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La propoli

     
     
 

Col nome di propoli si indica una serie di sostanze resinose, gommose e balsamiche raccolte dalle api sulle gemme apicali e sui tronchi di alcune piante, ma anche su alcune scorze e incisioni vegetali in fase di ricostituzione. Secondo alcuni studi, la propoli è da annoverarsi tra i “fitocidi”, una categoria di sostanze prodotte dalle piante per mantenere attivi i rapporti di scambio con l’ambiente ( tra piante, animali e uomo), i cui effetti si completano e potenziano, e che adempiono per le piante le stesse funzioni che per l’uomo sono svolte dalle vitamine. Sono cioè sostanze indispensabili alla vita. I fitocidi possono avere funzione stimolante e/o inibente sui processi vitali degli organismi circostanti. Possono uccidere batteri e funghi, avvelenare insetti e vermi, ma anche stimolare una crescita rigogliosa delle piante vicine.

Successivamente alla raccolta, durante il trasporto e dopo l’arrivo nell’arnia, le api elaborano le sostanze acquisite, modificandole sensibilmente, con alcune loro secrezioni,principalmente enzimatiche e salivari con l’aggiunta di cera e polline.

Il nome sembra derivi dal greco: pro (davanti) e polis (città) ovvero davanti alla città. In senso figurato assume il significato di difensore della città. Il nome propoli può essere usato sia al maschile che al femminile. Il prodotto era noto già agli antichi Egizi, che ne conoscevano le proprietà antiputrefattive e lo utilizzavano sia a scopo terapeutico che quale componente indispensabile alla mummificazione. Era noto pure ai Persiani, ai Romani, agli Arabi e agli antichi Incas.

La propoli viene raccolta da un numero piuttosto ristretto di api operaie bottinatrici, le anziani ed esperte api “propolifere”, che raramente svolgono un altro lavoro in seno alla colonia. All’interno dell’alveare poi un altro tipo di ape operaia termina il lavoro iniziato dalle propolifere fino ad ottenere il prodotto definitivo. Inoltre solo l’Apis mellifera raccoglie propoli: in seno a tale specie alcuni tipi di api, in particolare quelle dell’Asia minore e l’ape Sahariensis, hanno una forte tendenza a produrre propoli. L’ape caucasica grigia manifesta un’attività più spiccata di quella italiana, anzi, sembra la più produttiva. Altri tipi di api non ne producono affatto. Tale differenza di comportamento non è ancora stata chiarita.

La raccolta avviene prevalentemente all’approssimarsi dell’autunno, alla fine della melata di nettare. Si ipotizza che la propoli sia l’ultimo prodotto dell’ape. Viene raccolta nelle ore più calde della giornata, quando è più malleabile. Diminuendo la temperatura il prodotto diventa più duro e friabile. Inoltre gli alberi situati in zone ricche di boschi hanno una resa maggiore rispetto a quelli di pianura. Numerosi sono gli alberi che producono la resina cui sono ricoperte le gemme che vengono quindi utilizzate dalle api. Per esempio il  pioppo, la betulla, l’ippocastano, il castagno, la quercia, l’ontano, l’olmo, il salice, il frassino, il susino, il ciliegio, etc.. Tra le piante presenti in ambienti tropicali si menzionano anche le palme.

La propoli si presenta come una sostanza di consistenza e struttura variabile in base alla temperatura. La struttura vitrea, compatta, dura e friabile fino ai 15°C, a temperatura ambiente (20°C) è ancora come una pasta dura alla pressione. Diventa molle, soffice e malleabile intorno ai 60-70°C. Colore, sapore e odore variano notevolmente a seconda dell’origine delle resine.  La propoli è insolubile in acqua, tranne alcuni componenti battericidi che si sciolgono anche in alcol etilico, è parzialmente solubile in acetone, alcol etilico, ammoniaca, benzene,cloroformio,etere,tricoloroetilene.  I solventi più comunemente usati per l’estrazione commerciale sono: etanolo, etere, glicole e acqua.

