentro.iss.it
3. CDC – Centers for Disease Control and Prevention
4. Encyclopedia of Thoracic Surgery / Handbuch Der Thoraxchirurgie: Band / Volume 2: Spezieller Teil 1  Special, Parte 1 - Ernst Derra, Springer Science & Business Media, 06 dic 2012

 
     
 

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Come fare correttamente l’autopalpazione al seno

     
  Sintomi  
 

I percorsi di screening sono estremamente importanti, soprattutto per quanto riguarda la prevenzione di malattie oncologiche come il tumore al seno. Le donne possono iniziare effettuando l’autopalpazione, prima di eventuali controlli medici, così da confermare oppure no possibili sintomi tumore al seno.

Controlli regolari del proprio seno sono importanti per favorire la diagnosi precoce, aumentando notevolmente le possibilità di sopravvivenza. Come rivelano i dati raccolti, la sopravvivenza delle donne con tumore al seno a 5 anni dalla diagnosi e dai trattamenti è del 98%1. Per essere efficace l’autopalpazione deve essere effettuata nel modo corretto, per questo vediamo insieme quali sono i passaggi fondamentali.

Prima di iniziare l’autopalpazione bisogna osservare il seno per qualche minuto. Di fronte ad uno specchio, con le braccia lungo i fianchi, bisogna verificare se le mammelle presentano un profilo anomalo, sporgenze, affossamenti, alterazione di colore e forma dei capezzoli. Lo stesso tipo di osservazione va effettuata a braccia alzate.

Dopo l’osservazione si può passare all’autopalpazione. Si parte con un braccio sopra la testa e la mano libera di tastare la mammella a dita tese, per cercare l’eventuale presenza di irregolarità nel tessuto, come indurimenti o inspessimenti, o masse anomale. Lo stesso procedimento deve essere effettuato dalla parte opposta.

In seguito ci si sdraia sul letto, appoggiando la testa e le spalle sul cuscino. Si porta un braccio dietro la testa e, con mano e dita appiattite, si effettua di nuovo la palpazione della mammella con movimenti circolari  dall’esterno fino al capezzolo. Non bisogna dimenticarsi di effettuare la palpazione anche nell’incavo dell’ascella, dove possono presentarsi dei noduli.

Alla fine si deve stringere delicatamente il capezzolo tra l’indice e il pollice, per verificare la presenza di eventuali fuoriuscite di liquidi e, in tal caso, controllarne il colore.

Questo controllo deve diventare un appuntamento regolare da ripetere almeno una volta al mese. Per le donne che hanno ancora il ciclo mestruale è meglio effettuare questo controllo alla fine di questo periodo, quando il seno è più morbido e meno sensibile.

Nel caso in cui si dovessero rilevare delle anomalie come noduli, fuoriuscita di liquidi o infossamenti, bisogna subito rivolgersi al medico. Queste anomalie non vanno sottovalutate ma non bisogna nemmeno allarmarsi subito prima di effettuare tutti i controlli del caso. I medici sottolineano l’importanza  di screening mirati, in particolare per le donne che hanno familiarità con casi di tumore al seno e tumore alle ovaie. Oltre alla mammografia e all’ecografia si possono effettuare test genetici per le mutazioni dei geni BRCA, che sono associati all’insorgenza del 5-10% di casi di tumore al seno e del 15% di tumore alle ovaie2,3.

A cura di: Sorgente Genetica

Fonti
1. airc.it
2. Campeau PM, Foulkes WD, Tischkowitz MD. Hereditary breast cancer: New genetic developments, new therapeutic avenues. Human Genetics 2008; 124(1):31–42
3. Pal T, PermuthWey J, Betts JA, et al. BRCA1 and BRCA2 mutations account for a large proportion of ovarian carcinoma cases. Cancer 2005; 104(12):2807–16

 
     
 

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I consigli utili per affrontare serenamente la prima gravidanza

     
  Screening  
 

La prima gravidanza porta molte paure e molti dubbi in ogni donna. Esistono, però, diversi accorgimenti da adottare in questo periodo per salvaguardare la salute della mamma e del bambino, come seguire uno stile di vita sano ed effettuare i test di screening prenatale non invasivo o, se consigliato dal ginecologo, i test diagnostici invasivi.

Uno dei primi fattori a cui fare attenzione in gravidanza è l’alimentazione. Seguire una dieta sana ed equilibrata permette di assimilare i giusti nutrienti per la crescita del feto e fornire il giusto apporto di energia al fisico della mamma, che durante i nove mesi è sottoposto a molti cambiamenti. Non bisogna però eccedere con le quantità di cibo e di calorie in quanto un aumento eccessivo di peso può favorire l’insorgere di patologie, come il diabete, che possono mettere a rischio la salute della gestante e del feto.

In gravidanza e durante l’allattamento è importante bandire completamente il fumo e l’alcol. Tutto ciò che viene assimilato dall’organismo della mamma arriva al bambino e proprio per questo i ginecologi consigliano di smettere di fumare e di assumere bevande alcoliche, per evitare complicanze anche serie come malformazioni o problemi legati all’apparato respiratorio. Le bevande alcoliche, se assunte in eccesso, possono provocare la sindrome fetale alcolica, disturbo che può portare a seri problemi fisici e mentali. Il fumo porta ad una minore circolazione del sangue verso il feto e può causare un parto prematuro.

Quando si scopre di essere incinte è opportuno effettuare specifici esami del sangue per verificare l’eventuale presenza di infezioni o malattie virali, oltre a stabilire se la gestante è immune a rosolia e toxoplasmosi, malattie che possono diventare pericolose per il feto. Questi esami vengono svolti nell’ambito del percorso di screening prenatale consigliato dal ginecologo.

I farmaci in gravidanza si possono assumere, ma è severamente vietato il fai da te. Bisogna sempre consultare il proprio ginecologo per avere la certezza di quali siano i farmaci che possono contrastare alcuni disturbi senza portare ad effetti collaterali sulla salute del feto. Se la gestante soffre di patologie che la costringono ad assumere quotidianamente medicinali è importante consultare lo specialista per adeguare la terapia e tutelare sia la salute della mamma che quella del bambino.

La familiarità con alcune patologie o l’età della gestante possono influenzare la salute del bambino. Se la donna incinta ha più di 35 anni1 o familiarità con anomalie cromosomiche o genetiche ha più probabilità che il bambino sia affetto da difetti cromosomici. Consultare un ginecologo o uno specialista in genetica è importante per definire quali esami di screening prenatale effettuare per verificare la salute del piccolo.

Una tappa fondamentale della gravidanza è proprio quella degli esami di screening o di diagnosi prenatale. Con gli esami di diagnosi prenatale invasivi, come l’amniocentesi o la villocentesi, è possibile avere risultati diagnostici con un affidabilità del 100% sulla presenza di anomalie nel feto, ma si ha un rischio di aborto dell’1%1.

Tra gli esami di screening prenatale non invasivi, con nessun rischio di aborto e con un’elevata affidabilità nella rilevazione della Sindrome di Down troviamo il test del DNA fetale. Con l’analisi dei frammenti di DNA fetale presenti nel sangue materno si può scoprire l’eventuale presenza di anomalie cromosomiche diffuse, tra cui trisomia 21 e Sindrome di Edwards, rilevate con un’attendibilità del 99,9%2.

Per maggiori informazioni sul test del DNA fetale: www.testprenataleaurora.it

 

A cura di: Aurora Test Prenatale

Fonti:
1. Medicina dell'età prenatale: Prevenzione, diagnosi e terapia dei difetti congeniti e delle principali patologie gravidiche ­ Di Antonio L. Borrelli,Domenico Arduini,Antonio Cardone,Valerio Ventrut
2. Poster Illumina ISPD_2014 Rev A

 

 
     
 

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