La propoli non è un composto ben definito,per cui non è identificabile con una formula chimica. Non è un balsamo, bensì una resina composta da numerosissime sostanze diverse. I processi estrattivi rimuovono i materiali inerti e conservano le frazioni attive. E’però necessario prestare molta attenzione alla qualità dei processi estrattivi usati per la purificazione dei campioni, in quanto possono influire sull’efficacia degli stessi.  La grande variabilità della composizione si ripercuote anche sulle attività del prodotto: alcune di esse vengono enfatizzate, mentre altre diminuiscono in rapporto ai vari componenti presenti e alle loro proporzioni. Molteplici fattori intervengono a influenzare la composizione della propoli: stagione e zona di raccolta, periodo del giorno in cui si bottina, fonti vegetali visitate dalle api e quindi piante presenti nei pressi degli apiari, clima, razza delle api. La composizione è anche notevolmente influenzata dalla prevalenza della componente resinosa o cerosa. Per semplicità i principali componenti si possono suddividere in 5 gruppi:

  1. Flavonoidi,acidi ed esteri fenolici 45-55%
  2. Cera di api,ossiacidi e lattoni 25-40%
  3. Sostanze volatili 10% (0,5% di oli essenziali)
  4. Polline 5%
  5. Sostanze organiche e minerali 5-15%

L’osservazione empirica delle proprietà dei costituenti la propoli ci è stata tramandata dagli antichi utilizzatori del prodotto. Le più recenti indagini hanno contribuito a spiegare, oltre che confermare ed aggiungere qualche nuova possibilità, i dati pervenutici nel tempo. La pluralità di azione della propoli prevede essenzialmente un’importante azione antiossidante e antiradicalica. Numerose sperimentazioni hanno evidenziato le seguenti proprietà:

  1. Batteriostatiche e battericide su numerosi ceppi microbici prevalentemente Gram+.
  2. Effetto protettivo sulle infezioni da virus dovuto alla presenza di bioflavonoidi che inattivano il virus inibendo l’enzima che rimuove il rivestimento proteico che li racchiude.
  3. Proprietà antimicotiche. Attiva contro la candidosi in soggetti HIV positivi.
  4. Azione antinfiammatoria con significativa capacità gastroprotettiva e di eradicazione verso l’Helycobacter pilori
  5. Proprietà anestetica molto potente soprattutto in ambito stomatologico
  6. Stimolazione del sistema immunitario: stimola soprattutto il timo
  7. Attività citostatica
  8. Azione antiradioattiva
  9. Azione cicatrizzante e riepitelizzante ( utilizzata anche nelle ustioni e nella psoriasi )

Molto interessante l’osservazione che la propoli non provoca assuefazione.

Verifiche sperimentali hanno dimostrato buoni risultati nella cura delle sindromi cervicali e vertebro-dorsali, dei dolori muscolari, lombaggini e artrite.

Le prove tossicologiche sembrano indicare che la propoli sia praticamente atossica anche a dosi piuttosto elevate e prolungate nel tempo. Si sono però osservate reazioni allergiche cutanee, anche severe, in soggetti predisposti. Occasionalmente può dare secchezza delle fauci, disturbi epigastrici talora associati a dissenteria. Tutti i disturbi citati regrediscono prontamente e scompaiono con la sospensione del trattamento. La tintura di propoli a elevato livello alcolico può dare nausea o provocare vomito se assunta con metronidazolo o disulfiram.

La propoli interagisce anche con alcuni anticoagulanti, antibiotici,antiretrovirali, immunosopressori e agenti per l’osteoporosi.

Si deve usare prudenza nel trattamento di soggetti asmatici, eczematosi o con orticaria.

Chiedere sempre al medico o al farmacista le indicazioni di trattamento e la posologia più adatta.

Dr. Angelo Carli

 
 

 

 
     

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